Conversione DL Semplificazioni: pari opportunità e inclusione nei contratti pubblici PNRR e PNC

Con 213 voti favorevoli e 33 contrari il Senato della Repubblica ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando definitivamente la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure. La legge di conversione n. 108/2021 è stata pubblicata nella G.U. suppl ord. 30 luglio 2021, n.181.

L’articolo 47 allo scopo di perseguire le finalità relative alle pari opportunità, sia generazionali che di genere, e di promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili, prevede l’adempimento di specifici obblighi, anche assunzionali, nonché l’eventuale assegnazione di un punteggio aggiuntivo all’offerente o al candidato che rispetti determinati requisiti, nell’ambito delle procedure di gara relative agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse di cui ai regolamenti (UE) 2021/240 e 2021/241 e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari (di cui al D.L. 59/2021), finalizzato ad integrare gli interventi del PNRR con risorse nazionali.
Per le aziende pubbliche e private che occupano più di cento dipendenti – che in base alla normativa vigente almeno ogni due anni devono redigere un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile– l’obbligo di presentare copia dell’ultimo rapporto interviene, a pena di esclusione, al momento della presentazione della domanda di partecipazione o dell’offerta.
Gli operatori economici diversi da quelli suddetti e che occupano un numero pari o superiore a quindici dipendenti e inferiore a cento devono presentare alla stazione appaltante, entro sei mesi dalla conclusione del contratto, una relazione di genere sulla situazione del personale maschile e femminile avente contenuto analogo a quello del rapporto biennale che deve essere redatto dalle aziende con oltre cento dipendenti.
Come disposto in sede di conversione, gli operatori economici, appena citati, che occupano un numero pari o superiore a quindici dipendenti e inferiore a cento, sono altresì tenuti a consegnare alla stazione appaltante, entro sei mesi dalla conclusione del contratto, la certificazione che attesta il rispetto delle norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili ed il collocamento obbligatorio, nonché una relazione – trasmessa alle rappresentanze sindacali aziendali – relativa all’assolvimento degli obblighi in materia di collocamento obbligatorio.
In caso di inadempimento del suddetto obbligo si applicano le penali previste dai contratti di appalto commisurate alla gravità della violazione e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto.
E’ disposto inoltre che le stazioni appaltanti inseriscano nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti clausole dirette all’inserimento – come requisiti necessari e come ulteriori requisiti premiali dell’offerta – di criteri volti a promuovere l’inclusione lavorativa delle persone disabili (come specificato in sede di conversione), l’imprenditoria giovanile, la parità di genere e l’assunzione di giovani con età inferiore a trentasei anni e di donne di qualsiasi età. La violazione del suddetto obbligo determina l’applicazione delle penali previste dal contratto di appalto, commisurate alla gravità della violazione e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto.
In sede di conversione, inoltre, modificando il decreto-legge originario, si è prevista la possibilità e non l’obbligo che le modalità e i criteri applicativi delle misure previste dalla disposizione in commento siano definite con linee guida del Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’articolo 47-bis, inserito in sede di conversione, introduce l’obbligo di definire nel rispetto del principio di parità di genere la composizione degli organismi pubblici istituiti dal decreto in esame, nonché delle relative strutture amministrative di supporto. L’obbligo non trova applicazione per quegli organismi che siano composti esclusivamente da membri del Governo e da titolari di altre cariche istituzionali.
All’interno del PNRR, si ricorda, la parità di genere rappresenta comunque una delle tre priorità trasversaliin termini di inclusione sociale per contrastare le molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne, e promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro.
L’articolo 47-ter, inserito in sede di conversione, proroga dal 31 dicembre 2021 al 31 dicembre 2022 il termine a decorrere dal quale scatta l’obbligo, per i titolari di concessioni, già in essere alla data di entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici (19 aprile 2016), di affidare, mediante procedure ad evidenza pubblica, una quota pari all’80% dei contratti di lavori e servizi.
L’articolo 47-quater, inserito in sede di conversione, prevede misure premiali di tutela della concorrenza nei contratti pubblici, a favore delle piccole e medie imprese, relativi agli investimenti previsti nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza e nel Piano nazionale complementare.
L’articolo 48 introduce misure di semplificazioni in materia di affidamento dei contratti pubblici PNRR e PNC, in relazione alle procedure afferenti agli investimenti pubblici finanziati, in tutto o in parte, con le risorse previste dal PNRR e dal PNC e dai programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione europea.
L’articolo 49 introduce modifiche alla disciplina del subappalto, suddivise tra modifiche di immediata vigenza e modifiche con efficacia differita a decorrere dal 1° novembre 2021. In particolare, si innalza, sino al 31 ottobre 2021, la soglia del subappalto dal 40% al 50% dell’importo complessivo del contratto di appalto. Dal 1°novembre 2021 verrà introdotto un nuovo meccanismo in ragione del quale il subappalto sarà possibile solo per le prestazioni individuate dalle Stazioni appaltanti sulla base di valutazioni svolte, anche in collaborazione con le Prefetture, a tutela degli interessi dei lavoratori. Inoltre il contraente principale e il subappaltatore restano responsabili in solido nei confronti della stazione appaltante in relazione alle prestazioni del contratto di subappalto.

