Attività di verifica sul reddito e la pensione di cittadinanza

Attività di verifica sul reddito e la pensione di cittadinanza

Ulteriori precisazioni su accertamento nuclei non veritieri e sull’oscuramento della DSU

(INPS – Messaggio n. 001504 del 06/04/2020)

Già precedentemente sono state fornite le prime indicazioni in tema di Reddito e Pensione di cittadinanza, con particolare riferimento alle attività di verifica delle dichiarazioni di responsabilità presenti in domanda.
A fronte delle domande di Rdc/Pdc presentate e delle casistiche esaminate dalle Sedi, sono pervenute, sin dai primi mesi di erogazione della prestazione, numerose segnalazioni relative alla composizione del nucleo familiare ovvero alla presenza di più dichiarazioni per lo stesso nucleo, presentate tramite CAF ovvero con Pin del cittadino, in pari data o in date successive.
Il fenomeno relativo alla composizione del nucleo familiare ISEE, nell’ambito delle istruttorie che sono state, di volta in volta, condotte dalle Sedi, è stato quasi sempre oggetto di preliminare verifica con i Comuni competenti, volta ad accertare la composizione effettiva del nucleo familiare dichiarato.
A tal riguardo, si ricorda che il nucleo familiare del richiedente è costituito dai componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (DSU), fatte, tuttavia, salve le regole precipue per la composizione dei nuclei valide ai soli fini ISEE, per effetto delle quali i nuclei non sono sempre corrispondenti a quelli risultanti dallo stato di famiglia (es. genitore non coniugato e non convivente, soggetti in convivenza anagrafica, nucleo cd. “ristretto”, Isee cd. “università”, ecc.).
A valle degli accertamenti svolti dalle Sedi si è ravvisata l’opportunità di un monitoraggio del fenomeno da parte dalla Direzione centrale, con correlato coinvolgimento dei CAF cui sono state indirizzate le opportune richieste di chiarimento in relazione ai dati contenuti nella DSU.
Successivamente al rilascio dell’attestazione, il CAF, in nome e per conto dell’utente, potrà formulare all’INPS richiesta di mero oscuramento della DSU, la quale non sarà cancellata dal sistema informativo dell’ISEE, ma resa non visibile.
La richiesta di oscuramento formulata dall’utente (corredata dalla apposita documentazione di supporto: ovvero mandato al Caf sottoscritto dal dichiarante, copia di un valido documento di identità del dichiarante, dichiarazione sottoscritta dal dichiarante di non aver utilizzato la DSU al fine di ottenere una prestazione agevolata), comporta che la DSU non è più accessibile da parte dell’ente erogatore laddove questi consulti la banca dati ISEE.
Tuttavia, ciò non scongiura del tutto il rischio di erogazione di una prestazione indebita da parte degli enti erogatori, atteso che il richiedente la prestazione stessa può anche produrre – agli enti medesimi – l’attestazione in modalità “cartacea”.
In merito ai dati presenti nella DSU, va ricordato che salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni. L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio è punita con la reclusione da uno a tre anni.
Quando l’amministrazione erogante accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento dell’istanza ovvero l’omessa successiva comunicazione di qualsiasi intervenuta variazione del reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare dell’istante, la stessa amministrazione dispone l’immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva. A seguito della revoca, il beneficiario e’ tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito.
Sempre in tale prospettiva, si prevede che nei casi di dichiarazioni mendaci, ivi incluse quelle relative ad ISEE e di conseguente accertato illegittimo godimento della prestazione, siano gli stessi Comuni, l’INPS, l’Agenzia delle entrate, l’Ispettorato nazionale del Lavoro (l’INL) – preposti ai controlli e alle verifiche in materia – a trasmettere, entro dieci giorni dall’accertamento, alla competente autorità giudiziaria la documentazione completa del fascicolo oggetto della verifica.
Ancora, si prevede, altresì, che i comuni sono responsabili delle verifiche e dei controlli anagrafici, attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai fini ISEE con quelle disponibili presso gli Uffici anagrafici e quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra informazione utile per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci al fine del riconoscimento del Rdc”.
In sostanza, il sistema sanzionatorio approntato dal legislatore, per evitare che si usufruisca del reddito di cittadinanza pur non avendone i requisiti, sembra chiaramente finalizzato a prevenire e reprimere fenomeni che scaturiscono dalle omissioni o false dichiarazioni, pur non prevedendo che la DSU mendace possa essere oscurata “d’ufficio”, fa salve, evidentemente, le risultanze di un eventuale accertamento sulla stessa DSU, effettuato dagli organi competenti, in sede di verifica della prestazione ovvero innanzi al giudice nelle fattispecie più gravi qualificate come reato.
A conferma di un siffatto quadro interpretativo, si prevede che nel caso di rilevate omissioni o difformità il soggetto richiedente la prestazione può comunque richiedere la prestazione mediante l’attestazione relativa alla dichiarazione presentata recante le omissioni o le difformità, fatto salvo il diritto degli enti erogatori di richiedere idonea documentazione atta a dimostrare la completezza e la veridicità dei dati indicati nella dichiarazione.
Per completezza di esposizione, in ordine alle attività di controllo, è opportuno rammentare che è garantita alla Guardia di Finanza l’accesso al sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), di cui fa parte anche il sistema informativo dell’ISEE.
Per quanto sopra esposto, è stato ritenuto opportuno con il messaggio in oggetto precisare che le Strutture INPS che abbiano verificato od a cui sia stato segnalato – da parte dei sopra indicati enti ed organi preposti ai controlli in materia – la falsità della composizione del nucleo autodichiarato, devono attivarsi con gli strumenti giuridici attualmente previsti (revoca/decadenza) in seno alla disciplina delle prestazioni associate ad ISEE, nel contempo provvedendo ad interessare la Procura della Repubblica, per le valutazioni di competenza.
Inoltre, pur restando esclusa la possibilità di un oscuramento d’ufficio della DSU, in ragione della esigenza di assicurare la effettiva funzionalità dei controlli previsti in materia, nonché di garantire efficacia e efficienza all’azione della pubblica amministrazione e, segnatamente, la legittimità delle prestazioni dalla stessa erogate, le Sedi, in caso di discordanza tra quanto dichiarato dal cittadino e quanto rilevato negli archivi comunali riguardo alla composizione del nucleo familiare, devono segnalare la discordanza accertata.
Tale segnalazione può essere effettuata dall’operatore di sede nel portale intranet “ISEE 2015 – Intranet per le sedi” tramite la funzionalità: Segnalazioni discordanze nucleo familiare accessibile dal menù Servizi
Nella pagina la sede confermerà la discordanza impostando la seguente segnalazione tramite la seguente dicitura: “Si segnala, per i controlli di competenza degli enti erogatori, che da un controllo sulla DSU, sono emerse possibili discordanze riguardo la composizione del nucleo familiare”.
Il menù Servizi del portale ISEE Intranet sarà disponibile solo al nuovo profilo autorizzativo Operatore di Sede Avanzato del sistema IDM entro il 20 aprile p.v..
Le predette indicazioni dovranno essere osservate anche con riferimento alle DSU già segnalate alla competente Area manageriale, ove risultino ancora visibili nella banca dati ISEE.

