Covid-19: la bozza del Decreto sulle riaperture

Di seguito le principali misure previste nella bozza del decreto sulle riaperture e sugli spostamenti annunciato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa del 16 aprile 2021.

Ripristino della zona gialla e misure per contrastare l’emergenza sanitaria

Dal 26 aprile 2021 è ripristinata la zona gialla e sono conseguentemente consentiti gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome che si collocano nelle zone bianca e gialla.
Dal 1° maggio al 31 luglio 2021:
– trovano ancora applicazione le misure di contenimento previste dal D.P.C.M. 02 marzo 2021;
– le misure stabilite per la zona rossa si applicano anche nelle regioni e province autonome di Trento e Bolzano individuate con ordinanza del Ministro della salute, nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell’ultimo monitoraggio disponibile;
– i Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano possono disporre l’applicazione delle misure stabilite per la zona rossa, nonché ulteriori, motivate, misure più restrittive:
a) nelle province in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti;
b) nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave.

Ristorazione

Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla sono consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti e dei protocolli e delle linee guida adottati. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.
Dal 1° giugno, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, o fino a un diverso orario stabilito con deliberazione del Consiglio dei ministri.
Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali e negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

Spettacoli aperti al pubblico

A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale.
La capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida vigenti.
Restano sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo.
A decorrere dal 1° giugno 2021, in zona gialla la disposizione prevista per gli spettacoli all’aperto si applica anche agli eventi e alle competizioni di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP), riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali.
La capienza consentita non può essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 1.000 per impianti all’aperto e a 500 per impianti al chiuso.
Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida vigenti. Quando non è possibile assicurare il rispetto delle suddette condizioni, gli eventi e le competizioni sportive si svolgono senza la presenza di pubblico.
Per gli eventi e le competizioni all’aperto, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi all’aperto, può essere stabilito un diverso numero massimo di spettatori.

Piscine, palestre e sport di squadra

A decorrere dal 15 maggio 2021 in zona gialla sono consentite le attività di piscine all’aperto in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.
A decorrere dal 1° giugno 2021 in zona gialla sono consentite le attività di palestre in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.
A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla, nel rispetto delle linee guida vigenti, è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto. È comunque interdetto l’uso di spogliatoi.

Attività commerciali, fiere, convegni e congressi

Dal 15 maggio 2021, in zona gialla, possono svolgersi le attività degli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture ad essi assimilabili nei giorni festivi e prefestivi.
È consentito dal 1° luglio 2021, in zona gialla, lo svolgimento in presenza di fiere, ferma restando la possibilità di svolgere, anche in data anteriore, attività preparatorie che non prevedono afflusso di pubblico. L’ingresso nel territorio nazionale per partecipare a fiere è comunque consentito, fermi restando gli obblighi previsti in relazione al territorio estero di provenienza.
Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono altresì consentiti i convegni e i congressi.
Tutte le suddette attività possono essere svolte nel rispetto dei limiti e delle modalità previsti dalle deliberazioni di attuazione delle misure di contenimento di cui all’art. 2, co. 1, del D.L. n. 19/2020 e da protocolli e linee guida definiti con i medesimi provvedimenti.

Centri termali e parchi tematici e di divertimento

Dal 1° luglio 2021 sono consentite in zona gialla le attività dei centri termali e le attività dei parchi tematici e di divertimento, nel rispetto dei limiti e delle modalità previsti dai provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento di cui all’art. 2, co. 1, del D.L. n. 19/2020 e da protocolli e linee guida definiti con i medesimi provvedimenti.

Scuola

Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonché delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado, almeno per il 50% della popolazione studentesca.
Tali disposizioni non possono essere derogate da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci; la predetta deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.
Nella zona rossa, resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.
Dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari predisposti nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di sicurezza. Nel medesimo periodo, nella zona rossa, i piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari possono prevedere lo svolgimento in presenza delle attività formative degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio ovvero delle attività formative rivolte a classi con ridotto numero di studenti.
Sull’intero territorio nazionale, i medesimi piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari prevedono, salva diversa valutazione delle università, lo svolgimento in presenza degli esami, delle prove e delle sedute di laurea, delle attività di orientamento e di tutorato, delle attività dei laboratori, nonché l’apertura delle biblioteche, delle sale lettura e delle sale studio, tenendo conto anche delle specifiche esigenze formative degli studenti con disabilità e degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Tali disposizioni si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, ferme restando le attività che devono necessariamente svolgersi in presenza, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento che può acquisire il parere, per i Conservatori di Musica, del Comitato Territoriale di Coordinamento (CO.TE.CO.) e, per le Accademie e gli ISIA, della competente Conferenza dei Direttori.

