Bibite alla spina: arrivano gli incentivi alla vendita

Contributi economici per gli esercizi di vicinato e medie strutture di vendita che si attrezzano per incentivare il consumo di prodotti sfusi o alla spina (art. 7, D.L. n. 111/2019).

Al fine di ridurre la produzione di rifiuti e contenere gli effetti climalteranti, agli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura, che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti alimentari e detergenti, sfusi o alla spina, è riconosciuto, in via sperimentale, un contributo economico a fondo perduto pari alla spesa sostenuta e documentata per un importo massimo di euro 5.000 ciascuno, corrisposto secondo l’ordine di presentazione delle domande ammissibili, nel limite complessivo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, sino ad esaurimento delle predette risorse e a condizione che il contenitore offerto dall’esercente non sia monouso.

Entro due mesi saranno definite le modalità per l’ottenimento del contributo nonché per la verifica dello svolgimento dell’attività di vendita per un periodo minimo di tre anni a pena di revoca del medesimo contributo.

Cessione del credito per detrazione interventi di riqualificazione energetica

L’Agenzia delle entrate con la risposta 15 ottobre 2019, n. 415 ha affermato che il collegamento necessario ai fini della cedibilità del credito va individuato nel “rapporto che ha dato origine alla detrazione”, ciò allo scopo di evitare che le cessioni dei crediti in argomento si trasformino, di fatto, in strumenti finanziari negoziabili con il rischio di una riclassificazione degli stessi e conseguenti impatti negativi sui saldi di finanza pubblica.

A decorrere dal 1° gennaio 2017, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali che interessino l’involucro dell’edificio, con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo, nonché per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media, i condòmini possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione (pari, rispettivamente, al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con facoltà di successiva cessione del credito.
A decorrere dal 1° gennaio 2018, la possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione spettante per tutti gli interventi di riqualificazione energetica è stata estesa anche ad altri edifici, ivi compresi quelli effettuati sulle singole unità immobiliari.
In ordine ai soggetti a favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito per “soggetti privati” cessionari devono intendersi i soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione.
La detrazione potrà essere ceduta, a titolo esemplificativo, nel caso di interventi condominiali, nei confronti degli altri soggetti titolari delle detrazioni spettanti per i medesimi interventi condominiali ovvero, più in generale, nel caso in cui i lavori vengano effettuati da soggetti societari appartenenti a un gruppo, nei confronti delle altre società del gruppo ad esclusione, tuttavia, per i soggetti diversi dai cd. no tax area, degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.
Nel caso di lavori effettuati da un’impresa appartenente a un Consorzio oppure a una Rete di imprese, il credito corrispondente alla detrazione può essere ceduto anche agli altri consorziati o retisti, anche se non hanno eseguito i lavori, o direttamente al Consorzio o alla Rete.
Nel caso in cui il fornitore del servizio si avvalga di un sub-appaltatore per eseguire l’opera, la cessione del credito può essere effettuata anche a favore di quest’ultimo o, ancora, a favore del soggetto che ha fornito i materiali necessari per eseguire l’opera, trattandosi comunque di soggetti che presentano un collegamento con l’intervento e, quindi, con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.
In sintesi, il collegamento necessario ai fini della cedibilità del credito va individuato nel “rapporto che ha dato origine alla detrazione”, ciò allo scopo di evitare che le cessioni dei crediti in argomento si trasformino, di fatto, in strumenti finanziari negoziabili con il rischio di una riclassificazione degli stessi e conseguenti impatti negativi sui saldi di finanza pubblica.
Nell’ipotesi di soci ai quali la società ha imputato per trasparenza la detrazione derivante dalle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica non possono questi cedere alla società il credito corrispondente alla suddetta detrazione in quanto tale facoltà non è disciplinata dalla previsione normativa in argomento.
Laddove, dunque, venisse consentita tale possibilità di retrocedere il credito all’originario titolare della detrazione si realizzerebbe l’effetto di permettere al beneficiario stesso di optare, in alternativa alla detrazione, per la fruizione di un corrispondente credito d’imposta, facoltà non prevista dalla norma.

Agevolazioni per investimenti in “start up innovative” senza maggiorazione 2019

Con la Risposta all’interpello n. 410 dell’11 ottobre 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in assenza dell’autorizzazione della Commissione Europea, non è possibile applicare le maggiorazioni delle agevolazioni fiscali previste per il 2019 in relazione agli investimenti in start up innovative.