Dirigenti Magazzini Generali: accordo 26/7/2021

Firmato il 26/7/2021, tra ASSOLOGISTICA e MANAGERITALIA, l’Accordo di proroga, con modificazioni, del CCNL per i Dirigenti delle Imprese di Logistica, Magazzini Generali, Magazzini Frigoriferi, Terminalisti Portuali, Interportali ed Aereoportuali

Le Parti firmatarie dell’accordo 26/7/2021, hanno inteso prima di tutto prorogare ulteriormente la scadenza del CCNL per i Dirigenti delle imprese di logistica, magazzini generali, magazzini frigoriferi, terminalisti portuali, interportuali ed aereoportuali, sottoscritto il 23/12/2016, al 31/12/2021.

Inoltre, nell’ambito degli incontri avuti per il rinnovo contrattuale, si è giunti alla definizione di importanti innovazioni in materia di welfare contrattuale ma, anche alla constatazione che, a causa del perdurare della situazione di incertezza economica, aggravata dall’insorgere della pandemia Covid-19, i tempi per la definizione di un accordo di rinnovo non sono ancora maturi.
Pertanto, nell’intento di non vanificare il percorso contrattuale fin qui intrapreso e di confermare le modifiche definite in materia di welfare e bilateralità, le Parti hanno concordato quanto segue:

Aggiornamento professionale e outplacement
Il contributo annuo per la formazione da versare al CFMT, trattenuto con decorrenza 1/10/2021 sarà pari a Euro 290,00 a carico del datore di lavoro e a Euro 130,00 a carico del Dirigente. Gli importi sono comprensivi della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale e per l’espletamento delle funzioni aggiuntive attribuite al CFMT in materia di servizi di welfare e politiche attive.
In via transitoria, tali contributi saranno versati al Fondo di previdenza “Mario Negri” con i criteri, le modalità ed i sistemi previsti per i versamenti di pertinenza del Fondo stesso.
È volontà delle Parti che il CFMT possa divenire, in relazione ai propri obiettivi statutari, il principale operatore di riferimento contrattuale per l’evoluzione delle professionalità manageriali delle imprese del terziario. A tal fine le Parti concordano che, a decorrere dall’1/9/2021, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, anche seguita da accordo transattivo o da conciliazione, fatta eccezione delle ipotesi di cessazione per giusta causa, di licenziamento per ragioni disciplinari, di dimissioni volontarie o di risoluzione consensuale, il datore di lavoro corrisponderà al CFMT, un contributo pari ad Euro 2.500,00 per l’attivazione di procedure di outplacement o per l’accesso a programmi di politiche attive finalizzate alla ricollocazione dei dirigenti.

Welfare
Sono assegnate al CFMT competenze di supporto ed organizzative in materia di welfare. Il datore di lavoro può riconoscere ai dirigenti, un importo annuo spendibile in beni e servizi di welfare. Le Parti si impegnano ad incontrarsi entro il mese di novembre 2021 per definire le modalità applicative dei suddetti propositi.

Fondo “Mario Negri”
Il contributo dovuto per ogni dirigente iscritto al Fondo di previdenza complementare è composto da un contributo ordinario ed un contributo integrativo:
– il contributo ordinario è dato dalla somma del contributo a carico del datore di lavoro pari al 12,35% attualmente e al 12,86% a decorrere dall’1/10/2021 e del contributo a carico del dirigente pari all’1% calcolati sulla retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54;
– il contributo integrativo, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, a carico del datore di lavoro, è pari, a decorrere dall’1/1/2020, al 2,19%, a decorrere dall’1/1/2021, al 2,31%, della retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54 e confluisce nel conto generale.

Associazione “Antonio Pastore”
A favore dei dirigenti del settore è previsto un trattamento di previdenza individuale.
Attualmente il contributo a carico del datore di lavoro, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, è fissato in Euro 4.803,05 in ragione d’anno. A decorrere dall’1/10/2021 il contributo a carico del datore di lavoro è fissato in Euro 4.296,45 in ragione d’anno. Il contributo da parte del dirigente è pari a Euro 464,81, sempre in ragione d’anno.