Spostamenti

Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi.
Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti adottati e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Tali misure non sono consentite nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa.

Certificazioni verdi

Le certificazioni verdi Covid-19 sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni:
– avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo;
– avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2;
– effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo, ha una validità di sei mesi ed è rilasciata in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo, e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato. Contestualmente al rilascio, la predetta struttura sanitaria, anche per il tramite dei sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile detta certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, ha una validità di sei mesi ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da COVID-19, ovvero, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, ed è resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato. Tale certificazione cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2. Le certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione, salvo che il soggetto venga nuovamente identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2, ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test molecolare e antigenico rapido, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
Coloro che abbiano già completato il ciclo di vaccinazione alla data di entrata in vigore del presente decreto, laddove non abbiano ricevuto alcuna forma di certificazione al momento della somministrazione del vaccino, possono richiedere la medesima alla struttura che ha erogato il trattamento sanitario ovvero alla Regione o alla Provincia autonoma in cui ha sede la struttura stessa.
Sono riconosciute come equivalenti e valide:
– le certificazioni verdi rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea;
– le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro dell’Unione.

Fondi pensioni complementari: gli adempimenti del sostituto in caso di trasferimento

Il Fisco chiarisce gli adempimenti dei sostituti d’imposta in caso di trasferimento delle posizioni individuali dei lavoratori ad altra forma pensionistica complementare (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 21 aprile 2021, n. 275)

I fondi pensione sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 20 per cento, che si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta (art. 17, co. 1, D. Lgs. n. 252/2005).
In particolare, il risultato netto è pari alla differenza tra:
– il valore del patrimonio netto del fondo alla fine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle somme trasferite ad altre forme pensionistiche e diminuito dei contributi versati, delle somme ricevute da altre forme pensionistiche, nonché dei redditi di capitale soggetti a ritenuta, esenti o comunque non soggetti ad imposta
– e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.
Nell’ipotesi in cui il risultato della gestione del fondo evidenzi un decremento, il risultato negativo è computato in diminuzione del risultato di gestione dei periodi d’imposta successivi, per l’intero importo che trova in essi capienza e senza alcun limite temporale.
In caso di scioglimento del fondo pensione, la forma pensionistica complementare o individuale alla quale l’iscritto ha trasferito la propria posizione individuale, può utilizzare i risultati negativi dell’ultimo periodo di gestione del fondo che si è sciolto, e di quelli precedenti non ancora compensati, a riduzione, rispettivamente, del risultato netto della propria gestione o del risultato netto determinato con riferimento all’iscritto trasferito. La forma pensionistica complementare, ai fini dell’assegnazione delle quote di partecipazione al predetto soggetto, dovrà tener conto anche del credito di imposta conseguente all’utilizzo della quota di risultati negativi ad essa pervenuti.
L’imposta sostitutiva è versata dai fondi pensione entro il 16 febbraio di ciascun anno.
La dichiarazione relativa all’imposta sostitutiva è presentata dai fondi pensione con le modalità e negli ordinari termini previsti per la dichiarazione dei redditi. Nel caso di fondi costituiti nell’ambito del patrimonio di società ed enti la dichiarazione è presentata contestualmente alla dichiarazione dei redditi propri della società o dell’ente. Nel caso di fondi pensione aperti e di forme pensionistiche individuali la dichiarazione è presentata rispettivamente dai soggetti istitutori di fondi pensione aperti e dalle imprese di assicurazione.
In relazione ai redditi erogati ed alle ritenute operate, il fondo pensione è tenuto a rilasciare la certificazione unica e a presentare la dichiarazione dei sostituti e degli intermediari (modello 770).
In caso di operazioni straordinarie, secondo le istruzioni al modello CU 2021, la necessità di una corretta imputazione delle ritenute operate e dei versamenti eseguiti, a fronte del rilascio di certificazioni attestanti, nei confronti dei medesimi percipienti, il corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei sostituti succedutisi nel periodo d’imposta, comporta l’esigenza di una gestione unitaria che consenta nel contempo di verificare:
– che gli adempimenti siano stati correttamente effettuati dal sostituto d’imposta;
– che quanto certificato al sostituito, con titolo fiscalmente idoneo, abbia puntuale corrispondenza nella dichiarazione resa dal sostituto.
Nei casi di estinzione del sostituto d’imposta con prosecuzione dell’attività da parte di altro soggetto chi succede nei precedenti rapporti è tenuto a presentare la Certificazione Unica che deve essere comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui il soggetto estinto ha operato.
Nel caso di specie, oggetto dell’istanza d’interpello, in considerazione della liquidazione del Fondo Istante e del trasferimento delle posizioni previdenziali al Fondo Alfa senza soluzione di continuità nonché della circostanza che l’eventuale attivo residuo è trasferito al Fondo Alfa e quest’ultimo succede anche negli eventuali rapporti passivi ancora in essere, si ritiene condivisibile la soluzione interpretativa proposta dal Fondo Istante.
Nel caso di specie, benché il Regolamento disponga la messa in liquidazione del Fondo Istante, per effetto del trasferimento delle posizioni previdenziali, senza soluzione di continuità, al Fondo Alfa, si realizza nella sostanza una prosecuzione delle attività previdenziali in oggetto.
Nel caso di specie, la prosecuzione dell’attività in capo al Fondo Alfa è ope legis , ovvero avviene secondo le modalità operative previste dal piano di attività la cui adozione da parte di entrambe le predette forme di previdenza è stata richiesta dal Regolamento.
Parimenti, per quanto concerne il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari relativa all’anno 2020 (modello 770/2021), dando preminenza agli effetti di continuità delle posizioni previdenziali trasferite rispetto a quelli liquidatori del Fondo Istante, il Fondo Alfa deve presentare un’unica dichiarazione dei sostituti d’imposta comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui l’Istante ha operato.
Tenuto conto che la liquidazione è circoscritta all’Istante, e non alle posizioni degli iscritti che, invece, sono trasferite in continuità al Fondo Alfa, si ritiene che anche il “risparmio di imposta” deve considerarsi trasferito al Fondo Alfa. Solo quest’ultimo, infatti, in qualità di Fondo trasferitario delle posizioni previdenziali può utilizzare il predetto “risparmio di imposta” a scomputo di un futuro debito di imposta.
Ne consegue che, il Fondo Alfa è il soggetto titolato e tenuto alla autoliquidazione e al versamento della imposta sostitutiva, ove dovuta sul risultato di gestione dell’anno 2020 e sugli importi corrisposti dall’Istante nel corso del 2020 agli iscritti a titolo di garanzia di risultato, in quanto forma pensionistica trasferitaria delle posizioni degli iscritti.
Pertanto, il Fondo Alfa dovrà indicare nel quadro RI del modello Redditi EnC il patrimonio netto alla fine del periodo di imposta comprensivo del risparmio di imposta trasferito (rigo RI 2, Colonna 2).

