Pronte le regole per i ristori riservati agli operatori dei terminal portuali

Definite le modalità di presentazione della domanda per accedere al contributo riservato per gli operatori dei terminal portuali che hanno subito perdite a causa dell’Emergenza Covid-19 (Ministero Infrastrutture e Trasporti – decreto 10 agosto 2021, n. 325).

L’agevolazione introdotta dalla Legge di Bilancio 2021 consente di compensare la riduzione dei ricavi conseguente alle limitazioni delle attività e quindi al calo di passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2020.

Le domande possono essere presentate dalle imprese che gestiscono i terminali portuali asserviti allo sbarco e imbarco di persone, titolari di concessioni demaniali e che hanno subito danni derivanti dall’insorgenza dell’epidemia da Covid-19.

L’invio deve essere effettuato entro il 17 ottobre 2021 esclusivamente a mezzo PEC alla Direzione Generale per la vigilanza sulle Autorità di sistema portuale, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili all’indirizzo di posta elettronica certificata dg.tm@pec.mit.gov.it.

Ai fini dell’accesso al contributo, per danno subito a causa dell’insorgenza dell’epidemia da Covid- 19 si intende la riduzione dei ricavi conseguente al decremento dei passeggeri sbarcati e imbarcati nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020 rispetto alla media dei ricavi registrata nel medesimo periodo del precedente biennio.

La richiesta di contributo può essere presentata anche per periodi limitati rispetto all’arco temporale previsto o per periodi non continuativi, purché comunque compresi tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020.

La riduzione dei ricavi di cui al comma 1 deve essere riferita alla riduzione dei ricavi lordi conseguente alle misure di contenimento e di contrasto all’emergenza da Covid-19, tenendo anche conto:

– dei costi cessanti connessi alla riduzione dei servizi;

– dei minori costi di esercizio derivanti dagli ammortizzatori sociali applicati in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19;

– dei costi aggiuntivi sostenuti in conseguenza della medesima emergenza, quali a titolo esemplificativo igienizzazione e sanificazione dei mezzi utilizzati nei terminal, acquisto di dispositivi di protezione individuale e similari.

Sono esclusi gli importi recuperabili da assicurazioni, contenzioso, arbitrato o altra fonte per il ristoro delle mancate entrate.

In ogni caso è esclusa qualsiasi sovra-compensazione del danno subito.

La domanda, a pena di inammissibilità deve:

– essere redatta in conformità al modello approvato;

– indicare i valori sui danni distinti per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, in conformità al modello approvato;

– essere corredata da una relazione di un esperto indipendente iscritto nel registro dei revisori legali recante la descrizione anche del nesso causale tra le singole voci indicate ai fini della determinazione del danno subito e l’emergenza epidemiologica da Covid-19;

– recare la dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della società che attesti, sotto la propria responsabilità anche la veridicità dei dati della relazione, specificando in particolare che:

a) i minori ricavi nel periodo non sono derivanti da eventi societari indipendenti e non connessi all’emergenza epidemiologica;

b) non sono stati percepiti eventuali altri contributi europei, statali o regionali aventi finalità analoghe a quelle del presente decreto che possano determinare sovracompensazioni;

c) l’impresa, se diversa da microimpresa o piccola impresa, non si trovava già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019;

d) l’impresa, se microimpresa o piccola impresa già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019, non è soggetta a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbia ricevuto aiuti per il salvataggio o aiuti per la ristrutturazione.

Le regole per i contributi per palestre e discoteche chiuse per emergenza Covid

Individuati i destinatari e le modalità di accesso al contributo a fondo perduto a favore degli esercenti che hanno dovuto chiudere obbligatoriamente l’attività per almeno 100 giorni nel periodo tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021 a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati con lo scopo di contenere i contagi (D.M. 03 settembre 2021).