Assistenza sanitaria integrativa Fondo “Mario Besusso”
A decorrere dall’1/10/2021 il contributo per l’assistenza sanitaria, è fissato nelle seguenti misure, riferite ad una retribuzione convenzionale annua di euro 45.940,00:
a) 5,51% a carico del datore di lavoro per ciascun dirigente in servizio;
b) 2,56% a carico del datore di lavoro e a favore della gestione dirigenti pensionati, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze della stessa.
c) 1,87% a carico del dirigente in servizio.

Il contributo va versato con cadenza trimestrale, per tutti i periodi in cui è dovuta la retribuzione, ivi compreso il periodo di preavviso sostituito da indennità.

Decorrenza
Il presente Accordo di proroga decorre dall’1/1/2020, fatte salve le decorrenze particolari previste per singoli istituti, ed avrà vigore fino a tutto il 31/12/2021.

Associazioni di categoria: fase sperimentale di raccolta del dato elettorale

L’art. 3, co. 3, della Convenzione tra INPS, INL – CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL, UIL per l’attività di raccolta, elaborazione e comunicazione del dato associativo, nonché per l’attività di raccolta del dato elettorale e per la sua ponderazione con il dato associativo, prevede che all’esito di ogni rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie nelle aziende che applicano il T.U. sulla Rappresentanza, le relative commissioni elettorali trasmettano al Direttore del competente ITL copia del verbale elettorale dal quale siano desumibili i dati identificativi delle unità operative di riferimento, nonché il risultato delle operazioni elettorali. L’INPS ha perciò elaborato un applicativo web denominato “Raccolta Elezioni RSU” in cui andranno inseriti, a cura degli ITL competenti, i risultati elettorali ottenuti dalle OO.SS. firmatarie o aderenti al T.U., rilevabili dai verbali elettorali depositati. L’avvio della raccolta dei dati sarà preceduto da una fase di sperimentazione limitata solo a due contratti collettivi allo scopo di affinare un modello operativo improntato alla maggiore efficienza e speditezza nel rispetto della più ampia partecipazione dei soggetti sindacali coinvolti nelle consultazioni elettorali (Nota INL n. 5331/2021).

Con apposita Convenzione tra INPS, INL – CONFINDUSTRIA, CGIL, CISL, UIL (siglata in data 19 settembre 2019) è stato rinnovato l’affidamento all’Inps del servizio di raccolta, elaborazione e comunicazione del dato associativo e affidato all’Istituto e all’INL l’attività di raccolta del dato elettorale. All’INPS è inoltre demandata l’attività di ponderazione del dato associativo con il dato elettorale. Tali attività sono finalizzate alla certificazione della rappresentanza delle Organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, secondo quanto stabilito dall’Accordo interconfederale del 28 giugno 2011, dal Protocollo del 31 maggio 2013 e dal Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014, come modificato il 4 luglio 2017.
In particolare, l’art. 3, comma 3, della Convenzione prevede che all’esito di ogni rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie nelle aziende che applicano il Testo Unico sulla Rappresentanza, le relative commissioni elettorali trasmettano al Direttore del competente Ispettorato territoriale del Lavoro copia del verbale elettorale dal quale siano desumibili i dati identificativi delle unità operative di riferimento, nonché il risultato delle operazioni elettorali.
Ciò premesso, l’INPS ha elaborato un applicativo web denominato “Raccolta Elezioni RSU” in cui andranno inseriti, a cura degli ITL competenti, i risultati elettorali ottenuti dalle OO.SS. firmatarie o aderenti al T.U., rilevabili dai verbali elettorali depositati dalle Commissioni.
D’intesa con l’INPS e con i soggetti firmatari della Convenzione, preso atto della Dichiarazione congiunta sottoscritta da Confindustria e CGIL – CISL – UIL in data 14 luglio 2021, si è ritenuto necessario far precedere l’avvio della raccolta dei dati da una fase di sperimentazione limitata solo a due contratti collettivi allo scopo di affinare un modello operativo improntato alla maggiore efficienza e speditezza nel rispetto della più ampia partecipazione dei soggetti sindacali coinvolti nelle consultazioni elettorali. Ciò anche in ragione della programmata implementazione dell’attività di raccolta nelle regioni Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e le province autonome di Trento e Bolzano, nel cui ambito territoriale le funzioni del Comitato dei garanti non sono svolte dall’Ispettorato nazionale del lavoro.

Sperimentazione
La fase di sperimentazione riguarderà i dati delle elezioni delle RSU svoltesi nel triennio 11 dicembre 2018 – 10 dicembre 2021 nelle imprese aventi unità operativa in tutte le regioni ad eccezione delle tre sopra citate, che applicano i seguenti CCNL rientranti nell’area di rappresentanza di Confindustria ed individuati in ragione della loro maggiore diffusione territoriale: Ccnl metalmeccanico. Codice RASI C00001 (Codici contratto 113-114); Ccnl chimico, chimico-farmaceutico, fibre chimiche e dei settori abrasivi, lubrificanti e GPL. Codice RASI C00003 (Codici contratto 035-036-081).