Gli adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario per gli immobili sequestrati

L’amministratore giudiziario di un compendio immobiliare appartenente a società e persone fisiche, deve assolvere, per conto e in luogo di ciascuno dei titolari, a tutti gli obblighi fiscali riferibili agli immobili sequestrati, compreso l’obbligo di fatturazione dei proventi riferibili agli immobili appartenenti alle società, tenendo conto della peculiarità delle norme che prevendono la sospensione del versamento delle imposte sui redditi, l’irrilevanza dei redditi, quando determinati secondo le regole del reddito fondiario e l’esenzione dalle imposte di registro, ipocatastali e di bollo (Agenzia Entrate – risposta 21 aprile 2021, n. 276).

La veste di soggetto passivo d’imposta spetta a colui che assume, con effetto retroattivo, la titolarità dei beni sequestrati e, quindi, il soggetto passivo d’imposta è individuato a posteriori, seppure con effetto ex tunc, nello Stato o nell’indiziato, a seconda che il procedimento si concluda con la confisca oppure con la restituzione dei beni.
L’Agenzia delle Entrate ha avuto già modo di chiarire che, in pendenza di sequestro, l’amministratore giudiziario deve:
– presentare le dichiarazioni relative al periodo d’imposta anteriore a quello in cui è stata adottata la misura cautelare, per le quali non sia scaduto il relativo termine di presentazione alla data di consegna dei beni;
– determinare, in via provvisoria, i redditi dei beni sequestrati, assoggettandoli a tassazione con riferimento alle categorie di reddito previste dall’articolo 6 del TUIR, con le medesime modalità applicate prima del sequestro;
– presentare, nei termini ordinari, le dichiarazioni relative ai periodi d’imposta interessati dall’amministrazione giudiziaria (fatta eccezione per il periodo d’imposta in cui la stessa cessa) e versare le relative imposte.