Possono beneficiare degli aiuti previsti i soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione che:
a) alla data del 23 luglio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 105/2021), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività che risulta chiusa in conseguenza delle misure di prevenzione, rappresentate dalle attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili”;
b) alla data del 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del D.L. n. 73/2021 – Sostegni-bis), svolgono, come attività prevalente comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate, un’attività riferita ai codici ATECO 2007 indicati di seguito, rispetto alla quale dichiarano, nell’istanza di accesso al contributo, di aver registrato, per effetto delle misure adottate, nel periodo intercorrente fra il 1° gennaio 2021 e la data del 26 maggio 2021, la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni:
47.78.31 – Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte)
49.39.01 – Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o suburbano
56.21.00 – Catering per eventi, banqueting
59.14.00 – Attività di proiezione cinematografica
79.90.11 – Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento
82.30.00 – Organizzazione di convegni e fiere
85.51.00 – Corsi sportivi e ricreativi
85.52.01 – Corsi di danza
90.01.01 – Attività nel campo della recitazione
90.01.09 – Altre rappresentazioni artistiche
90.02.09 – Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche
90.04.00 – Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche
91.02.00 – Attività di musei
91.03.00 – Gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili
92.00.02 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a gettone
92.00.09 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse
93.11.10 – Gestione di stadi
93.11.20 – Gestione di piscine
93.11.30 – Gestione di impianti sportivi polivalenti
93.11.90 – Gestione di altri impianti sportivi nca
93.13 – Gestione di palestre
93.21 – Parchi di divertimento e parchi tematici
93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili
93.29.30 – Sale giochi e biliardi
93.29.90 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca
96.04 – Servizi dei centri per il benessere fisico
96.09.05 – Organizzazione di feste e cerimonie

Per poter beneficiare degli aiuti previsti, alla data di presentazione dell’istanza, i soggetti beneficiari devono:
a) essere titolari di partiva IVA attiva prima della data del 23 luglio 2021 per i soggetti esercenti attività individuate dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili” ovvero prima della data del 26 maggio, per gli altri soggetti beneficiari;
b) essere residenti o stabiliti del Territorio dello Stato;
c) non essere già in difficoltà al 31 dicembre 2019, fatta salva la deroga disposta per le microimprese e le piccole imprese ai sensi del punto 23, lettera c), dalla Sezione 3.1 «Aiuti di importo limitato» della comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020.
Non possono beneficiare degli aiuti:
a) gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del TUIR;
b) gli intermediari finanziari e le società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del TUIR.

L’aiuto è riconosciuto, nei limiti della dotazione finanziaria, sotto forma di contributo a fondo perduto.
Per ottenere il contributo, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti richiesti.
L’istanza può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario, delegato al servizio del cassetto fiscale dell’Agenzia delle entrate.
Il contributo è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto sul conto corrente bancario o postale indicato dal richiedente nell’istanza.

IMU 2021: proroga automatica della maggiorazione ex Tasi

La mancata approvazione delle aliquote IMU per l’anno 2021 e successivi determina la conferma automatica, ope legis, di tutte le aliquote approvate per l’anno 2020, inclusa la maggiorazione dello 0,08 per cento prevista in sostituzione della maggiorazione della TASI (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 21 settembre 2021, n. 8/DF).

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione, anche per l’anno 2021, dell’aliquota IMU maggiorata dello 0,08%, deliberata nel 2020, in assenza di una delibera sulle aliquote IMU per l’anno 2021.