Deposito verbali
A partire dal 1° settembre p.v. le OO.SS. firmatarie della Convenzione o sottoscrittrici dei CCNL sopra individuati depositeranno, per il tramite dei referenti territoriali abilitati o loro delegati, presso il competente Ispettorato territoriale del lavoro, i verbali delle consultazioni elettorali, svoltesi dall’ 11 dicembre 2018, relative alle imprese che applicano i contratti collettivi in questione.
Le OO.SS. di cui sopra avranno cura di trasmettere all’indirizzo INL.comitatogaranti@ispettorato.gov.it entro il 20 agosto 2021, sia i nominativi dei referenti territoriali (unitamente a eventuali delegati già individuati) abilitati al deposito dei verbali, distinti per regione e provincia di appartenenza, sia l’indirizzo email della rispettiva sede sindacale provinciale.
Ricevuti tali nominativi, gli Ispettorati territoriali provvederanno, previe intese con i referenti sindacali della provincia di riferimento, a calendarizzare i depositi dei verbali. L’inserimento dei dati elettorali nell’applicativo web “Raccolta Elezioni RSU” sarà preceduto da un incontro informativo, in videoconferenza entro la prima decade del mese di settembre.

Partecipazione esiti della raccolta
Una volta completato l’inserimento nell’applicativo dei dati elettorali di ciascun CCNL, prima di procedere alla loro validazione, il Direttore di sede provvederà a convocare i referenti delle OO.SS. al fine di rendere noti i dati elettorali complessivi riferiti al CCNL di interesse, nonché i voti conseguiti in relazione a ciascuna consultazione elettorale.

Validazione dei dati elettorali
All’esito della riunione, il Direttore di sede, in qualità di Presidente del Comitato dei garanti, o il suo delegato, procederà alla validazione dei dati elettorali che in tal modo risulteranno definitivamente acquisiti alla procedura telematica.
La fase sperimentale andrà conclusa entro la fine del 2021. Al termine della sperimentazione gli Ispettorati interregionali trasmetteranno relazione delle attività svolte e delle criticità rilevate anche al fine di orientare le modalità di raccolta dei dati a regime.

Elemento promozionale del welfare da luglio per il CCNL Legno e arredamento – Confapi

 

Dal mese di luglio, ai lavoratori della piccola e media industria del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento, e per le industrie boschive e forestali spetta un Elemento promozionale del welfare

Con il verbale di accordo sottoscritto lo scorso maggio, le parti firmatarie, consapevoli dell’importanza della previdenza integrativa, e dato il perdurare della crisi di crescita del fondo, hanno concordato di istituire un elemento promozionale del welfare previdenziale a partire dall’1/7/2021 e fino alla data del 28/2/2023.
Tale elemento è a carico del datore di lavoro ed è pari a un contributo mensile di euro 5 per dodici mensilità, da versare al Fondo Arco per ogni lavoratore in forza alla data dell’1/7/2021 con contratto a tempo indeterminato, secondo le modalità che saranno previste dal Fondo.
Per i lavoratori di prima adesione al Fondo Arco successiva all’1/7/2021 tale contributo è aggiuntivo rispetto a quanto previsto per l’iscrizione ordinaria.
Le Parti si danno atto che sul contributo di cui sopra è dovuta esclusivamente la contribuzione INPS di solidarietà

Studi Professionali: diritto allo studio

Fino al 31 agosto, per i lavoratori dipendenti degli Studi Professionali è possibile richiedere il rimborso delle tasse universitarie e delle attività sportive.

I lavoratori dipendenti degli Studi Professionali, in regola con l’iscrizione e la contribuzione alla bilateralità (Cadiprof ed Ebipro) da almeno sei mesi, possono richiedere:
– fino al 31 agosto del corrente anno, il rimborso delle spese sostenute per il versamento delle tasse universitarie relative all’anno accademico 2020/21;
– fino al 31 agosto del corrente anno, il rimborso delle spese sostenute per l’esercizio di attività sportive, allegando documentazione fiscale emessa nel corso del 2020.
Per entrambi i servizi la prestazione, erogata da Ebipro, è pari al 50% della spesa sostenuta con un limite massimo di 500 euro annue, con facoltà riconosciuta all’iscritto di cumulare nella medesima domanda spese sostenute sia a titolo personale che per i figli a carico.
Ebipro già sostiene il diritto allo studio dei lavoratori attraverso il rimborso al datore di lavoro di parte della retribuzione derivante dalla concessione dei permessi studio.

Classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali: nuovo orientamento giurisprudenziale

In applicazione dell’orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione sancito con la sentenza n. 14257/2019 e consolidatosi, da ultimo, con la sentenza n. 5541/2021, la variazione di classificazione dei datori di lavoro, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente all’effettiva attività svolta, potrà avvenire con effetto retroattivo soltanto in caso di inesatte dichiarazioni del datore di lavoro rese al momento dell’iniziale inquadramento ai sensi dell’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995 (Circolare Inps n. 113/2021).

 

Secondo quanto disposto dall’articolo 3, comma 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i provvedimenti adottati d’ufficio dall’INPS di variazione della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente alla effettiva attività svolta, producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento di variazione, con esclusione dei casi in cui l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro. In caso di variazione disposta a seguito di richiesta dell’azienda, gli effetti del provvedimento decorrono dal periodo di paga in corso alla data della richiesta stessa. Le variazioni di inquadramento adottate con provvedimenti aventi efficacia generale riguardanti intere categorie di datori di lavoro producono effetti, nel rispetto del principio della non retroattività, dalla data fissata dall’INPS.
L’Istituto, con circolare n. 263/1995, ha fornito successive indicazioni in merito, precisando – in tema di retroattività – che: “Il provvedimento di variazione produrrà, al contrario, i suoi effetti sin dalla data dell’inquadramento iniziale nell’ipotesi in cui tale inquadramento sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro: tali sono le notizie, relative all’effettiva attività svolta, fornite dal datore di lavoro all’atto della domanda di iscrizione e sulla cui base l’Istituto emana il provvedimento di classificazione“.
La disposizione legislativa citata è stata, tuttavia, oggetto di un’interpretazione giurisprudenziale non univoca. In particolare, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 13383/2008, accogliendo la tesi difensiva dell’Inps e mutando un precedente orientamento (cfr. sentenza n. 4521/2006), ha statuito il principio di diritto in base al quale in materia di classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali e ai fini dell’applicabilità dell’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995 – che fissa la regola che gli effetti della variazione della classificazione si producono dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento, con la sola eccezione, con conseguente retroattività degli effetti della variazione, dell’ipotesi in cui l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni dal datore di lavoro – l’omessa comunicazione dei mutamenti intervenuti nell’attività svolta dall’azienda, la quale, per effetto delle scelte operate dall’imprenditore, assume caratteristiche tali da comportare una diversa classificazione ai fini previdenziali, è da equiparare all’ipotesi delle dichiarazioni inesatte, giacché, alla stregua della comune “ratio” di assicurare la corrispondenza della classificazione, a fini previdenziali, all’effettiva attività dei datori di lavoro, anche in caso di omessa comunicazione si realizza, sia pure in un momento successivo, una discrasia tra l’effettività della situazione e le dichiarazioni sulle quali la classificazione iniziale era fondata.
La deroga della retroattività degli effetti della variazione in discorso, prevista dal citato articolo 3, può avere luogo, quindi, secondo la suddetta pronuncia, sia in caso di inesatte dichiarazioni sia di omessa comunicazione ad opera del datore di lavoro (in senso conforme, anche Corte di Cassazione n. 8558/2014).

Nuovo orientamento giurisprudenziale
La Corte di Cassazione ha però mutato il proprio orientamento con la sentenza n. 14257/2019 e, da ultimo, con la sentenza n. 5541/202, nella quale, tra l’altro, si afferma che “non si ritiene esistente un contrasto attuale che imponga di rimettere la questione alle Sezioni Unite”, richiamando i seguenti principi:
– l’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995 stabilisce che i provvedimenti di variazione della classificazione dei datori di lavoro producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento o della richiesta dell’interessato;
– la retroattività degli effetti della variazione si determina ogni volta che vi sia stato nel momento iniziale dell’attività un comportamento del datore positivo e volontario tale da determinare un inquadramento errato, qual è l’inoltro di dichiarazioni inesatte;
– la condotta omissiva intervenuta nel corso dell’attività del datore di lavoro trova specifica sanzione nell’articolo 2, primo comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, che prevede l’obbligo dell’impresa di comunicare agli enti previdenziali le variazioni relative all’attività imprenditoriale svolta ed il cui inadempimento non comporta alcuna conseguenza sotto il profilo della decorrenza della variazione di inquadramento.
Secondo la Corte, tale soluzione interpretativa “deve essere preferita, in quanto coerente con la natura eccettiva della deroga all’operatività della classificazione ex nunc, deroga prevista testualmente per il solo caso delle inesattezze nella dichiarazione iniziale e che, dunque, non può essere applicata al di fuori delle ipotesi ivi tassativamente indicate e tipizzate, stante il divieto anche di interpretazione analogica ed estensiva, posto con riferimento alla legge speciale dall’art. 14 preleggi“.