Emergenza Covid-19: Comunicato CNCE 6/4/2020

– La CNCE con comunicato del 6/4/2020 fornisce indicazioni alla Casse Edili in ordine alla validità del Durc, nell’ambito della situazione dell’emergenza Covid-19

La Cnce, facendo seguito alla Comunicazione precedente n. 700/2020 con la quale ha comunicato che, a fronte delle indicazioni dell’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, il Durc rientra nell’alveo dell’art. 103 del DL n. 18/2020 (Cura Italia) e che, pertanto, tutti i Durc in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020″, anche alla luce delle istruzioni fornite da ultimo dagli Istituti previdenziali, in accordo con lo stesso Ministero del Lavoro e dalle parti sociali nazionali, con il presente Comunicato, intende precisare ulteriormente quanto segue:

Tutti i Durc in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020 hanno una validità prorogata al 15 giugno 2020.

Le istruttorie in corso e in scadenza in questi giorni riguardanti una nuova richiesta a fronte di un Durc (fattispecie COVID 19) scaduto nell’intervallo di tempo di cui sopra (31 gennaio 2020 – 15 aprile 2020), potranno essere esitate, con tutte le verifiche del caso da parte della Cassa come di consueto e ponendo la stessa in atto tutte le azioni volte al recupero dei crediti in ottemperanza alle disposizioni contrattuali in merito. I portali Inps e Inail daranno modo, comunque, al richiedente di recuperare il Durc scaduto e con validità prorogata al 15 giugno 2020
Pertanto, la CNCE richiede alle Casse di perseverare nell’azione di monitoraggio e di recupero della regolarità secondo le norme contrattuali, in ossequio anche alle disposizioni attualmente in vigore e fermo restando quanto previsto dalle parti sociali per far fronte all’emergenza (cfr. Accordo Parti Sociali 23 marzo 2020).
Per tutte le nuove richieste di Durc, pervenute dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020) al 15 aprile 2020 compreso (fattispecie COVID 19 EXTRA), da parte di soggetti non in possesso di un documento in scadenza nell’intervallo citato (31 gennaio 2020 – 15 aprile 2020) e per le quali deve avviarsi un’istruttoria per mancata regolarità, queste dovranno considerarsi, in base alle seguenti indicazioni:
“Da una lettura dell’art. 103 del DL Cura Italia orientata al principio di uguaglianza tra soggetti che nello stesso periodo si trovino nelle medesime situazioni determinate da eventi eccezionali ed imprevedibili, tutte le verifiche della regolarità contributiva devono essere effettuate assumendo gli stessi criteri e, pertanto, per le nuove richieste di Durc pervenute nell’intervallo suddetto (17 marzo 2020 – 15 aprile 2020), anche in ottemperanza ai meccanismi di verifica dettati dalla normativa sul Durc (art. 3, DM 30 gennaio 2015), le Casse dovranno considerare la posizione di regolarità dell’impresa con riferimento ai pagamenti scaduti al 31 agosto 2019. Tutti i Durc rientranti in questa fattispecie, richiesti nell’arco temporale ut supra esposto, indipendentemente dalla data di istruzione della richiesta non possono e non devono avere una validità diversa da quella stabilita per il 15 Giugno 2020.”

Stante la portata di tale interpretazione, evidentemente rischiosa per il sistema nel suo complesso, la CNCE invita le Casse a seguire pedissequamente tutte le regole previste dalle parti sociali e dalla contrattazione nazionale, raccomandando in particolare una puntuale verifica rispetto agli eventuali contenziosi in corso fra la Cassa e l’impresa richiedente il Durc (COVID 19 EXTRA).
In tal senso si chiede alle Casse di segnalare tempestivamente alla CNCE tutte le fattispecie che rientrano in tale ultima casistica, al fine di creare una banca dati specifica, per garantire alla Commissione nazionale di svolgere un monitoraggio costante.
La Commissione, anche per il tramite delle parti sociali, sta predisponendo tutte le azioni opportune con gli altri istituti previdenziali e con il Ministero del Lavoro volte a garantire il ritorno alla normalità nelle verifiche scaduto il periodo emergenziale e, pertanto, ad oggi, per ciò che riguarda le richieste di Durc, a partire dal 16 aprile prossimo.
A partire da tale data, infatti, riprenderanno ad applicarsi, per le richieste di Durc, le normali regole dettate dalla normativa in materia, fermo restando le previsioni della parti sociali in merito per il periodo emergenziale o, comunque le ulteriori eventuali disposizioni che si comunicheranno in maniera tempestiva.

Nuova diaria per inabilità temporanea da Covid-19 negli Studi Professionali

L’Ente Bilaterale per gli Studi Professionali ha previsto una diaria per inabilità temporanea da Covid-19 a favore di tutti i Professionisti iscritti colpiti da Coronavirus.

In questo periodo di grande emergenza sanitaria, Gestione Professionisti estende le tutele a tutti i Professionisti iscritti colpiti da Coronavirus.
La garanzia “Diaria per inabilità temporanea”, in favore dei titolari sia di formula Base sia di formula Premium, interviene anche nei seguenti casi:
1.per ricovero medico causato da Coronavirus COVID-19;
2.per isolamento domiciliare a seguito di positività al virus.