Il Ministero ha osservato che in base alla nuova disciplina IMU approvata con la Legge di Bilancio 2020 “a decorrere dall’anno 2020, limitatamente agli immobili non esentati, i Comuni, con espressa deliberazione del consiglio comunale, pubblicata nel sito internet del Dipartimento delle Finanze, possono aumentare ulteriormente l’aliquota massima nella misura aggiuntiva massima dello 0,08 per cento, in sostituzione della maggiorazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI), nella stessa misura applicata per l’anno 2015 e confermata fino all’anno 2019. I comuni negli anni successivi possono solo ridurre la maggiorazione, restando esclusa ogni possibilità di variazione in aumento.”.
Secondo il Ministero, riguardo all’aumento dell’aliquota, la previsione “espressa deliberazione del consiglio comunale” non può che riferirsi all’anno 2020 che costituisce il primo anno di applicazione del nuovo regime IMU.
In tal modo, il Legislatore ha chiesto agli enti locali di manifestare espressamente, per l’anno 2020, con delibera pubblicata sul sito internet del Dipartimento delle Finanze, la volontà di confermare l’ex maggiorazione TASI, vigente per il Comune nel regime di convivenza dei tributi IMU/TASI della abrogata disciplina IUC.
Una volta superato l’anno di transizione tra i due regimi, la suddetta maggiorazione, nei Comuni che versano nelle condizioni di legge, diventa a tutti gli effetti un’aliquota IMU con il medesimo regime giuridico delle altre aliquote, cui si applicano dunque le regole generali.
In altri termini, la permanenza dell’applicazione della suddetta maggiorazione è stata condizionata ad una esplicita volontà da parte del Comune attraverso una clausola regolatoria della fase transitoria, vale a dire l’anno 2020.
Orbene, in base alla nuova disciplina IMU, le “aliquote e i regolamenti hanno effetto per l’anno di riferimento a condizione che siano pubblicati sul sito internet del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 28 ottobre dello stesso anno. … . In caso di mancata pubblicazione entro il 28 ottobre, si applicano le aliquote e i regolamenti vigenti nell’anno precedente.”.
Considerato che la disposizione non prevede alcuna eccezione, deve ritenersi applicabile per la totalità delle aliquote IMU.
La tesi risulta confermata dalla previsione secondo cui “i comuni negli anni successivi possono solo ridurre la maggiorazione, restando esclusa ogni possibilità di variazione in aumento” Tale previsione comporta che negli anni successivi al 2020 i comuni possono, con espressa deliberazione consiliare, solo ridurre la maggiorazione applicata nell’anno 2020, mentre la mancata approvazione delle aliquote IMU per l’anno 2021 e successivi determina la conferma automatica, ope legis, di tutte le aliquote approvate per l’anno 2020, ivi inclusa l’aliquota maggiorata dell’1,14.

Il Ministero ha chiarito, dunque, che la mancata adozione di una delibera sulle aliquote IMU per l’anno 2021 determina l’effetto della conferma automatica di tutte le aliquote approvate per il 2020, compresa anche quella maggiorata dell’1,14%, risultante per l’appunto dall’applicazione della maggiorazione dello 0,08%.

Green Pass: misure per la sicurezza del lavoro pubblico e privato

Pubblicato nella GU n. 226/2021 il Decreto Legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening.

Settore lavoro privato e pubblico

 

Lavoro privato:
– dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, sono tenuti a possedere e a esibire su richiesta i Certificati Verdi coloro che svolgano attività lavorativa nel settore privato;
– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro;
– sono i datori di lavoro a dover assicurare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il personale ha l’obbligo del Green Pass e, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del Certificato Verde. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. È prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro per i lavoratori che abbiano avuto accesso violando l’obbligo di Green Pass. Per le aziende con meno di 15 dipendenti, è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di Certificato Verde.

Lavoro pubblico:
– dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2è tenuto a essere in possesso dei Certificati Verdi il personale delle Amministrazioni pubbliche. L’obbligo riguarda inoltre il personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale. Il vincolo vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice.Inoltre l’obbligo è esteso ai soggetti, anche esterni, che svolgono a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o formativa presso le pubbliche amministrazioni;
– il possesso e l’esibizione, su richiesta, del Certificato Verde sono richiesti per accedere ai luoghi di lavoro delle strutture prima elencate;
– sono i datori di lavoro a dover verificare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni;
– il personale che ha l’obbligo del Green Pass, se comunica di non averlo o ne risulti privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della Certificazione Verde; dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso. La retribuzione non è dovuta dal primo giorno di assenza. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. Per coloro che sono colti senza la Certificazione sul luogo di lavoro è prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro e restano ferme le conseguenze disciplinari previste dai diversi ordinamenti di appartenenza;
– l’obbligo di Green Pass vale anche per i soggetti titolari di cariche elettive e di cariche istituzionali di vertice. Gli organi costituzionali adeguano il proprio ordinamento alle nuove disposizioni sull’impiego delle Certificazioni Verdi.