Riguardo all’ultimo punto va osservato che l’amministratore giudiziario, poiché in pendenza di sequestro opera nella veste di rappresentante in incertam personam, curando la gestione del patrimonio per conto di un soggetto non ancora individuato, utilizza il codice fiscale del titolare dei beni, senza bisogno di chiedere un codice fiscale intestato alla procedura.
La medesima risoluzione ha ricordato che l’inosservanza degli adempimenti sopra richiamati espone l’amministratore giudiziario, alle conseguenze sanzionatorie, poiché egli riveste la qualifica di pubblico ufficiale e deve adempiere con diligenza ai compiti del proprio ufficio.
Con specifico riferimento alla determinazione del reddito dei beni immobili, il Codice Antimafia, dispone che durante la vigenza dei provvedimenti di sequestro e confisca e, comunque, fino all’assegnazione o destinazione dei beni a cui si riferiscono, è sospeso il versamento di imposte, tasse e tributi dovuti con riferimento agli immobili oggetto di sequestro.
Gli atti e i contratti relativi agli immobili sono esenti dall’imposta di registro, dalle imposte ipotecarie e catastale e dall’imposta di bollo.
Durante la vigenza dei provvedimenti di sequestro e confisca e, comunque fino alla loro assegnazione o destinazione, non rilevano, ai fini della determinazione delle imposte sui redditi, i redditi prodotti dai beni immobili oggetto di sequestro situati in Italia e dai beni immobili situati all’estero, anche se locati.

Come chiarito ulteriormente dall’Agenzia delle Entrate, a decorrere dal 1° gennaio 2014:
– è disposta la sospensione del versamento da imposte, tasse e tributi. Essendo la sospensione limitata al versamento, ne consegue che, anche con riguardo ai beni immobili, non viene meno, in capo all’amministratore giudiziario, l’obbligo di adempiere agli ulteriori oneri fiscali, compresi quelli dichiarativi, durante la vigenza dei provvedimenti di sequestro e confisca non definitiva;
– è disposta l’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria/catastale e di bollo qualora gli atti ed i contratti posti in essere durante il periodo di durata dell’amministrazione giudiziaria abbiano ad oggetto i beni immobili la cui proprietà o il cui possesso costituiscano presupposto impositivo di imposte, tasse e tributi;
– ai fini della determinazione complessiva delle imposte sui redditi, è irrilevante il reddito prodotto dai beni immobili oggetto dei provvedimenti di sequestro e confisca non definitiva, anche se locati.

Pertanto, l’amministratore giudiziario di un compendio immobiliare appartenente a società e persone fisiche, deve assolvere, per conto e in luogo di ciascuno dei titolari, a tutti gli obblighi fiscali riferibili agli immobili sequestrati, compreso l’obbligo di fatturazione dei proventi riferibili agli immobili appartenenti alle società, tenendo conto della peculiarità delle norme che prevedono la sospensione del versamento delle imposte sui redditi, l’irrilevanza dei redditi, quando determinati secondo le regole del reddito fondiario e l’esenzione dalle imposte di registro, ipocatastali e di bollo.
A tal fine, l’amministratore deve utilizzare il codice fiscale e la partita IVA (ove esistente) di ciascun soggetto, ed assolvere con riferimento a ciascun titolare, agli obblighi dichiarativi dei redditi relativi agli immobili, indicando, il codice carica 5 “Commissario giudiziale (amministrazione controllata) ovvero custode giudiziario (custodia giudiziaria), ovvero amministratore giudiziario in qualità di rappresentante dei beni sequestrati. Il modello dichiarativo da utilizzare va individuato in base alla natura giuridica del soggetto (persona fisica o giuridica) titolare del bene immobile.

Esenzione IVA per strumentazione diagnostica in vitro

Il regime di esenzione IVA previsto dalle misure anticovid-19, con diritto alla detrazione dell’imposta, fino al 31 dicembre 2022, si applica alle cessioni di strumentazione diagnostica in vitro per COVID-19 soltanto se conformi alla Direttiva n. 98/79/CE o al Regolamento UE n. 2017/746 (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 267).

