La società in liquidazione volontaria deve pagare il diritto camerale


La società in liquidazione volontaria è tenuta a pagare il diritto annuale di iscrizione alla Camera di Commercio fino a quando risulta iscritta nel registro imprese. Il suo status non è condizione estintiva della società e non è equiparabile alla procedura di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa (Corte di cassazione – ordinanza 11 giugno 2020, n. 11214).

Il diritto annuale di pagamento alla Camera di Commercio è un diritto di iscrizione, ma precisa anche ogni impresa iscritta o annotata nel registro delle imprese è tenuta al pagamento di tale tributo ed il suddetto obbligo cessa solo nel momento in cui si presenti domanda di cancellazione dal registro stesso.


Il presupposto del pagamento del diritto annuale è l’iscrizione e l’annotazione nel Registro della imprese, indipendentemente dallo stato dell’attività o dalla messa in scioglimento e liquidazione o meno dell’impresa.


Le imprese individuali cessano di essere soggette al pagamento del diritto a partire dall’anno solare successivo a quello in cui è cessata l’attività, sempre che la relativa domanda di cancellazione sia presentata entro il 30 gennaio successivo alla sua data di cessazione.


I giudici della Corte hanno già avuto modo di chiarire che qualora una società a responsabilità limitata non abbia chiesto, dopo l’approvazione ed il deposito del bilancio finale di liquidazione, la cancellazione dal registro delle imprese tramite il suo liquidatore, permane, a carico della prima, l’obbligo di pagamento del suddetto diritto.


La disciplina della cessazione dell’obbligo di pagamento del diritto è strutturata sulla distinzione tra imprese soggette a procedura di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa, imprese individuali, società è altri soggetti collettivi. Per queste ultime è prevista la cessazione dell’obbligo del pagamento del diritto annuale a partire dall’anno solare successivo a quello in cui è stato approvato il bilancio di liquidazione a condizione che la relativa domanda di cancellazione al registro delle imprese sia presentata entro il 30 gennaio successivo all’approvazione del bilancio finale.


L’esenzione si giustifica in quanto sia il fallimento che la liquidazione coatta amministrativa configurano vicende estintive della società, che non sussistono nella società in liquidazione, posto che lo stato di liquidazione resta nella disponibilità dei soci.