Al fine di incentivare gli investimenti in start up innovative, regolarmente iscritte nella relativa sezione speciale del Registro delle Imprese, a partire dal 1° gennaio 2017, sono riconosciuti determinati benefici fiscali ai soggetti che investono nel capitale sociale di tali società, sia direttamente sia indirettamente tramite organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) o altre società che investono prevalentemente nelle predette start up innovative.
Gli incentivi fiscali consistono:
– per le persone fisiche, in una detrazione dall’imposta sul reddito (IRPEF) pari al 30 per cento dell’ammontare investito, per un conferimento massimo di 1 milione di euro;
– per le società di capitali, in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini IRES pari al 30 per cento dell’investimento, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.
Per il solo anno 2019, tale agevolazioni fiscali sono state rafforzate, incrementando le aliquote:
– dal 30 al 40 per cento per i soggetti IRPEF e IRES che investono in start up innovative;
– dal 30 al 50 per cento per i soggetti IRES, diversi da start up innovative, che effettuano investimenti finalizzati all’acquisizione dell’intero capitale sociale di start up innovative, a condizione che sia mantenuto per almeno 3 anni.
L’applicazione delle maggiorazioni previste per il 2019, tuttavia, sono subordinate all’autorizzazione della Commissione Europea.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che allo stato attuale, non essendo intervenuta l’autorizzazione della Commissione europea, non sussistono le condizioni per poter dare applicazione alle agevolazioni maggiorate per l’anno 2019. Pertanto, restano applicabili nella misura e alle condizioni previste in origine.
La situazione non consente, altresì, la formulazione di un parere da parte dell’Agenzia delle Entrate riguardo all’ambito applicativo dei predetti benefici fiscali.

Rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per attesa asilo soggetto a imposta di bollo

Il Ministero dell’interno ha confermato l’obbligo di apporre la marca da bollo di € 16,00 per le istanze di rilascio del permesso di soggiorno per attesa asilo (Ministero Interno – circolare n. 12693/2019).

A fronte delle numerosi richieste di chiarimenti in ordine all’esigibilità dell’imposta di bollo per la presentazione della richiesta di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno per richiesta asilo, che, come noto, viene rilasciato al richiedente la protezione internazionale, il Ministero dell’Interno ha ribadito la cogenza del principio di carattere generale che impone l’obbligo del bollo per tutte le istanze dirette alla Pubblica amministrazione, nella misura di Euro 16,00, ivi comprese le istanze presentate per l’ottenimento di un provvedimento di riconoscimento dello status di rifugiato o di quello di protezione sussidiaria, la cui ricevuta attestante la presentazione costituisce permesso di soggiorno provvisorio.

Visto di conformità: esonero

L’Agenzia delle entrate con la risposta 11 ottobre 2019, n. 411 ribadisce che il visto di conformità non è apposto su singole voci della dichiarazione ma in relazione alla totalità dei dati esposti nel modello dal quale emerge il credito che si intende utilizzare in compensazione “orizzontale” oltre le soglie normativamente fissate.

Se successivamente allo scomputo delle ritenute dalle imposte dovute dal singolo socio, associato o partecipante si determina un’eccedenza di IRPEF a credito, qualora la stessa sia utilizzata in compensazione, è necessario richiedere l’apposizione del visto di conformità e ciò a prescindere dal fatto che la società, l’associazione o l’impresa non sia tenuta all’apposizione del visto di conformità in relazione alla propria dichiarazione (perché beneficia, ad esempio, di una clausola normativa di esonero).
Nel caso esaminato dall’Aministrazione finanziara, l’istante fa presente di essere socio di una società artigiana che per il periodo d’imposta 2018, ha conseguito un punteggio pari a 8,56 a seguito dell’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (c.d. ISA) e che beneficia, tra l’altro, dell’esonero dall’apposizione del visto di conformità ” per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’imposta sul valore aggiunto e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive”. Poiché la suddetta società gli trasferisce un credito da indicare nel quadro RH del proprio modello REDDITI PF 2019, l’istante chiede di conoscere se sia tenuto ad apporre su quest’ultimo il visto di conformità qualora intenda compensare l’eccedenza IRPEF 2018.
Per il Fisco, in virtù di quanto sopra esposto, l’istante è tenuto a richiedere il visto di conformità relativamente al modello REDDITI PF 2019 se, scomputate le ritenute dall’imposta netta sul proprio reddito complessivo, emerga un credito IRPEF che lo stesso intende compensare “orizzontalmente” per un importo superiore a 5.000 euro annui.