La copertura prevede una diaria giornaliera di € 50 per un massimo di 10 giorni all’anno per ciascun titolare.
Qualora il titolare non abbia già usufruito nell’anno della garanzia Diaria per inabilità temporanea a seguito di infortunio o altra malattia. Ai fini dell’estensione di garanzia è previsto un sottolimite specifico pari ad 1 milione di euro e restano fermi gli attuali meccanismi di erogazione della diaria previsti nel contratto di polizza stipulato tra Ebipro e UniSalute, così come indicati nella Guida completa coperture e prestazioni presente nella sezione Gestione Professionisti del sito www.ebipro.it
Coloro che non siano ancora titolari di copertura, possono acquistare, dopo la registrazione a BeProf dalla sezione CATALOGO, la Copertura Base a 48 € all’anno o la Copertura Premium a 72 € all’anno o la copertura Infortuni & Welfare Avvocati a 70 € all’anno: l’estensione è già inclusa.
Per usufruire della copertura è necessario il referto del tampone che attesti la positività al virus COVID-19, rilasciato dalle Autorità competenti su conferma del Ministero della Salute e/o dell’Istituto Superiore di Sanità.
Per effettuare la richiesta della diaria bisogna scaricare e compilare la domanda (editabile) presente nella sezione Gestione Professionisti del sito www.ebipro.it (Coperture volontarie e modulistica – Modulo richiesta Diaria Inabilità Temporanea) e inviare seguendo i canali indicati nella medesima sezione.

Accordo sulla gestione di ferie e permessi per i dipendenti Rai

Firmato  un accordo sulla gestione delle ferie e permessi per i dipendenti a tempo indeterminato della Rai – Radiotelevisione Italiana S.p.A.

La Rai-Radiotelevisione Italiana S.p.A. garantendo la piena retribuzione ai dipendenti del gruppo, si impegna, fino alla data del 30 giugno 2020, senza attivare ulteriori misure previste dalle norme emergenziali, ad utilizzare il personale interessato dal ridimensionamento dell’attività produttiva, al fine di ridurre il numero di giornate di FAP (assenza produzione):
– nelle “squadre di emergenza” poste a presidio delle attività di servizio pubblico nei Centri di Produzione e a Produzione News;
– in altre attività attraverso temporanei mutamenti di mansione nell’ambito di profili professionali affini (a parità di livello di inquadramento come disciplinato dal vigente CCL);
– in attività lavorativa con modalità agile, compatibilmente con le mansioni svolte;
– in attività formative, anche nella modalità a distanza. Per quest’ultima modalità si fa eccezione per le materie di salute e sicurezza per le quali rimane fondamentale la formazione in presenza.
Entro il 31/10/2020, tutti i lavoratori a t. i. in forza al 4/4/2020, disciplinati dal CCNL per quadri, impiegati ed operai, dovranno fruire del 25% della somma dei giorni arretrati di ferie e dei recuperi dei mancati riposi e mancati festivi, eccedenti le 20 giornate di franchigia stabilita tra le parti, maturati alla data del 31/12/2019.
I giorni donati e quelli ceduti, al 4/4/2020, alla “Banca del Tempo Solidale”, costituita per l’emergenza sanitaria anche al fine di preservare, in questa fase, la spettanza di ferie dell’anno, verranno computati nella percentuale di smaltimento previsto come giornate fruite.
Potranno beneficiare di ferie e mancati riposi/festivi ceduti solo coloro che al 31/12/2019, avevano un numero complessivo tra ferie e mancati riposi/mancati festivi arretrati non superiore a 20 giorni.

Emergenza Coronavirus – Abi e Enti Locali firmano accordo quadro

Sottoscritto il 6/4/2020, tra l’Associazione Bancaria Italiana – ABI e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI, l’Unione Province d’Italia – UPI, l’Accordo quadro per la sospensione per un anno della quota capitale dei mutui dei Comuni e delle Province

L’accordo quadro firmato il 6/4/2020, nasce dall’intento di consentire agli Enti locali di disporre di liquidità aggiuntiva per sostenere la riduzione delle entrate e le maggiori spese conseguenti agli effetti indotti dalla diffusione del COVID-19.

Pertanto le Parti convengono quanto segue:
Oggetto
L’Accordo definisce le linee guida sulla base delle quali le banche aderenti potranno procedere alla sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei mutui, in scadenza nell’anno 2020, erogati in favore degli Enti Locali.
Enti beneficiari
Possono richiedere la sospensione gli Enti Locali che al momento di presentazione della domanda, non devono essere sottoposti a procedure di scioglimento conseguenti a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare.
Non possono accedere alla sospensione gli Enti locali morosi oppure in dissesto privi di ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato di cui all’articolo 261 del TUEL deliberato al momento della presentazione della domanda.
Finanziamenti oggetto di sospensione
I finanziamenti oggetto di Sospensione devono avere le seguenti caratteristiche:
– stipulati secondo la forma tecnica del mutuo;
– intestati agli Enti Locali con oneri di rimborso interamente a proprio carico;
– il soggetto debitore e il soggetto beneficiario devono essere coincidenti;
– non devono essere stati concessi in base a leggi speciali;
– devono essere in corso di ammortamento;
– non devono presentare rate scadute e non pagate da oltre 90 giorni al momento di presentazione della domanda.
Condizioni e modalità di sospensione
La sospensione ha per oggetto il pagamento della quota capitale delle rate dei mutui in essere in scadenza nel 2020, per un periodo 12 mesi., al termine del quale, la banca estende la durata del piano di ammortamento originario di 12 mesi. La scadenza del mutuo a seguito della sospensione non può comunque superare i 30 anni.
La delegazione di pagamento viene prorogata per la stessa durata del periodo di sospensione.
Gli interessi maturati nel periodo di Sospensione sono corrisposti alla banca alle scadenze contrattualmente previste.
Il tasso di interesse al quale viene realizzata l’operazione di Sospensione è quello originariamente previsto nel contratto.