Personale amministrativo e i magistrati

Dal 15 ottobre 2021 e fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza, il personale amministrativo e i magistrati, per l’accesso agli uffici giudiziari, devono possedere ed esibire le Certificazioni Verdi. Al fine di consentire il pieno svolgimento dei procedimenti, l’obbligo non si estende ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della Giustizia, testimoni e parti del processo.

Attività culturali, sportive, sociali e ricreative

Entro il 30 settembre 2021, in ragione dell’estensione dell’obbligo di Green Pass e dell’andamento della campagna vaccinale, il Cts esprime un parere relativo alle condizioni di distanziamento, capienza e protezione nei luoghi nei quali si svolgono attività culturali, sportive, sociali e ricreative. La rivalutazione sarà propedeutica all’adozione degli successivi provvedimenti.

Settore sportivo

Il provvedimento interviene, vista la grave crisi che continua ad attraversare il settore sportivo a causa dell’emergenza pandemica, anche in tale settore. In particolare:
-a sostegno della maternità delle atlete non professioniste;
-a garanzia del diritto all’esercizio della pratica sportiva quale insopprimibile forma di svolgimento della personalità del minore;
-a incentivare l’avviamento all’esercizio della pratica sportiva delle persone disabili mediante l’uso di ausili per lo sport.
Inoltre le risorse potranno essere destinate ad assicurare un ulteriore sostegno all’attività sportiva di base, anche attraverso finanziamenti a fondo perduto da attribuire alle associazioni e società sportive dilettantistiche.

Somministrazione di test antigenici rapidi

Tra le altre misure, il decreto, inoltre, prevede, sino al 31 dicembre 2021, l’obbligo per le farmacie di somministrare i test antigenici rapidi applicando i prezzi definiti nel protocollo d’intesa siglato dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, d’intesa con il Ministro della salute. L’obbligo vale per le farmacie che hanno specifici requisiti di legge. Le nuove norme prevedono inoltre la gratuità dei tamponi per coloro che sono stati esentati dalla vaccinazione.In caso di inosservanza della disposizione di cui al presente comma, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 10.000 e il Prefetto territorialmente competente, tenendo conto delle esigenze di continuità del servizio di assistenza farmaceutica, può disporre la chiusura dell’attività per una durata non superiore a cinque giorni.

L’erede dell’erede non beneficia delle quote residue del bonus ristrutturazioni

Il coniuge superstite, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese agevolabili (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 612)

La questione sottoposta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda la trasferibilità mortis causa tra eredi delle quote residue del bonus ristrutturazioni.
Nella fattispecie, la moglie del contribuente ha ereditato, insieme ad altri coeredi, in seguito alla morte del padre, un immobile in relazione al quale il de cuius era titolare di detrazioni per spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio. Per effetto della successione, la moglie ha acquisito anche il diritto ad una quota delle detrazioni residue spettanti al de cuius, tenuto conto che l’immobile ereditato rimaneva nella disponibilità di tutti gli eredi, non essendo locato né occupato da alcun erede.
Relativamente alla quota parte del rateo annuale del 2019, la detrazione non è stata fruita dalla moglie in quanto fiscalmente a carico del contribuente per assenza di reddito, né è stata fruita da quest’ultimo.
A seguito della morte della moglie, il contribuente ha ereditato, insieme alla figlia, la quota di proprietà dell’immobile acquisito dalla stessa in eredità dal padre defunto.
Si chiede:
– se il contribuente possa beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni attribuite alla moglie;
– se nel computo della rata dell’anno in corso sia possibile considerare la detrazione non fruita nell’anno precedente;
– se il contribuente possa fruire anche della quota di detrazione spettante alla figlia fiscalmente a proprio carico, in quanto studentessa universitaria senza redditi.