Carta carburante ai dipendenti per rifornimenti personali: certificazione corrispettivi

La procedura cd. “netting” per i rifornimenti di carburante tramite un’apposita “carta aziendale” può essere adoperata anche nei confronti dei dipendenti del gruppo societario per uso personale. In tal caso, il datore di lavoro addebita i corrispettivi relativi ai rifornimenti nel cedolino paga, annotandoli in un registro dei corrispettivi appositamente istituito oppure tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica al Fisco (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 412 del 2019)

La pratica commerciale cosiddetta di “netting” consiste nella stipula di un contratto di somministrazione fra il gestore (distributore di carburante) e la propria compagnia petrolifera per i rifornimenti di carburante effettuati dal gestore direttamente all’utente, il quale utilizza per il pagamento apposite “carte aziendali”; i rifornimenti sono fatturati al medesimo utente del veicolo rifornito dalla compagnia petrolifera alla quale il gestore provvede a rifatturare l’operazione effettuata nei confronti del cliente.
Generalmente, tale pratica commerciale è caratterizzata dal coinvolgimento, a diverso titolo, di soggetti passivi IVA.
È possibile, tuttavia, attivare legittimamente la medesima procedura nei confronti di dipendenti del proprio gruppo societario che:
– ne facciano richiesta, attraverso la sottoscrizione di un apposito contratto di somministrazione di carburanti, per l’utilizzo personale al di fuori dell’esercizio di imprese, arti e professioni (nei rapporti c.d. “business to consumer”, B2C);
– rilascino alle rispettive società di appartenenza apposita autorizzazione a trattenere dal cedolino paga i corrispettivi dovuti per i rifornimenti di carburante effettuati con l’utilizzo della carta aziendale (importi che le società di appartenenza, ove diverse dalla titolare del contratto, riversano alla stessa).
In tal caso, tenuto conto dell’attuale normativa, ai fini della certificazione delle cessioni di carburante occorre distinguere il rapporto gestore / azienda (datore di lavoro) da quello azienda (datore di lavoro) / dipendenti.
Nel primo (gestore / azienda), i rifornimenti effettuati ai dipendenti attraverso l’utilizzo della “carta carburante” devono essere annotati dal gestore dell’impianto nel registro IVA dei corrispettivi e, quindi, documentati con fattura elettronica tramite SdI nei confronti dell’azienda, osservando le regole generali riguardo ai tempi e alle modalità di emissione della fatture. In particolare, è ammessa l’emissione della fattura da parte dell’azienda (datore di lavoro) o da un terzo per conto del gestore dell’impianto.
Nel secondo (azienda / dipendenti) l’azienda annota nel registro IVA dei corrispettivi gli importi relativi ai carburanti per autotrazione somministrati ai dipendenti del gruppo societario (in alternativa, non essendo previsto l’obbligo in base alla normativa attuale, è possibile optare volontariamente per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, facendo venir meno gli obblighi di annotazione nel predetto registro IVA). Ai fini dell’esigibilità dell’IVA, l’annotazione dei corrispettivi deve essere fatta con la stessa data valuta della trattenuta a carico dei propri dipendenti o del riversamento da parte delle società del gruppo relativamente ai dipendenti di queste ultime.

Cabine per il lido agevolate con superammortamento

Via libera dell’Agenzia delle Entrate all’applicazione del superammortamento in relazione all’acquisto di cabine in legno amovibili per l’allestimento stagionale dello stabilimento balneare (Risposta a interpello 09 ottobre 2019, n. 404)

IL CASO

La società, titolare di attività stagionale di stabilimento balneare, ha acquistato nel 2018 cabine balneari in legno, costituite con tetto tipo a capanna, senza pavimentazione, con ferramenta di montaggio inox e serratura porta con chiave, che al termine di ogni stagione balneare rimuove in regione della licenza stagionale (cabine balneari amovibili).
Si chiede se il tipo di investimento possa fruire dell’agevolazione cd. “superammortamento”.

PARERE DEL FISCO

Al fine di incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi da parte di imprese e professionisti è stata introdotta l’agevolazione cd. “superammortamento”, che consente di maggiorare il costo di acquisizione dei beni acquistati, ai fini delle imposte sui redditi e con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing che concorrono alla formazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo.
In particolare per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi effettuati dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 o, a certe condizioni, entro il 30 giugno 2019 si applica la maggiorazione del 30 per cento.
Il beneficio, dunque, è riconosciuto in relazione agli investimenti in beni:
– materiali;
– nuovi;
– caratterizzati da strumentalità rispetto all’attività esercitata dall’impresa beneficiaria.