Presentazione delle domande
Le domande di sospensione devono pervenire alle banche aderenti entro il 15/5/2020, utilizzando l’eventuale modulo predisposto dalle singole banche.
Le banche si impegnano a fornire una risposta di norma entro 30 giorni dalla presentazione della domanda o delle informazioni aggiuntive eventualmente richieste dalle stesse. Si auspica che, al fine di assicurare massima tempestività nella risposta, si accelerino le procedure di risposta.

Dipendenti pubblici: Protocollo sulla sicurezza per l’emergenza sanitaria da “COVID-19”

 

Firmato il Protocollo di accordo per la prevenzione e la sicurezza dei dipendenti pubblici in ordine all’emergenza sanitaria da “Covid-19”

Le parti ritengono fondamentale promuovere orientamenti comuni e condivisi per agevolare tutte le amministrazioni pubbliche, nell’estesa adozione di modalità organizzative di lavoro agile e piani di sicurezza anti-contagio, mettendo in sicurezza gli ambienti di lavoro e di accesso al pubblico e contestualmente garantire la continuità dei servizi e i livelli retributivi dei pubblici dipendenti che li prestano.
In particolare le parti convengono:
1. sulla opportunità, per il periodo di emergenza, che le amministrazioni promuovano modalità di comunicazione e confronto con le rappresentanze sindacali al fine di condividere informazioni e azioni volte a contemperare la necessità di tutela del personale e dell’utenza, con quella di garantire l’erogazione di servizi pubblici essenziali e indifferibili;
2. sulla necessità di rimodulazione dell’organizzazione del lavoro e degli uffici che consenta di ridurre la presenza del personale e dell’utenza: a tal fine le attività delle pubbliche amministrazioni sono ordinariamente svolte con modalità di lavoro agile; le amministrazioni prevedono piani di turnazione o rotazione dei dipendenti che non incidano sugli aspetti retributivi; stabiliscono orari di ingresso e uscita scaglionati dei dipendenti e dell’eventuale utenza in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni;
3. sulla necessità di garantire, ai fini della prosecuzione dell’attività amministrativa, le più opportune condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro in cui le attività debbono essere svolte in presenza del personale;
4. che, laddove la capacità organizzativa delle amministrazioni e la natura della prestazione da erogare lo permetta, anche le attività e i servizi indifferibili sono il più possibile uniformemente resi da remoto, in modalità di lavoro agile o attraverso servizi informatici o telefonici e, laddove non possibile, l’erogazione di servizi al pubblico sia svolta con appuntamenti cadenzati in sede prevedendo che il personale, per adempiere alle proprie attività lavorative, sia dotato di adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale) previsti dalla normativa e secondo le disposizioni delle competenti autorità in relazione alla specificità dei comparti e delle attività stesse, e che, nell’ambito della autonomia organizzativa, siano implementate azioni di sicurezza, anche di misura analoga a quelle riportate dal Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro;
5. che, in linea con quanto recato dalla richiamata circolare n. 2/2020, qualora non sia possibile ricorrere alle forme di lavoro agile, le amministrazioni, fermo restando l’eventuale ricorso alle ferie pregresse maturate fino al 31 dicembre 2019, ai congedi o ad analoghi istituti qualora previsti dai CCNL vigenti, nonché, ove richiesto dai dipendenti, dei congedi parentali straordinari previsti a garanzia delle cure genitoriali da prestare, possono ricorrere, nelle modalità previste dai vigenti CCNL, al collocamento in attività di formazione in remoto utilizzando pacchetti formativi individuati dal datore di lavoro.
6. relazione alla fruizione dei permessi retribuiti legge n. 104/1992 e alla fruizione cumulata degli stessi, laddove il lavoratore sia titolare di altro permesso 104 per assistere un secondo familiare, anche gli ulteriori 12 giorni sono  cumulabili quindi nella misura di 24 giorni complessivi aggiunti ai 6 di permesso mensili già riconosciuti in tal caso;
7. sull’importanza di contingentare l’accesso agli spazi comuni, mense, aree di attesa, con la previsione di una ventilazione o aerazione continua dei locali stessi, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra le persone che li occupano;

8. sulla necessità di assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di attesa dell’utenza;
9. sull’esigenza di procedere, laddove si verifichi un caso di positività al COVID-19 di un dipendente o di eventuale cittadino/utente che ha avuto recente accesso agli spazi di un’amministrazione, alla chiusura della stessa amministrazione per almeno 24 ore ai fini dello svolgimento delle operazioni di pulizia e sanificazione dei locali interessati;

10. sulla garanzia, in caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura o al pervenire di sintomi riconducibili al COVID-19, alla riservatezza e alla dignità del lavoratore interessato dalla misura preventiva.

Stati Generali dei Consulenti del Lavoro: criticità nella gestione della fase emergenziale

Con la mozione finale “Per l’Italia contro le inefficienze del sistema” degli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro tenutisi il 1° aprile 2020, la Categoria ha denunciato l’inadeguatezza delle disposizioni e delle procedure sinora adottate per contrastare la crisi lavoristica scaturita dalla pandemia da Coronavirus.

Mozione Finale
“PER L’ITALIA CONTRO LE INEFFICIENZE DEL SISTEMA”
Gli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro, riuniti in videoconferenza in data 1° aprile 2020

PRESO ATTO

– della gravissima situazione in cui versa il Paese a causa dell’emergenza Covid-19, i cui risvolti economico-sociali devono ancora apparire in tutta la loro gravità;
– della delicatissima situazione personale in cui versano imprenditori e lavoratori, angosciati da difficoltà finanziarie ed economiche, nonché dall’incertezza del futuro;
– dell’incredibile ritardo con cui le Regioni stanno procedendo alla predisposizione degli strumenti per l’erogazione degli ammortizzatori in deroga;
– dello stato di estrema difficoltà in cui si trovano gli studi dei Consulenti del Lavoro, su cui grava l’onere di adempimenti burocratici oltremodo complessi e inadeguati a soddisfare le urgenti aspettative emergenziali;
– dell’impossibilità di utilizzare i canali telematici Inps per l’inoltro delle pratiche, a causa del concomitante accesso di numerosi soggetti per la richiesta di sussidi e indennità, nonché del blocco del sito conseguente ad attacchi hacker;