Nuove indicazioni amministrative
A seguito del mutato orientamento giurisprudenziale, la variazione di classificazione dei datori di lavoro, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente all’effettiva attività svolta, potrà avvenire con effetto retroattivo soltanto in caso di inesatte dichiarazioni del datore di lavoro rese al momento dell’iniziale inquadramento ai sensi dell’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995.
Conseguentemente, ai fini della variazione di classificazione dei datori di lavoro, i provvedimenti dell’Istituto successivi alla data del 24 maggio 2019, in ragione del consolidarsi del nuovo orientamento giurisprudenziale, dovranno basarsi sul presupposto che l’omessa comunicazione del datore di lavoro circa i mutamenti dell’attività svolta non potrà essere più equiparata all’inesatta dichiarazione e quindi non potrà più rilevare ai fini dell’adozione di un provvedimento di variazione di classificazione con efficacia retroattiva. La retroattività degli effetti della variazione di classificazione, di cui al comma 8 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995, sussisterà soltanto in caso di inesatte dichiarazioni del datore di lavoro rese esclusivamente in fase di iniziale inquadramento.

Rinnovato il CCNL Tessile abbigliamento – industria

Sottoscritta l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del tessile abbigliamento, scaduto il 31 marzo 2020.

Il testo, che sarà in vigore fino al 31 marzo 2024, interessa oltre 400.000 lavoratori, impiegati in circa 46.000 imprese.
Le Parti hanno convenuto quanto segue:
– la disciplina definita nel Cap.VI del CCNL del 5 luglio 2017 non troverà applicazione per il periodo di vigenza del presente Contratto nazionale;
– pertanto, per il periodo di vigenza del presente contratto 1° aprile 2020—31 marzo 2024, la dinamica dell’E.RN. viene regolata dalle Tabelle di seguito riportate;
– nell’ambito del prossimo rinnovo contrattuale, le Parti definiranno la nuova disciplina dell’E.RN. in base a quanto previsto dall’Accordo Interconfederale del 9 marzo 2018.

livelli

parametri

1 tranche apiile2022

2 tranche gennaio 2023

3 tianche apiile2023

8 127 25,40€ 31,75 € 34,29€
7 120 24,00€ 30,00 € 32,40 €
6 112 22,40 € 28,00€ 30,24€
5 105 21,00€ 26,25 € 28,35 €
4 100 20,00€ 25,00 € 27,00 €
3bis 98 19,60€ 24,50€ 26,46 €
3 96 19,20€ 24,00€ 25,92€
2bis 93 18,60€ 23,25 € 25,11 €
2 91 18,20€ 22,75 € 24,57€
1 72 14,40€ 18,00€ 19,44€

Conseguentemente l’Elemento Retributivo Nazionale -ERN- assumerà i seguenti valori mensili alle scadenze indicate:

Tabella E.R.N. fino al 31 marzo 2022

livello

ERN fino al 31 marzo 2022

ERN da aprile 2022

ERN da gennaio 2023

ERN da aprile 2023

8 2.173,24 € 2.198,64 € 2.230,39 € 2.264,68 €
7 2.049,70 € 2.073,70 € 2.103,70 € 2.136,10 €
6 1.924,49 € 1.946,89 € 1.974,89 € 2.005,13 €
5 1.802,76 € 1.823,76 € 1.850,01 € 1.878,36 €
4 1.714,95 € 1.734,95 € 1.759,95 € 1.786,95 €
3bis 1.675,42 € 1.695,02 € 1.719,52 € 1.745,98 €
3 1.638,13 € 1.657,33 € 1.681,33 € 1.707,25 €
2 bis 1.590,85 € 1.609,45 € 1.632,70 € 1.657,81 €
2 1.556,18 € 1.574,38 € 1.597,13 € 1.621,70 €
1 1.237,20 € 1.251,60 € 1.269,60 € 1.289,04 €

Viaggiatoti e Piazzisti

livello

ERN fino al 31 marzo 2022

ERN da aprile 2022

ERN da gennaio 2023

ERN da aprile 2023

1° cat. 1.852,27 € 1.874,67€ 1.902,67 € 1.932,91 €
2° cat 1.747,47 1.768,47€ 1.794,72€ 1.823,07€