Il Decreto Rilancio ha introdotto una disciplina IVA agevolata in relazione a determinati beni, considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che consiste, fino al 31 dicembre 2020, in un particolare regime di esenzione con diritto a detrazione in capo al cedente degli stessi e, a partire dal 1° gennaio 2021, nell’applicazione dell’aliquota ridotta del 5 per cento.
Successivamente, la Legge di Bilancio 2021 ha stabilito una deroga alla suddetta disciplina, ed ha previsto che le cessioni della strumentazione per diagnostica per COVID-19 che presentano determinati requisiti e le prestazioni di servizi strettamente connesse a tale strumentazione beneficiano del regime di esenzione IVA, con diritto alla detrazione dell’imposta, fino al 31 dicembre 2022.
Si tratta di una misura transitoria per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da covid-19, che trova la sua base giuridica nella normativa europea, in base alla quale gli Stati membri possono stabilire, fino al 31 dicembre 2022, l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto con diritto a detrazione per le forniture dei vaccini per il COVID-19 e per le forniture della strumentazione per diagnostica in vitro per COVID-19, nonché per le prestazioni di servizi strettamente connesse.
Con specifico riguardo alla “strumentazione per diagnostica per COVID-19”, la disposizione unionale precisa che possono beneficiare dell’esenzione IVA “solo i dispositivi medico-diagnostici in vitro della COVID-19 conformi ai requisiti applicabili di cui alla Direttiva 98/79/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 1998, o al Regolamento (UE) 2017/746 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2017, e ad altra normativa dell’Unione europea applicabile”.
Ne consegue che, nel novero della “strumentazione per diagnostica per COVID-19”, a decorrere dal 1° gennaio 2021 e fino al 31 dicembre 2022, sono esenti dall’IVA soltanto le cessioni dei “dispositivi medico-diagnostici in vitro della COVID-19 conformi ai requisiti applicabili di cui alla Direttiva 98/79/CE o al Regolamento (UE) 2017/746.
Al riguardo, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha indicato i relativi codici TARIC:
1.1) Kit diagnostici COVID19 e reattivi basati su reazioni immunologiche: ex 3002 1300 10; ex 3002 1400 10; ex 3002 1500 10; ex 3002 9090;
1.2) Kit per diagnosi COVID19 costituito da: flaconcino contenente un supporto di coltura per il mantenimento di un campione virale e un tampone con punta di cotone per raccogliere il campione: ex 3821 0000;
1.3) Kit di campionamento: ex 9018 90; ex 9027 80;
1.4) Reagenti diagnostici basati sul test dell’acido nucleico a catena della polimerasi (PCR): ex 3822 0000 10;
1.5) Strumenti utilizzati nei laboratori clinici per la diagnosi in vitro: ex 9027 8080.

Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate solo ai dispositivi diagnostici in vitro con le caratteristiche sopra ricordate, corrispondenti alle descrizioni e ai codici TARIC indicati dall’ADM, potrà essere applicata l’esenzione con diritto a detrazione fino al 31 dicembre 2022.

Bonus investimenti in beni strumentali: utilizzo temporaneo all’estero

Ai fini del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, non si considera delocalizzazione, e dunque non costituisce causa di decadenza dell’agevolazione, l’utilizzo temporaneo dei beni agevolati in cantieri situati all’estero, a condizione che detti beni appartengano alla struttura produttiva italiana sotto il profilo organizzativo, economico e gestionale e che siano utilizzati nell’attività ordinariamente svolta dalla stessa. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 259).

Secondo la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0, è riconosciuto un credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, alle condizioni e nelle misure stabilite, a favore delle imprese che, a decorrere dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 ovvero entro il 30 giugno 2021 (a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione) effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
Il credito d’imposta è proporzionalmente ridotto qualora, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento, i beni agevolati siano ceduti a titolo oneroso o siano destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto. Il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere direttamente riversato dal soggetto entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verifichino le suddette ipotesi, senza applicazione di sanzioni e interessi.
In altri termini, definito un periodo di sorveglianza che decorre dal momento di effettuazione dell’investimento e fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dello stesso, il meccanismo di recapture del credito opera nelle ipotesi in cui i beni agevolabili siano oggetto di:
– cessione a titolo oneroso;
– destinazione a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto (cd. “delocalizzazione all’estero”).

Nella seconda ipotesi (delocalizzazione), il recupero dell’agevolazione legato alla violazione del vincolo di territorialità ha lo scopo di ostacolare comportamenti volti alla fruizione in Italia di un’agevolazione fiscale, senza che il bene stesso abbia contribuito al processo di trasformazione tecnologica e digitale dell’impresa ubicata nel territorio nazionale, titolare del medesimo bene.

In proposito l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti riguardo all’ipotesi di beni agevolati che per loro funzione sono destinati ad essere utilizzati al di fuori della sede produttiva dell’impresa ed anche presso cantieri all’estero (nella fattispecie si tratta di attrezzature robotizzate, comandabili da remoto, utilizzate per attività di manutenzione e posa per conto dei clienti di impanti – pipeline – per il trasporto di idrocarburi, spesso localizzati all’estero).
Secondo l’Agenzia delle Entrate il temporaneo utilizzo dei beni agevolati in cantieri situati all’estero non comporta una delocalizzazione ovvero un permanente trasferimento in un sito produttivo ubicato al di fuori del territorio nazionale, a condizione che:
– il luogo presso cui di volta in volta sono impiegati non abbia le caratteristiche tali (analizzando ad esempio, beni materiali, immateriali e risorse umane) da rappresentare di per sé una «struttura produttiva» ubicata all’estero;
– beni agevolabili appartengano alla struttura produttiva italiana sotto il profilo organizzativo, economico e gestionale e che siano utilizzati nell’attività ordinariamente svolta dalla stessa.
In tal caso, dunque, non si concretizza la causa di riduzione del credito d’imposta.