DENUNCIANO

l’inadeguatezza delle disposizioni sinora adottate per la gestione della fase emergenziale.
In particolare, sottolineano la totale sottovalutazione delle urgenti necessità finanziarie ed economiche di aziende, lavoratori e professionisti che si è concretizzata:
– nella mancata previsione di un sostegno finanziario diretto alle PMI, che ha comportato enormi difficoltà gestionali oltre che disagio sociale diffuso nelle centinaia di migliaia di aziende che hanno sospeso la loro attività;
– nella mancata previsione di un rinvio generalizzato di scadenze e di adempimenti fiscali e contributivi, segno dell’evidente disinteresse verso chi rappresenta il tessuto produttivo del Paese;
– nella mancata previsione di uno strumento straordinario di Ammortizzatore Sociale Unico, cosi come proposto dai Consulenti del Lavoro, a fronte di una situazione di altrettanto straordinaria emergenza;
– nella mancata semplificazione delle procedure di ricorso agli ammortizzatori sociali, che sta comportando per i Consulenti del Lavoro un sovraccarico di adempimenti, reso ancora più gravoso dalla presenza di richieste sindacali irricevibili;
– nell’annuncio della liquidazione delle pratiche e del pagamento degli importi maturati per ammortizzatori sociali per il 15 aprile p.v., senza tenere in considerazione i contenuti del decreto legge n. 18/2020 che, confermando le procedure ordinarie, non crea le condizioni necessarie per l’erogazione degli importi nei termini previsti;
– nella concentrazione sull’Inps della gestione dell’intero sistema di misure a sostegno di cittadini e imprenditori, con ciò creando un carico amministrativo insostenibile per l’Ente, sotto il profilo organizzativo e informatico. Altresì,

DENUNCIANO

– le aggressioni nei confronti di Consulenti del Lavoro da parte di cittadini esasperati.

CHIEDONO

Considerate tali criticità e limitazioni operative, per poter fornire il proprio contributo al sistema Paese e a tutti i cittadini italiani,
– di eliminare dalle procedure di richiesta di strumenti di integrazione salariale qualsiasi tipo di accordo o informativa sindacale, perché la chiusura delle aziende per Covid-19 non va motivata;
– di prevedere il silenzio-assenso per l’approvazione delle istanze presentate per richiedere strumenti di integrazione salariale, in modo da snellire l’iter di approvazione delle domande e la conseguente liquidazione delle somme in tempi brevi;
– di convocare immediatamente la Conferenza Stato-Regioni per recepire medesime modalità di accoglimento delle citate istanze in tutte le Regioni;
– di prevedere un piano straordinario di investimenti in economia reale e di finanziamenti in favore delle PMI per creare i presupposti di una ripartenza dell’economia italiana;
– di insediare a cura del Governo una task force di specialisti, tra cui i Consulenti del Lavoro, che elabori sin da ora un piano di interventi strategici per ridurre gli effetti negativi che le misure restrittive adottate avranno sul Pil italiano;
– di ascoltare le categorie professionali nella fase di predisposizione dei prossimi interventi legislativi, in modo da utilizzare competenze esperienze e razionalità proprie dei liberi professionisti;
– di garantire l’incolumità personale e la sicurezza dei Consulenti del Lavoro, impegnati senza sosta nelle procedure di richiesta delle integrazioni salariali, anch’essi vittime delle inefficienze del sistema e non responsabili dei ritardi e dei disguidi dello stesso.

Piano Socio Economico della Regione Campania: sostegno ai lavoratori e alle fasce più deboli

La Regione Campania ha definito il Piano Socio Economico della Regione Campania contro la crisi, stanziando oltre 604 milioni. Tra le misure principali: contributo alle famiglie con disabili; pensioni al minimo portate a 1.000 euro per due mesi; contributi per famiglie con figli al di sotto dei 15 anni; contributo di 2.000 euro alle imprese commerciali, artigiane e industriali; bonus per i professionisti e lavoratori autonomi; bonus per le aziende agricole e delle pesca; 30 milioni per il comparto del turismo.

Ecco le misure più rilevanti contenute nel piano socio economico della Regione Campania.

Sostegno straordinario a favore dei pensionati titolari di pensioni sociali e di assegni sociali
Nei mesi di maggio e di giugno prossimi, a tutti i pensionati che percepiscono dall’INPS un importo mensile inferiore a 1.000 euro la Regione Campania erogherà un contributo tale da garantire i 1.000 euro al mese. Poiché l’importo medio mensile erogato dall’INPS a questi soggetti è pari a 497 euro, la Regione coprirà mediamente i restanti 503 euro. Il contributo potrà essere utilizzato per le seguenti spese:
– servizi di assistenza socio – sanitaria domiciliare;
– servizi a domicilio per la consegna della spesa alimentare, l’acquisto medicinali;
– commissioni varie;
– acquisto di strumenti informatici o tecnologie per favorirne l’autonomia;
-acquisto di dispositivi igienico sanitari di protezione individuale.

Bonus rivolti alle persone con disabilità
La misura può essere rivolta, in primo luogo, ai bambini con disabilità (anche autistica) in età scolare ed eventualmente essere estesa ai disabili non gravi con ISEE basso.
La platea di destinatari dovrà essere definita sulla base degli elenchi che verranno forniti dalle ASL. Si prevede un bonus di circa € 600 per beneficiario.

Recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari
E’ prevista la redistribuzione in favore delle persone in stato di indigenza o di grave disagio sociale nei Comuni che ne faranno richiesta.

Sostegno per il diritto allo studio
La Regione prevedemisure di sostegno agli studenti scuola superiore e università per lo svolgimento della didattica a distanza (anche attraverso il contributo acquisto di personal computer, etc.). previste altresì misure di sostegno straordinario/una tantuma favore di studenti fuori sede per mancata fruizione degli alloggi per emergenza epidemiologica Covid-19.