Secondo la disciplina agevolativa del “bonus ristrutturazioni” in caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di acquisizione dell’immobile per successione, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. In sostanza, la detrazione compete a chi può disporre dell’immobile, a prescindere dalla circostanza che lo abbia adibito a propria abitazione principale.
Se la detenzione materiale e diretta dell’immobile è esercitata congiuntamente da più eredi, la detrazione è ripartita tra gli stessi in parti uguali.
La condizione della “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale il contribuente intenda fruire delle residue rate di detrazione.
In caso di vendita o di donazione da parte dell’erede che ha la detenzione materiale e diretta del bene, le quote residue della detrazione non fruite da questi non si trasferiscono all’acquirente/donatario neanche nell’ipotesi in cui la vendita o la donazione siano effettuate nel medesimo anno di accettazione dell’eredità.
Sulla base di tale principio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in caso di decesso dell’erede che ha acquisito le quote di detrazione non fruite dal de cuius che ha sostenuto le spese agevolabili, le quote residue non si trasferiscano al successivo erede.
Pertanto, nel caso di specie, il contribuente, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue della detrazione acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese.

Ultimi chiarimenti dal Fisco sul Cfp Sostegni

FornitI chiarimenti sul contributo a fondo perduto non spettante e su quello spettante ad una associazione (Agenzia delle Entrate – risposte 17 settembre 2021, n. 605 e 20 settembre 2021, n. 617).

L’avvocato, che partecipa in un’associazione professionale costituita ad aprile 2020, nel calcolo del contributo a fondo perduto del decreto Sostegni deve considerare, oltre al fatturato individuale, anche gli effetti dell’acquisizione della clientela proveniente dai professionisti che hanno costituito l’associazione, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima dei compensi, tenendo conto del fatturato generato dalla predetta clientela nella misura in cui sia stata trasferita nella gestione associata, sia per quanto riguarda la quantificazione della riduzione del fatturato, calcolando le medie dei periodi di riferimento avendo cura di considerare sia il fatturato dell’associazione sia quello dei clienti dei professionisti trasferiti allo studio associato.

Inoltre, il contribuente che ha percepito il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e che successivamente si accorge di non averne diritto e spontaneamente intende restituirlo non è soggetto a sanzioni ma al solo calcolo degli interessi.

Emergenza pandemica: trattamento fiscale dei contributi

Il Fisco fornisce alcuni chiarimenti sul trattamento fiscale degli “aiuti”, a livello statale e regionale, erogati durante e/o a causa dell’emergenza pandemica (Agenzia dell’entrate – Risposta n. 618 del 20 settembre 2021)

Non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) «i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati»:
a) in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (seppur diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza);
b) da chiunque erogati;
c) spettanti ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi;
d) indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione.
Per quanto concerne la compilazione dei modelli dichiarativi, si rammenta che nella “Tabella codici aiuti di Stato” posta in calce alle istruzioni dei modelli REDDITI sono espressamente ricompresi:
Codice 20 – Contributo a fondo perduto i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19” Art. 25, D.L. n. 34/2020;
Codice 60 – Credito d’imposta canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda Art. 28 D.L. n. 34/2020;
Codice 58 – Credito d’imposta Commissioni per pagamenti elettronici Art. 22, D.L. n. 124/2019.

Superbonus: installazione di impianti solari fotovoltaici

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sull’installazione di impianti solari (Agenzia delle entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 614).