Per le aziende terziste nel mezzogiorno, gli aumenti contrattuali previsti per la generalità dei lavoratori alle scadenze di cui al Punto A entreranno hi vigore alle seguenti scadenze:
– 1° ottobre 2022;
– 1° luglio 2023;
– 1° ottobre 2023
Per quanto riguarda il welfare sanitario la novità è l’attivazione, con decorrenza dal 1° gennaio 2023, di una assicurazione contro la non autosufficienza (LTC) a beneficio di tutti i lavoratori del settore. Tale assicurazione sarà finanziata con un contributo a carico dell’impresa di 2 euro per ogni lavoratore.
È stato concordato l’avvio dell’ente bilaterale di settore finanziato con un contributo una tantum a carico delle imprese di 5 euro per ogni lavoratore dipendente.
In merito al  tema della violenza di genere, le parti confermano l’impegno per il sostegno alle vittime di molestie e di violenza, nonché l’assistenza alle stesse nel processo di reinserimento sia in altre sedi della stessa azienda, se esistenti, che presso altre aziende tramite il sistema associativo di Confindustria. Inoltre, è stata migliorata la normativa sulla tutela delle lavoratrici e lavoratori madri e padri rispetto al divieto di lavoro notturno.
Molto importante l’inserimento di un protocollo contrattuale riguardante la competitività, la legalità e il contrasto al dumping contrattuale, al fine di arginare il fenomeno dei contratti pirata, con l’impegno delle aziende committenti ad inserire nel contratto di commessa l’obbligo dell’applicazione ai lavoratori dei Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale.
Nell’intesa sono migliorati i diritti individuali dei lavoratori, sia in termini di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia, che per quanto riguarda i permessi, le aspettative, e i congedi, con il recepimento della legge Cirinnà, estesi anche alle coppie di fatto.
Inoltre, in merito alle ore prestate in regime di flessibilità dell’orario, sono state elevate da 16 a 32 le ore che potranno essere programmate individualmente.
Infine, è stato definito un protocollo d’intesa sulla bilateralità per la definizione di apposite iniziative congiunte per la diffusione e l’applicazione delle “Linee guida sulla contrattazione aziendale”. Nel protocollo è presente anche la costituzione di un apposito gruppo di lavoro che, anche in conseguenze dell’emergenza sanitaria da Covid-19 nell’organizzazione del lavoro, sviluppi analisi congiunte sullo stato di salute in generale dei lavoratori del settore e individui opportune forme di prevenzione da implementare nelle imprese.

Criteri e modalità per la concessione dell’esonero contributivo a lavoratori autonomi e professionisti

Definiti i criteri e le modalità per la concessione, per l’anno 2021, dell’esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi, nonché dai professionisti iscritti alle gestioni previdenziali dell’Inps e dai professionisti iscritti agli Enti privatizzati (D.M. 17 maggio 2021)

Per l’anno 2021, è spettante un esonero parziale dei contributi previdenziali complessivi, con esclusione dei contributi integrativi e dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo individuale di 3.000,00 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile per ciascun lavoratore autonomo o professionista, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, alle seguenti categorie di lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali entro il 1° gennaio 2021:
a) lavoratori iscritti alle gestioni speciali autonome speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, e lavoratori iscritti alla Gestione separata (art. 2, co. 26, L. n. 335/1995) e che dichiarano redditi da lavoro autonomo (art. 53, co. 1, D.P.R. n. 917/1986). Sono compresi i lavoratori soci di società e i professionisti componenti di studio associato. L’esonero è riconosciuto relativamente alla contribuzione previdenziale dovuta per l’anno di competenza 2021 da versare con le rate o gli acconti con scadenza ordinaria entro il 31 dicembre 2021;
b) professionisti iscritti agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza (D.Lgs. n. 509/1994; D.Lgs. n. 103/1996) relativamente alla contribuzione previdenziale dovuta per l’anno di competenza 2021 da versare con rate o acconti in scadenza nel medesimo anno;
c) medici, infermieri e altri professionisti e operatori sanitari (L. 11 gennaio 2018, n. 3), già collocati in quiescenza, a cui siano stati conferiti incarichi di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa per far fronte all’emergenza epidemiologica da COVID-19. L’esonero è riconosciuto relativamente alla contribuzione previdenziale dovuta per l’anno di competenza 2021 da versare con le rate o gli acconti con scadenza ordinaria entro il 31 dicembre 2021.
Ai fini del riconoscimento dell’esonero, i lavoratori autonomi ed i professionisti devono possedere congiuntamente i seguenti requisiti:
– devono aver subito un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33% rispetto a quelli dell’anno 2019;
– devono aver percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo di lavoro o derivante dall’attività che comporta l’iscrizione alla gestione non superiore a 50.000,00 euro. Per i professionisti iscritti agli Enti privatizzati, il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi o compensi percepiti e i costi inerenti all’attività. Per i soggetti iscritti alle gestioni speciali autonome dell’Inps degli artigiani ed esercenti attività commerciali e alla Gestione separata, il reddito è individuato nel reddito imponibile indicato nel quadro RR sezione I o II della dichiarazione dei redditi Persone fisiche, presentata entro il termine di presentazione dell’istanza di esonero. Per i soggetti iscritti alla gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, il reddito è individuato nei redditi risultanti nella dichiarazione dei redditi Persone fisiche entro il termine di presentazione dell’istanza di esonero, riconducibili alle attività che comportano l’iscrizione alla gestione, compresi i redditi derivanti dalle attività connesse alle attività agricole;
– non devono essere titolari di contratto di lavoro subordinato, con esclusione del contratto di lavoro intermittente senza diritto all’indennità di disponibilità
– non devono essere titolari di pensione diretta, diversa dall’assegno ordinario di invalidità (art. 1, L. n. 222/1984) o da qualsiasi altro emolumento corrisposto dagli enti di previdenza obbligatoria, ad integrazione del reddito a titolo di invalidità, avente natura previdenziale, che risponda alle medesime finalità del citato assegno, comunque esso sia denominato.
Ai soggetti che hanno avviato nel corso del 2020 l’attività che comporta obbligo di iscrizione alle gestioni speciali autonome dell’AGO, alla Gestione separata dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale o agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza non si applicano i requisiti reddituali.
L’esonero deve essere richiesto a un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria ed è concesso nel limite di spesa complessivo di 2.500,00 milioni di euro per l’anno 2021.