Famiglie con figli al di sotto di 15 anni
Interventi da indirizzare alle famiglie residenti in Campania per l’accudimento dei figli al di sotto dei quindici anni, durante il periodo di sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole.
Un primo contributo viene erogato, per le famiglie in cui entrambi i genitori sono lavoratori, per le spese relative a servizi di babysitting e assistenza domiciliare per la didattica a distanza, materiali e supporti informatici per l’accesso a piattaforme di formazione a distanza, servizi di connettività, materiali ed attrezzature per la didattica.
Il contributo è assegnato ed erogato alle famiglie fino ad un importo massimo di € 500,00 a prescindere dal numero di figli, come di seguito specificato:
a. €. 500,00 per ogni nucleo con ISEE fino a €. 20.000,00 (compresi);
b. €. 300,00 per ogni nucleo con ISEE fino a €. 35.000,00 (compresi).
Un secondo contributo viene destinato alle famiglie per l’acquisto di attrezzature, strumenti informatici ed altri supporti per l’accesso ai servizi didattici e socio-educativi.
Per i destinatari un contributo, di un valore medio di € 400 (per famiglia) come di seguito specificato:
– €. 500,00 per ogni nucleo con ISEE fino a €. 20.000,00 (compresi);
– €. 300,00 per ogni nucleo con ISEE fino a €. 35.000,00 (compresi).

Bonus a microimprese a fondo perduto
Alle microimprese (imprese artigiane, commerciali o industriali con meno di 10 addetti e fino a 2 milioni di euro di fatturato) che rientrano nei settori colpiti dall’attuale crisi economico finanziaria viene erogato nel mese di aprile un contributo una tantum di 2.000 euro. Tale misura viene attuata anche mediante la collaborazione istituzionale del sistema delle Camere di Commercio e dei Dottori Commercialisti.

Bonus professionisti/lavoratori autonomi
Ai professionisti/lavoratori autonomi (che hanno fatturato meno di 35mila euro nel 2019 e che autocertifichino una riduzione delle attività nei primi 3 mesi del 2020) viene erogato nel mese di maggio di un assegno individuale una tantumdi 1.000 euro ad integrazione di quello già riconosciuto con il DL 18/2020 (Cura Italia). Tale misura viene attuata anche mediante la collaborazione istituzionale dell’INPS e delle Casse di previdenza degli ordini professionali.

Bonus imprese agricole e della pesca
Il bonus è previsto per le imprese agricole e della pesca, in particolare del florovivaismo, dell’ortofrutta, della zootecnia (bufalini, bovini, ovi caprino), della pesca e dell’acquacoltura. I requisiti che devono possedere le imprese sono:
– per le imprese agricole essere coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti all’INPS;
– per la pesca essere pescatori autonomi o imprese iscritte nel registro delle imprese tenuto dalle Capitanerie di porto, iscritti all’INPS;
– per l’acquacoltura essere imprese agricole iscritte all’INPS.
Ciascuna azienda, come sopra individuata, interessata dalla crisi determinata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, riceve un contributo di 1.500 euro per le aziende che hanno fino a 5 dipendenti e di 2.000 euro per le aziende che hanno più di 5 dipendenti.

Sostegno ai lavoratori stagionali impiegati in attività alberghiere ed extra alberghiere
Tale sostegno è erogato direttamente dall’INPS attraverso le proprie banche dati. Secondo i dati forniti da Federalberghi Campania, la platea degli aventi diritto è di circa 25.000 lavoratoriper un importo di 300 euro mensiliciascuno per 4 mensilità.

Previsti infine contributi sull’affitto per gli affittuari del patrimonio privato e sul pagamento delle rate di mutuo per acquisto prima casa.

Decreto “Cura Italia”: le faq della Fondazione Studi CdL

Alla luce di quanto previsto dal D.L. n. 18/2020 e dalle ultime indicazioni Inps, gli esperti della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro rispondono alle domande avanzate in questi giorni dagli addetti ai lavori in tema di ammortizzatori sociali, licenziamenti, versamenti tributari e previdenziali, smart working.

In collaborazione con Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro

1) IN CASO DI APPLICAZIONE CCNL STIPULATI CON SINDACATI MINORITARI O DI DUBBIA RAPPRESENTATIVITÀ VANNO CONTATTATI LO STESSO QUELLI FIRMATARI?
I soggetti sindacali da coinvolgere sono le rappresentanze sindacali aziendali o la rappresentanza sindacale unitaria, ove esistenti, nonché le articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

2) PER I QUESITI SOPRA ESPOSTI CI SONO DIFFERENZE TRA AZIENDE ASSOCIATE ALLE ORGANIZZAZIONI FIRMATARIE DEL CCNL E QUELLE CHE APPLICANO LA SOLA PARTE NORMATIVA E RETRIBUTIVA?
I soggetti sindacali da coinvolgere sono le rappresentanze sindacali aziendali o la rappresentanza sindacale unitaria, ove esistenti, nonché le articolazioni territoriali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale indipendentemente dall’affiliazione o meno al sindacato datoriale e dall’applicazione della parte obbligatoria, normativa o retributiva del CCNL.

3) PAGAMENTO DIRETTO: PROCEDURE DIVERSE TRA CIGO E CIGD?
Il pagamento delle prestazioni avviene come segue:
– CIGO: conguaglio oppure pagamento. L’Inps con il msg. n. 1287 del 20 marzo 2020 ha precisato che “sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa”;
– assegno ordinario: conguaglio o pagamento diretto a richiesta del datore di lavoro;
– CIG in deroga: unicamente pagamento diretto.

4) RELATIVAMENTE ALLA CASSA INTEGRAZIONE: UN ENTE STRUMENTALE DELLA REGIONE PUÒ CHIEDERLA?
La domanda è posta in termini generici. Al fine di verificare la pertinenza del singolo ammortizzatore sarà necessario verificare l’inquadramento previdenziale INPS. Nel caso l’azienda sia tra quelle rientranti nel CSC industria (art. 10 D.Lgs. n. 148/2015) potrà erogare la CIGO mentre, ove rientri nel FIS, potrà erogare l’assegno ordinario. Altrimenti sarà destinataria della CIG in deroga se rientrante tra i datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

5) NORMALMENTE LE DOMANDE CIG DI QUALSIASI TIPO CHIEDONO, GIUSTAMENTE UN INIZIO MA ANCHE UNA FINE. IN QUESTO CASO COME SI PUÒ PREVEDERE UNA COSA SIMILE IN QUESTO CASO? SE SI PREVEDE MALE SI PUÒ EFFETTUARE UNA VARIAZIONE?
Deve essere effettuata una richiesta iniziale che potrà poi essere prorogata. Salvo diverse interpretazioni della prassi, possono anche essere effettuate più richieste per periodi frazionati rientranti tra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020.