Nel caso di specie, il contribuente intende realizzare un intervento di riqualificazione energetica su un edificio unifamiliare detenuto in comodato d’uso registrato, rientrante nell’ambito di applicazione del superbonus previsto dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 (decreto Rilancio).
In particolare, l’Istante vorrebbe realizzare come intervento “trainato” un impianto fotovoltaico “a servizio dell’abitazione con l’impianto e le relative apparecchiature realizzate all’interno dell’unità immobiliare sopra citata, mentre la posa dei soli pannelli solari,sulla falda del tetto dell’edificio adiacente all’edificio oggetto dell’intervento”, e del quale risulta essere “coopropietario”.
Ciò posto, chiede se è possibile beneficiare del Superbonus “per l’impianto con i pannelli solari installati sull’altra falda del tetto, come sopra indicato, a causa di disposizioni e regolamenti edilizi locali”.
Con riferimento alla possibilità di accedere al Superbonus in relazione alle spese per la realizzazione di un impianto fotovoltaico al servizio dell’abitazione, ma con pannelli solari installati sulla falda del tetto dell’edificio adiacente di cui il contribuente è comproprietario, l’Agenzia ritiene che – nel presupposto che sussistano tutti i requisiti previsti per la fruizione della normativa agevolativa e, in particolare, che venga effettivamente realizzato un intervento trainante sull’edificio che verrà servito dall’impianto fotovoltaico – l’Istante possa fruire del Superbonus per tale intervento anche quando l’installazione è effettuata su un edificio diverso da quello oggetto degli interventi agevolati su cui detiene la comproprietà dell’area necessaria all’installazione stessa.

Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE

20 SETT 2021 Definite le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta e le modalità attuative per la cessione del credito e approvato il modello di “Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE” (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 settembre 2021, n. 238235)

 

I soggetti aventi i requisiti previsti dal Decreto per accedere al credito d’imposta in oggetto comunicano all’Agenzia delle entrate la variazione in aumento del capitale proprio nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020 rispetto a quello esistente alla chiusura del periodo d’imposta precedente, il rendimento nozionale calcolato sulla base dell’aliquota del 15 per cento ed il credito d’imposta calcolato applicando al rendimento nozionale le aliquote previste dagli articoli 11 e 77 del TUIR.
La Comunicazione ACE è inviata esclusivamente con modalità telematiche, direttamente dal beneficiario oppure avvalendosi di un soggetto incaricato della trasmissione delle dichiarazioni, mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate, nel rispetto dei requisiti definiti dalle specifiche tecniche allegate al presente provvedimento. Eventuali aggiornamenti delle specifiche tecniche saranno pubblicati nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate e ne sarà data relativa comunicazione.
A seguito della presentazione della Comunicazione ACE è rilasciata, entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che ha trasmesso la Comunicazione ACE, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La Comunicazione ACE può essere inviata dal 20 novembre 2021 fino alla scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare tale termine cade l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo alla data indicata nel campo “Data fine periodo d’imposta” del modello di cui al punto La Comunicazione ACE può essere inviata con riferimento a uno o più incrementi di capitale proprio; in caso di incrementi successivi vanno presentate ulteriori Comunicazioni ACE distinte senza riportare gli incrementi indicati nelle Comunicazioni ACE già presentate.
Nello stesso periodo è possibile:
a) rettificare una Comunicazione ACE già inviata, inviando una nuova Comunicazione ACE che sostituisce integralmente quella precedentemente trasmessa. Restano validi gli utilizzi del credito d’imposta riconosciuto sulla base della Comunicazione ACE oggetto di rettifica, fino a concorrenza del minor importo tra il credito risultante dalla predetta Comunicazione ACE e quello risultante dalla Comunicazione ACE rettificativa;
b) presentare la rinuncia integrale al credito d’imposta precedentemente comunicato.
Al Centro Operativo Servizi Fiscali di Cagliari è demandata la competenza per gli adempimenti conseguenti alla gestione della Comunicazione ACE.
Entro trenta giorni dalla data di presentazione delle singole Comunicazioni ACE, l’Agenzia delle entrate comunica ai richiedenti il riconoscimento ovvero il diniego del credito d’imposta. Fermo restando quanto previsto nel periodo precedente, relativamente alle Comunicazioni ACE per le quali l’ammontare del credito d’imposta fruibile sia superiore a 150.000 euro il credito è utilizzabile in esito alle verifiche fatte. L’Agenzia delle entrate comunica l’autorizzazione all’utilizzo del credito d’imposta qualora non sussistano motivi ostativi.
Il credito d’imposta può essere utilizzato, previa comunicazione del riconoscimento del credito di cui al punto precedente, dal giorno successivo a quello di avvenuto versamento del conferimento in denaro o dal giorno successivo alla rinuncia o alla compensazione di crediti ovvero dal giorno successivo alla delibera dell’assemblea di destinare, in tutto o in parte, a riserva l’utile di esercizio.
Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione, oppure può essere chiesto a rimborso nella dichiarazione dei redditi nella quale il credito d’imposta va indicato. In alternativa, il credito può essere ceduto con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ed è usufruito dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:
a) il modello F24 è presentato esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;

b) nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo fruibile, anche tenendo conto di precedenti utilizzi, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate;
c) con successiva risoluzione sono impartite le istruzioni per la compilazione del modello F24.
La comunicazione della cessione del credito d’imposta avviene esclusivamente a cura del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La comunicazione della cessione del credito può avvenire a decorrere dal momento in cui lo stesso risulta utilizzabile da parte del cedente.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione del credito ceduto utilizzando direttamente le funzionalità previste.
Dopo l’accettazione, alle stesse condizioni applicabili al cedente e nei limiti dell’importo ceduto, il cessionario utilizza il credito d’imposta con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
In alternativa all’utilizzo diretto, i cessionari possono ulteriormente cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti.
La comunicazione dell’ulteriore cessione del credito avviene esclusivamente da parte del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Il successivo cessionario utilizza il credito d’imposta secondo le stesse modalità e condizioni applicabili al cedente, dopo l’accettazione della cessione da comunicare esclusivamente a cura dello stesso cessionario con le medesime funzionalità sopra descritte.

Cambio di destinazione d’uso a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus

Forniti chiarimenti sul cambio di destinazione d’uso unità abitativa a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 settembre 2021, n. 611).

Nel caso di specie, il contribuente intende effettuare interventi di recupero del patrimonio edilizio riconducibili all’articolo 16-bis,comma 1, lett. a) e seguenti, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) nonché interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, su un’unità immobiliare residenziale (categoria catastale A/3) che al termine degli interventi verrà adibita a studio professionale con contestuale variazione di destinazione d’uso.
Si rammenta che l’articolo 16-bis del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) disciplina una detrazione, ai fini dell’IRPEF, pari al 36 per cento delle spese sostenute, fino ad un ammontare massimo complessivo delle stesse pari a 48.000 euro per unità immobiliare effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi ivi indicati, nella maggiore misura del 50 per cento e con il limite di spesa di 96.000,00 euro per unità immobiliare per le spese sostenute tra il 26 giugno 2012 ed il 31 dicembre 2021. La detrazione è ripartita in 10 rate annuali di pari importo.
Ai fini della detrazione, gli interventi devono essere eseguiti su edifici residenziali o su parti di edifici residenziali di qualunque categoria catastale, anche rurale, esistenti. Sono pertanto esclusi gli interventi realizzati su edifici o su parti di edifici non residenziali.
A differenza della detrazione spettante ai sensi del citato articolo 16-bis del TUIR, l’ecobonus di cui all’art. 14 D.L. n. 63/2013, invece, si applica a tutti gli edifici esistenti, anche non “residenziali”.
Pertanto, l’Istante non potrà fruire della detrazione di cui al citato articolo 16-bis del TUIR atteso che l’immobile a seguito degli interventi non avrà una destinazione d’uso abitativa in quanto sarà adibito a studio professionale della moglie.
Sarà, invece, possibile fruire dell’ecobonus di cui al citato articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013 atteso che tale detrazione spetta anche per interventi realizzati su immobili non abitativi, nel rispetto di tutti i requisiti e adempimenti richiesti dalla normativa.