Bonus investimenti beni strumentali 4.0: macchine agricole

Rientrano tra i beni agevolabili con il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi ad elevata tecnologia ed interconnessi secondo il paradigma 4.0, le macchine agricole operatrici (trattrice e carro botte) equipaggiate con hardware e software, caratterizzate da un sistema di trasmissione bidirezionale di dati, che consenta la visualizzazione di dati macchina, lavorazione, parametri e posizione aggiornati in tempo reale, nonché la guida automatica o semiautomatica in campo, interconnesse ai sistemi informatici aziendali tramite utilizzo della rete mobile o dispositivo mobile. (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 265).

Nella fattispecie l’impresa operante nel settore dell’agricoltura con esercizio dell’attività di allevamento intende acquistare due trattrici agricole e un carro-botte, equipaggiate con hardware e software che consentono, attraverso un programma esterno alla singola macchina, la connessione al sistema aziendale, al fine di inviare e ricevere dati macchina e agronomici, gestire e organizzare report di dati, inviare set-up di lavoro dedicati, effettuare la guida in campo in modalità automatica o semiautomatica.

Secondo la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0 è riconosciuto un credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, alle imprese che dal 1° gennaio 2020 (e, a determinate condizioni fino al 30 giugno 2023) effettuano investimenti in beni strumentali nuovi e, in particolare, in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0” (cd. “beni interconnessi ad elevata tecnologia”).
Riguardo all’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione e, quindi, alla riconducibilità dei beni acquistati a quelli interconnessi ad elevata tecnologia agevolabili, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si rendono necessari accertamenti di natura tecnica che involgono la competenza del Ministero dello Sviluppo economico.
Con riferimento al caso di specie la Direzione Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del citato Ministero ha espresso il seguente parere.

Le questioni oggetto d’interpello attengono alla classificazione nell’ambito dell’allegato A annesso alla Legge n. 232 del 2016, di talune macchine operatrici (due trattrici e un carro botte) da impiegare nell’ambito del processo di produzione.
In particolare, per quanto riguarda le trattrici, risultano caratterizzate dalle seguenti tecnologie:
– Y: tecnologia che permette la visualizzazione dei dati macchina, parametri e posizione aggiornati in tempo reale tramite utilizzo della rete mobile. Tramite Y è possibile anche vedere i codici errore della macchina così che, consentendo l’accesso al concessionario, sarebbe possibile gestire in tempo reale eventuali rotture e intervenire di conseguenza.
– Guida satellitare: sistema automatizzato di guida in campo. Tale sistema permette di raccogliere e immagazzinare i dati della lavorazione che la macchina sta svolgendo così da avere dei parametri da poter inviare all’ufficio, garantendo la bilateralità della comunicazione;
– X: tecnologia che consente di trasmettere, gestire e inoltrare ordini di lavoro e dati tra ufficio e macchina.

Per quanto riguarda il carro botte (macchina utilizzata per il trasporto, spandimento e interramento del liquame di terreno e per l’alimentazione di impianti biogas), risulta equipaggiato con un sistema per la gestione, trasmissione ed elaborazione dati, costituito dai seguenti elementi:
– SMARTBOX20 con PLUG Ingressi + CAN bus + Tastiera di emergenza 1 TREND SMART 14 TASTI 1 Kit di misura pressione e temperatura pneumatici su protocollo CAN Bus J1939;
– Pressostati olio, n. 1 sensore pressione olio;
– Software: applicativi embedded per radiocomando palmare e per la gestione del dispositivo programmabile a microprocessore a bordo del veicolo.

Per entrambe la tipologie di macchine agricole il Ministero ha confermato la riconducibilità alla classificazione di cui all’allegato A annesso alla Legge n. 232 del 2016, e in particolare alla voce 11 del primo gruppo di beni concernente: “macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici)”.
Per quanto riguarda le due trattrici, i requisiti di interconnessione e integrazione possono considerarsi soddisfatti attraverso l’implementazione delle tecnologie combinate Y, X, la guida satellitare e la piattaforma. Tuttavia, qualora l’interconnessione e l’integrazione si ritengano soddisfatte attraverso la guida automatica/semiautomatica, è necessario che i sistemi di guida siano in grado di controllare almeno una funzione di spostamento: ad esempio, sterzata, velocità, arrestò. Viceversa non soddisfano detta caratteristica quei sistemi che possono inibire esclusivamente l’accensione o lo spegnimento del mezzo.
Per quanto riguarda il carro botte, può considerarsi idonea al soddisfacimento delle caratteristiche tecniche richieste dalla disciplina agevolativa, la configurazione che consente lo scambio dati bidirezionale, gestito attraverso un dispositivo mobile (smartphone) che, tramite la rete di telecomunicazione cellulare GSM (GPRS o EDGE), UMTS (HSPA), o LTE, consente lo scambio dati tra una piattaforma CLOUD, basata sui protocolli Internet TCP/IP e http, e il controller interconnesso al dispositivo mobile tramite tecnologia wireless (bluetooth, wifi, ecc.) e dotato di software in grado di acquisire i dati della macchina (pressione pneumatici, posizione saracinesche, pressione olio ammortizzatori, tensione batteria) e attuare comandi (apertura elettrovalvole. Relativamente alla componente software, risulta ammissibile, quale parte integrante del bene, la componente ‘embedded’ necessaria al funzionamento dello stesso. Restano invece potenzialmente agevolabili i software di sistema, di tipo “stand alone”, quando riconducibili ad uno dei punti di cui all’allegato B della Legge n. 232 del 2016.