6) PER UN’AZIENDA DEL SETTORE COMMERCIO CON PIÙ DI 50 DIPENDENTI (CIRCA 350) DISLOCATI SU PIÙ REGIONI (MARCHE, ABRUZZO, EMILIA ROMAGNA, UMBRIA E MOLISE) CHE NON VERSA IL FIS MA IL CONTRIBUTO CIGS QUALE AMMORTIZZATORE DEVE ESSER ATTIVATO?
Rispetto al tenore normativo sembrerebbe che un’azienda del genere fosse esclusa da tutte le tutele. Essa non sarebbe infatti priva in assoluto di tutele, come prevede invece la norma, avendo diritto alla CIGS. Si rende quindi necessari un chiarimento o una modifica normativa. Una risposta favorevole, volta ad interpretare la volontà del legislatore, potrebbe essere tuttavia intercettata dalla lettura della Relazione Tecnica all’art. 22 del D.L. n. 18/2020 secondo la quale la Cassa integrazione in deroga sarebbe assicurata per “i lavoratori dipendenti non agricoli e agricoli (OTD) non assicurati per CIGO e non tutelati da Fondi di solidarietà categoriali”. In questa logica vi rientrerebbero anche i datori di lavoro rientranti nel solo campo della CIGS. Per altro verso, un primo conforto per l’applicabilità della CIG in deroga ai datori di lavoro soggetti alla CIGS è tratto dal messaggio Inps n. 1287/2020 e confermato dalla circ. n. 47/2020.

7) COME PROCEDERE CON I LICENZIAMENTI SUCCESSIVI ALLA DATA DEL 23 FEBBRAIO 2020 DEI DIPENDENTI DELLE AZIENDE EDILI A SEGUITO DI FINE LAVORI NEI CANTIERI?
Se i licenziamenti sono “successivi al 23 febbraio 2020” ma perfezionati prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 18/2020 (17 marzo 2020), sono efficaci e non incorrono nella sospensione disposta dall’art. 46 del “Cura Italia”. In caso contrario sarebbero impediti dal divieto della loro disposizione ai sensi dell’art. 3 della L. n. 604/66, cui fa riferimento la norma in esame. Questa seconda eventualità costituisce l’esempio più eclatante dei dubbi di costituzionalità sollevati rispetto alla formulazione, fin troppo ampia, dell’art. 46 del D.L. n. 18/2020. Ove disposti i licenziamenti sarebbero nulli perché contrari alla legge. Legge che però nell’eventuale contenzioso, dovrebbe confrontarsi con il vaglio della Corte costituzionale, nell’ambito del necessario compendio tra gli artt. 41 e 32 Cost. alla luce dell’art. 2 della stessa Costituzione.

8) QUANDO DEVONO ESSERE PAGATI I MODELLI F24 IN SCADENZA AL 16 MARZO 2020?
Con riguardo ai versamenti tributari e previdenziali il decreto “Cura Italia” agli artt. 60, 61 e 62 introduce diverse disposizioni. L’art. 60 del predetto decreto ha previsto la rimessione in termini per i versamenti effettuati da tutti i contribuenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, in scadenza il 16 marzo 2020. Tali versamenti possono essere effettuati entro il 20 marzo 2020. L’art. 61, al fine di sostenere i settori più colpiti dall’emergenza epidemiologica estende le sospensioni di cui all’art. 8, c. 1, D.L. 2 marzo 2020, n. 9 ai soggetti elencati al comma 2 del medesimo articolo 61. L’Agenzia delle Entrate con le risoluzioni del 18 marzo 2020, n. 12 e del 21 marzo 2020, n. 14 ha indicato i codici ATECO riferibili alle attività economiche individuate dal predetto articolo 8, c. 1, D.L. n. 9/2020 e dall’art. 61, c. 2, lettere da a) a r) del decreto “Cura Italia”.
Le predette sospensioni, che vanno dal 2 marzo 2020 al 30 aprile 2020, riguardano i termini relativi a:
a) i versamenti delle ritenute alla fonte, di cui agli articoli 23 e 24 del d.P.R. n. 600/1973 che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;
b) gli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.
I versamenti sospesi devono essere effettuati in unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o fino a 5 rate mensili di pari importo a decorrere da maggio 2020 senza applicazione di sanzioni e interessi.
L’articolo 62, c. 2 prevede una sospensione dei versamenti da autoliquidazione che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020, per i soggetti con i seguenti tre requisiti:
– esercenti attività d’impresa, arte o professione;
– con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato;
– con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge “Cura Italia” (17 marzo 2020).
Le sospensioni dei versamenti riguardano:
a) le ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del d.P.R. n. 600/73 e alle trattenute relative all’addizionali, che i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;

b) IVA;

c) contributi previdenziali e assistenziali, e ai premi per l’assicurazione obbligatoria.
I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o fino a 5 rate mensili di pari importo a decorrere da maggio 2020 senza applicazione di sanzioni e interessi.
Infine, con riferimento alla sospensione di adempimenti e versamenti relativi anche alla quota contributi a carico del lavoratore trattenuta dal sostituto d’imposta, si segnala l’interpretazione fornita da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con approfondimento del 20 marzo 2020 confermata dall’Inps con il comunicato stampa del 21 marzo 2020 e con il successivo messaggio n. 1373/20.