A ferragosto permesso retribuito per i dipendenti TIM S.p.A

Con accordo siglato lo scorso marzo, ai dipendenti TIM S.p.A., è stato riconoscito un permesso retribuito per la festività del 15 agosto 2021, cadente di domenica.

In relazione alla festività nazionale del 15/8/2021 cadente di domenica, a tutto il personale TIM S.p.A. è riconosciuto, in luogo del regime economico e normativo di cui all’art. 28 del vigente CCNL TLC.
a. un giorno di permesso retribuito da fruirsi a giornata intera secondo la disciplina di cui al capitolo 1 dell’Accordo del 9/1/2019;
b. 4 ore di permessi retribuiti, da fruirsi secondo la disciplina di cui ai capitoli 3 e 5 dell’Accordo del 9/1/2019, riproporzionati nei confronti del personale con rapporto di lavoro part-time.

Congedo 2021 per genitori in modalità oraria: indicazioni Inps

Si forniscono indicazioni sulla modalità di presentazione delle domande relative al congedo 2021 per genitori, lavoratori dipendenti del settore privato, con figli affetti da SARS CoV-2, in quarantena da contatto o con attività didattica o educativa in presenza sospesa o con centri diurni assistenziali chiusi.

La domanda di “Congedo 2021 per genitori” con fruizione in modalità oraria deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso uno dei seguenti canali, utilizzando la procedura per la presentazione delle domande di congedo parentale a ore ordinario: portale web dell’Istituto, Contact center integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori); tramite i Patronati, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.
Il flusso di acquisizione della domanda di congedo parentale su base oraria è stato integrato con la possibilità di indicare la richiesta di “Congedo 2021 per genitori” in modalità oraria spuntando il ‘SI’ in corrispondenza dell’opzione ‘Richiesta per congedo 2021 per genitori con figli conviventi minori di anni 14 o senza limiti di età per figli con disabilità iscritti in scuole di ogni ordine e grado o a centri diurni assistenziali.
Nella domanda il genitore dichiara:
– il numero di giornate di “Congedo 2021 per genitori” da fruire in modalità oraria;
– il periodo all’interno del quale tali giornate intere di “Congedo 2021 per genitori” sono fruite in modalità oraria.
Il periodo all’interno del quale si intende fruire delle ore “Congedo 2021 per genitori”, nell’intervallo temporale che intercorre dal 13 maggio 2021 al 30 giugno 2021, dovrà essere contenuto all’interno di un mese solare. Pertanto, nel caso in cui il periodo all’interno del quale si intende fruire delle ore di “Congedo 2021 per genitori” sia a cavallo tra il mese di maggio 2021 e il mese di giugno 2021, dovranno essere presentate due domande.
Considerato, infine, che l’indennizzo del “Congedo 2021 per genitori” continua a essere erogato in modalità giornaliera, la fruizione oraria deve comunque essere ricondotta a una giornata intera di congedo. Di conseguenza, se le ore che compongono un giorno di “Congedo 2021 per genitori” sono fruite su più giornate di lavoro, nella domanda che si presenta all’Istituto dovrà essere dichiarato di fruire di un giorno di “Congedo 2021 per genitori” all’interno di un arco temporale di riferimento (dalla data x alla data y) nello stesso mese solare.
Come per il “Congedo 2021 per genitori” a giornata intera – precisa l’Inps – anche nel caso di “Congedo 2021 per genitori” con fruizione in modalità oraria, le domande possono avere ad oggetto periodi di fruizione antecedenti la presentazione delle domande stesse, purché, nello specifico congedo orario, ricadenti all’interno dell’arco temporale previsto dalla norma (dal 13 maggio 2021 al 30 giugno 2021).