Alla guida turistica non va il contributo per le attività nei centri storici

La guida turistica, essendo un’attività svolta sottoforma di libera professione, è esclusa dal contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Agosto per le attività economiche e commerciali nei centri storici (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 aprile 2021, n. 264)

Con il DL sostegni (art. 59, decreto-legge n. 104 del 2020) è stato introdotto un contributo a fondo perduto ai soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico, svolte nelle zone A o equipollenti dei comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana che, in base all’ultima rilevazione resa disponibile da parte delle amministrazioni pubbliche competenti per la raccolta e l’elaborazione di dati statistici, abbiano registrato presenze turistiche di cittadini residenti in paesi esteri:
a) per i comuni capoluogo di provincia, in numero almeno tre volte superiore a quello dei residenti negli stessi comuni;
b) per i comuni capoluogo di città metropolitana, in numero pari o superiore a quello dei residenti negli stessi comuni» (cd. centri storici dei Comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana ad alta densità turistica straniera).
Il contributo spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi riferito al mese di giugno 2020, degli esercizi di cui sopra indicati, realizzati nelle zone A dei comuni citati, sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi realizzati nel corrispondente mese del 2019.
L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale, variabile dal 15 al 5 per cento in funzione di ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge, alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi riferito al mese di giugno 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del corrispondente mese del 2019. Al riguardo, si rammenta che «In ogni caso, l’ammontare del contributo a fondo perduto non può essere superiore a 150.000 euro.
Detto contributo è comunque riconosciuto per un ammontare non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.
Nella Relazione Tecnica è precisato tra l’altro che il contributo è riconosciuto soltanto a coloro che svolgono “attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico” e in misura differenziata in base all’ammontare dei ricavi e compensi. Allo scopo di adeguare la platea di soggetti così individuata (in base ai dati della fatturazione elettronica) alla platea di soggetti interessati dalla disposizione in esame (che, a differenza della prima, non comprende i professionisti, ma include coloro che non utilizzano la fatturazione elettronica, come i soggetti che adottano regimi di tassazione “forfettari” e/o certificano i corrispettivi con scontrini e ricevute).
Nella fattispecie, oggetto dell’istanza d’interpello, l’istante rappresenta di essere una “guida turistica” chiedendo conferma circa la possibilità di fruire del contributo in parola nel presupposto che il lavoro svolto come autonomo possa essere assimilato ad un’attività d’impresa.
Il Fisco preso atto anche di quanto precisato nella citata Relazione tecnica circa l’esclusione dal contributo in esame dei professionisti, poiché il citato articolo 59 al primo comma riconosce il contributo a fondo perduto ai soggetti “esercenti attività di impresa”, essendo l’istante un lavoratore autonomo ovvero un libero professionista, in quanto guida turistica, è esclusa dall’ambito di applicazione dell’articolo 59 in commento.
Ciò stante, laddove l’istante abbia percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, può regolarizzare l’indebita percezione.
E’ appena il caso di segnalare che il dl n. 34 del 2020, per il settore turistico all’articolo 182, come modificato dall’articolo 77 del dl n. 104 del 2020, ha previsto delle risorse da assegnare tra gli altri “alle guide e agli accompagnatori turistici” per mezzo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Tax credit locazioni: nuovi chiarimenti dal Fisco

Ulteriori chiarimenti sul credito d’imposta per canoni di locazione ad uso non abitativo ed affitto d’azienda (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2021, n. 263).