9) ALCUNI COLLEGHI HANNO PRATICANTI IN SMART WORKING. È CONSENTITO?
Il regolamento sul tirocinio obbligatorio per l’accesso alla professione di Consulente del Lavoro è stato approvato dal Consiglio Nazionale con Delibera n. 327 del 23 ottobre 2014, con parere favorevole del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 3 ottobre 2014, previa intesa con il Ministero della Giustizia. All’art. 2 del citato regolamento sono stabilite la modalità di svolgimento, ma nulla è precisato in merito allo smart working. Pertanto, in ragione di tale motivazione e dell’emergenza sanitaria da Covid- 19, si ritiene necessaria una specifica disposizione del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

10) ABBIAMO ACQUISITO UN’AZIENDA CHE HA IN CORSO UNO STAGE CON UNA RAGAZZA CHE ERA STATO ATTIVATO DALLA FONDAZIONE CONSULENTI PER IL LAVORO, ORA DOBBIAMO CESSARE LO STAGE E NOI NON SIAMO ABILITATI A FARE QUESTA PRATICA. COME DOBBIAMO MUOVERCI? LA DATA DI CESSAZIONE È IL 17/03/2020.
Il Consulente del Lavoro delegato della Fondazione Consulenti per il Lavoro, di seguito delegato, ha facoltà di attivare tirocini extracurriculari, come quello oggetto del quesito, presentando una domanda, attraverso apposita procedura informatica FLLab, per tutte le Regioni in cui la Fondazione Lavoro può promuovere i tirocini extracurriculari, attraverso il Sistema informativo della Fondazione Lavoro stessa.
Tra i vari compiti del delegato, oltre a quello di avvio, rientrano anche quelli di gestione e monitoraggio del tirocinio. A tal proposito è bene rammentare che il delegato che attiva il tirocinio riveste il ruolo di tutor del soggetto promotore, ovvero designa un collaboratore/dipendete dello studio o altro Consulente del Lavoro e si impegna ad osservare il Regolamento e gli indirizzi adottati dalla Fondazione. All’avvio del tirocinio, il Delegato è tenuto a svolgere le attività di tutoraggio, deve monitorare l’andamento del percorso e comunicare eventuali variazioni, sospensioni e richieste di proroga secondo le procedure adottate.
Ne discende, dunque, che tra i vari compiti del delegato vi sia quello di comunicare alla Fondazione la conclusione del tirocinio. Si consiglia pertanto di effettuare la comunicazione obbligatoria di cessazione e di comunicare al delegato l’avvenuta conclusione del tirocinio. Sarà infatti suo onere, depositare i documenti richiesti, sul portale FLLab, dalla Fondazione Consulenti per il Lavoro.
Qualora non fosse possibile contattare il delegato, si consiglia di rivolgersi direttamente alla Fondazione Consulenti per il Lavoro.

SMS-Day per i collaboratori sportivi

Dal 7 aprile 2020 dalle ore 14.00 sarà attiva la piattaforma informatica per l’invio della domanda per l’indennità Covid19 di 600,00 euro per i collaboratori sportivi. Il sistema prevede la richiesta di un ticket di prenotazione inviando il proprio codice fiscale con un sms al numero che sarà reso disponibile all’apertura della piattaforma. (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Decreto 06 aprile 2020)

L’articolo 96 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, ha previsto un’indennità per il mese di marzo 2020, pari a 600,00 euro anche per i collaboratori sportivi iscritti presso federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive dilettantistiche, di cui all’art. 67, comma 1, lettera m), del d.p.r.22 dicembre 1986, n. 917, già in essere alla data del 23/2/2020, di cui all’art. 27 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 e ancora pendenti alla data di entrate in vigore dello stesso decreto.
L’indennità non è cumulabile con le altre indennità di 600,00 euro erogate dall’INPS e dalle altre casse previdenziali di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 44 del decreto-legge n. 18 del 2020 tantomeno a coloro che nel mese di marzo 2020 hanno usufruito del reddito di cittadinanza. Sono esclusi dal diritto i collaboratori sportivi percettori di redditi da lavoro autonomo di cui all’articolo 53 del d.P.R. n. 917 del 1986, di redditi da lavoro dipendente e assimilati di cui agli articoli 49 e 50 del d.P.R. n. 917 del 1986, nonché redditi da pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati.
Le risorse sono prioritariamente destinate ai collaboratori sportivi che, nell’anno 2019, non hanno percepito compensi superiori complessivamente a 10.000,00 euro. Le ulteriori richieste saranno evase nei limiti delle eventuali risorse residue.
La domanda dovrà essere compilata esclusivamente attraverso la piattaforma informatica che sarà attiva dalle ore 14:00 di martedì 7 aprile sul sito di Sport e Salute.
La procedura prevede tre fasi:
1) la prenotazione: per prenotarsi è necessario inviare un SMS con il proprio Codice Fiscale al numero che sarà disponibile da martedì 7 aprile su www.sportesalute.eu. Dopo aver inviato l’SMS, si riceverà un codice di prenotazione e l’indicazione del giorno e della fascia oraria in cui sarà possibile compilare la domanda sulla piattaforma;

2) l’accreditamento: per accreditarsi è necessario disporre di un proprio indirizzo mail, del proprio Codice Fiscale e del codice di prenotazione ricevuto a seguito dell’invio dell’SMS;
3) la compilazione e l’invio della domanda: subito dopo l’accreditamento, sarà possibile accedere alla piattaforma, compilare la domanda, allegare i documenti e procedere con l’invio.
La domanda dovrà contenere i seguenti elementi essenziali:
a) dati anagrafici, tra cui: nome e cognome, codice fiscale, residenza, recapiti di posta elettronica e telefonici;
b) dati relativi alla collaborazione sportiva, tra cui: parti, decorrenza, durata, compenso e tipologia della prestazione;
c) IBAN dell’avente diritto;
d) assenso al trattamento dei dati personali in conformità alla normativa vigente e secondo l’apposita informativa pubblicata nella piattaforma informatica di cui all’articolo 5 del presente decreto;
e) autocertificazione di preesistenza del rapporto di collaborazione alla data del 23 febbraio 2020 e pendente alla data di entrata in vigore del DL 18 del 2020, di sussistenza del requisito di cui all’articolo 3 del presente decreto in merito al non percepimento di altro reddito da lavoro per il mese di marzo 2020, nonché di non essere già percettore delle prestazioni o delle indennità previste dagli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38 e 44 del decreto-legge n.18 del 2020, né del reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge n. 4 del 2019. 3.
f) copia fronte-retro di un documento di riconoscimento valido dell’avente diritto;
g) copia del contratto di collaborazione, o della lettera di incarico;
h) solo in assenza dei documenti di cui alla lettera g), copia della quietanza relativa all’avvenuto pagamento del compenso per il mese di febbraio 2020.