In ogni caso sono esclusi dall’agevolazione gli investimenti in:
– beni materiali strumentali per i quali sono previsti coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento;
– fabbricati e costruzioni;
– autoveicoli e motoveicoli (dal 1° gennaio 2017).

Nel caso oggetto di interpello gli investimenti rispondono senza dubbio al requisito della strumentalità rispetto all’attività e, sulla base dei coefficienti di ammortamento applicabili (Gruppo XVII – Industrie dell’energia elettrica del gas e dell’acqua – Specie 4a della tabella allegata al D.M. 31 dicembre 1988):
– per gli stabilimenti in muratura si applica la percentuale di ammortamento del 6%;
– per gli stabilimenti in muratura si applica la percentuale di ammortamento del 20%.
In conclusione, qualora le cabine non siano annoverabili, a tutti gli effetti, tra le “costruzioni” e proprio in considerazione di ciò non siano considerate nella determinazione della stima catastale attribuita allo stabilimento balneare, ferma restando la sussistenza degli altri requisiti, deve ritenersi fruibile l’agevolazione “superammortamento”.

Adozioni internazionali: se c’è “accordo” deducibili le spese degli incontri post adottivi

Deducibili le spese relative agli incontri post adottivi per la verifica del corretto inserimento del minore, se in base all’accordo stipulato con il paese origine del minore, i genitori adottivi sono tenuti a consentire le verifiche post adozione, in quanto adempimenti necessari per l’espletamento della procedura di adozione (Agenzia Entrate – risoluzione 09 ottobre 2019, n. 85/E).

Con specifico riguardo alla spese relative agli incontri post adottivi per la verifica del corretto inserimento del minore, inizialmente, l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che non sono deducibili le spese sostenute per i “reports post adottivi”, ovverosia quelle connesse alle relazioni e agli incontri successivi al provvedimento di adozione, emesso dall’autorità straniera o alla pronuncia di adozione da parte del Tribunale per i minorenni. Ciò in quanto gli stessi rappresentano un onere per i genitori adottivi rientrante nel generico dovere di mantenere, istruire ed educare i figli a fronte del quale l’ordinamento tributario riconosce la detrazione per carichi di famiglia.
Va rilevato però che, nell’ambito della procedura di adozione internazionale, taluni Paesi di origine dei minori richiedono, in base alla legislazione interna, nonché in applicazione di accordi bilaterali o protocolli di intesa con lo Stato Italiano in materia di adozioni internazionali, l’elaborazione di relazioni periodiche sulle condizioni del minore adottato e sul livello di integrazione nella nuova famiglia, anche dopo l’acquisizione dello status di genitore.
Dai predetti accordi internazionali deriva, in particolare, l’impegno a trasmettere, per il tramite degli enti autorizzati o delle autorità centrali, al Paese di origine del minore, informazioni sull’inserimento del bambino nel nuovo contesto familiare e sociale, periodicamente e secondo le scadenze indicate nei citati accordi.
Per adempiere tale obbligo, gli enti autorizzati acquisiscono dagli adottanti un’apposita dichiarazione che li impegna, per l’intero arco di tempo previsto dall’accordo internazionale con il Paese estero da cui proviene il bambino, a fornire agli enti stessi le notizie necessarie per predisporre tali relazioni.
In considerazione di tale circostanza, l’Agenzia delle Entrate ha cambiato orientamento, ricomprendendo dette spese tra quelle ammesse alla deduzione, alla stregua di ogni altre spesa documentata finalizzata all’adozione del minore atteso che, sulla base della normativa sopra delineata, le predette verifiche costituiscono, in sostanza, un adempimento strettamente correlato alla procedura di adozione internazionale come, peraltro, evidenziato anche dall’Istante.
Pertanto, solo qualora sulla base dell’accordo stipulato con il Paese di origine del minore, i genitori adottivi siano tenuti a consentire le verifiche post adozione, sono deducibili le spese relative alle predette verifiche, in quanto adempimenti necessari per l’espletamento della procedura di adozione.

Il Fisco risponde sui distributori automatici senza raccolta di denaro

Le cessioni effettuate fino al 31 dicembre 2019 dall’esercente attività di commercio al minuto, tramite distributori automatici senza raccolta di denaro, sono correttamente certificate con l’emissione della ricevuta fiscale e l’annotazione nel registro dei corrispettivi. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 11 ottobre 2019, n. 413).