Nel caso di specie, la società istante, costituita nel 2019 e titolare di un contratto d’affitto, dichiara che, a causa dei provvedimenti governativi emanati a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a partire dal 23 febbraio 2020 non ha potuto svolgere, tranne che per il periodo estivo, l’attività per la quale è stata costituita.
L’interpellante, premettendo di non aver versato il canone di locazione previsto per i mesi oggetto di agevolazione, rappresenta di voler procedere al pagamento nel 2021 dei canoni di locazione relativo ai mesi che rientrano nell’ambito di determinazione del credito d’imposta per canoni di locazione ad uso non abitativo ed affitto d’azienda, di cui agli artt. 28, D.L. n. 34/2020, e 8, D.L. n. 137/2020.
Alla luce di quanto sopra esposto e ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti richiesti dalla norma, l’Agenzia chiarisce che, a seguito del versamento, operato nel 2021, della quota dei canoni relativi al 2020 non ceduta al locatario, l’istante maturerà il diritto alla fruizione del credito d’imposta in questione.

Brexit: chiarimenti dal Fisco

Fermo restando l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, la società residente nel Regno Unito non perde lo status di esportatore abituale ai fini Iva e se passa dall’identificazione diretta alla rappresentanza fiscale, senza soluzione di continuità, può effettuare acquisti senza Iva utilizzando il plafond maturato in capo al numero identificativo Iva utilizzato prima della Brexit (Agenzia Entrate – risposta 19 aprile 2021, n. 260).

A partire dal 1° gennaio 2021, agli scambi commerciali con il Regno Unito, a seguito del suo recesso dalla Unione Europea si applicano le regole e le formalità di natura fiscale e doganale in vigore con i Paesi terzi.
In base alla normativa IVA, il soggetto non residente (UE o extra-UE) che effettua in Italia operazioni rilevanti ai fini IVA, può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato o, in alternativa, identificandosi direttamente.
In particolare, per i soggetti extra-UE la possibilità di identificazione diretta è prevista per i soggetti non residenti, che esercitano attività di impresa, arte o professione in un Paese terzo con il quale esistono strumenti giuridici che disciplinano la reciproca assistenza in materia di imposizione indiretta.
A riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono accedere all’istituto dell’identificazione diretta al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentate fiscale.
Ne consegue che gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA, nominato o rilasciato antecedentemente al 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne.
In riferimento al trasferimento del plafond IVA dal numero d’identificazione diretto del soggetto non residente al rappresentante fiscale, è corretto consentire al rappresentante fiscale della società di utilizzare il plafond IVA maturato in capo al numero identificativo IVA che è stato utilizzato ante Brexit della medesima società.

Iva al 5% ai servizi a minori con bisogni educativi speciali e nessun invio al sistema TS

La prestazione di servizi aventi funzione educativa e socio-sanitaria svolta da una Cooperativa a favore di minori con bisogni educativi speciali rientra nell’ambito applicativo del n.1) della Tabella A, parte II-bis, allegata al Decreto IVA,che prevede l’applicazione dell’IVA con aliquota del 5%. La Cooperativa, inoltre, non è tenuta a trasmettere i relativi dati al Sistema Tessera Sanitaria (Agenzia Entrate – risposta 20 aprile 2021, n. 274).

L’aliquota IVA agevolata del 5% è prevista per le prestazioni:
– rese da cooperative sociali e loro consorzi ;
– nei confronti degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e di malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, di persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, di persone detenute, di donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.

Sotto il profilo oggettivo, l’aliquota IVA agevolata trova applicazione, tra l’altro, con riferimento alle:
– prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù, le prestazioni d’insegnamento scolastico o universitario e quelle per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, nonché le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnati a titolo personale;
– prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili.

Riguardo alle prestazioni socio-sanitarie, sono definite tali, tutte le attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale, specificando che esse comprendono:
– prestazioni sanitarie a rilevanza sociale;
– prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, cioè tutte le attività del sistema sociale che hanno l’obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute.

Pertanto, le prestazioni socio-sanitarie svolta da una Cooperativa a favore di minori con bisogni educativi speciali sconta l’Iva al 5%.
La medesima aliquota del 5% trova applicazione anche per i servizi di sostegno all’apprendimento resi ai genitori dei minori affetti dagli anzidetti disturbi: la modalità on line di svolgimento della prestazione, sostitutiva (a causa dell’emergenza COVID-19) della modalità in presenza, richiede l’intervento dei genitori, attraverso i quali i minori possono ricevere feedback sul lavoro fatto e avere supporto.

Inoltre, la Cooperativa non rientra nell’elenco dei soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria in quanto non eroga servizi prettamente sanitari bensì, prestazioni a carattere socio-sanitario ed educativo. Ne consegue, pertanto, che le prestazioni svolte devono essere regolarmente documentate con l’emissione di fatture elettroniche tramite il sistema di interscambio, ed una copia (in formato elettronico o cartaceo) andrà messa a disposizione dei clienti consumatori finali, salvo loro rinuncia.