L’istante è rivenditore autorizzato di distributori automatici, generalmente posizionati in comodato d’uso all’interno di palestre, centri fitness e simili, che funzionano tramite una scheda che, una volta attivata dal cliente, permette di acquistare con le seguenti formule: piano a ricarica e abbonamento.
Posto che il distributore non consente l’incasso di denaro, i piani di ricarica e gli abbonamenti vengono acquistati direttamente alla reception della palestra, che incassa le somme per conto dell’istante e comunica al cliente che la ricevuta di pagamento gli verrà recapitata per posta elettronica dall’istante, tramite proprio software.
Alla fine della giornata, l’istante controlla le transazioni intervenute per tutti i distributori concessi in comodato d’uso ed annota il totale nel registro dei corrispettivi.
Alla fine del mese, in base alla rendicontazione di tutte le palestre, l’istante comunica a ciascuna di esse l’importo che dovranno bonificargli (corrispondente agli incassi effettuati per suo conto), nonché l’importo che dovranno fatturare nei suoi confronti (corrispondente alla provvigione sulle vendite).
Considerata la diversità dei propri distributori rispetto a quelli tradizionali, incasso esclusivamente tramite reception per i primi, inserendo il denaro o la chiavetta per i secondi, – l’istante chiede quali siano gli adempimenti da porre in essere.
Per il Fisco la fattispecie in questione non ricadrebbe negli obblighi di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi ex articolo 2, comma 2, del D.Lgs. n.127 del 2015, con la conseguenza che, fino al 31 dicembre 2019, le cessioni effettuate dall’istante sono correttamente certificate con l’emissione della ricevuta fiscale e l’annotazione nel registro dei corrispettivi.
In ogni caso, a decorrere dal 1° gennaio 2020, la certificazione dei corrispettivi per le operazioni di commercio al minuto e attività assimilate è perseguita attraverso la trasmissione telematica ex articolo 2, comma 1, del D.Lgs. n. 127 del 2015, che è sostitutiva – oltre che della registrazione di cui al citato articolo 24 del D.P.R. n. 633 del 1972 – anche degli obblighi di certificazione fiscale di cui all’articolo 12, comma 1, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, e al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 696.

Agenzia Entrate-Riscossione: cambia il bollettino di pagamento

Nelle cartelle dell’Agenzia delle Entrate Riscossione sbarca pagoPa, il nuovo modulo di pagamento che gradualmente sostituirà il bollettino RAV (Agenzia Entrate Riscossione – comunicato 08 ottobre 2019).

L’adozione del modulo di pagamento pagoPA rappresenta un ulteriore passo in avanti nell’ambito del percorso di innovazione intrapreso dall’Agenzia delle entrate-Riscossione per offrire servizi sempre più accessibili, tempestivi e facili da utilizzare. Infatti, il nuovo modulo permette di trovare rapidamente le informazioni di cui il contribuente ha bisogno, di aggiornare l’importo dovuto alla data del versamento e include il QR code per pagare facilmente anche attraverso lo smartphone.
Non cambiano le modalità di pagamento, si può pagare online oppure presso Poste, banche, tabaccherie e tutti gli altri canali aderenti al nodo pagoPa, portando con sé il modulo di pagamento inserito in cartella.
Il nuovo modulo di pagamento pagoPA che Agenzia delle entrate-Riscossione sta inviando insieme alle cartelle è facilmente riconoscibile dal logo “pagoPA” e contiene due sezioni da utilizzare alternativamente in base al canale di pagamento scelto: una per “Banche e altri canali”, con un QR code e un codice CBILL, e una per i pagamenti presso “Poste Italiane” caratterizzato dal riquadro Data Matrix.
Il modulo è stampato in modalità fronte/retro utilizzabile sia per il pagamento in unica soluzione sia per il versamento in più rate in base allo specifico documento a cui sarà allegato (cartella, rateizzazione). Nulla invece cambia per i contribuenti che possono continuare ad utilizzare i canali di pagamento fisici e telematici attualmente abilitati (sito, app, banche, poste, tabaccai, ricevitorie, bancomat, sportelli) versando l’importo dovuto con carta di credito o di debito, addebito in conto corrente o con le altre modalità previste.

I bollettini RAV collegati a comunicazioni già inviate (ad esempio per la “rottamazione-ter” delle cartelle) potranno continuare a essere utilizzati per il pagamento. Lo stesso vale per quelle comunicazioni che verranno ancora inviate con i Rav fintanto che non si concluderà la fase di passaggio a pagoPA.