Modelli di dichiarazione IVA relativi all’anno 2020

Approvati i modelli di dichiarazione IVA/2021 concernenti l’anno 2020, con le relative istruzioni, da presentare nell’anno 2021 ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 15 gennaio 2021, n. 13095).

 

Il modello di dichiarazione annuale IVA/2021 deve essere utilizzato per presentare la dichiarazione IVA concernente l’anno d’imposta 2020 ed è composto da:
– il frontespizio, contenente anche l’informativa relativa al trattamento dei dati personali;
– i quadri VA, VB, VC, VD, VE, VF, VJ, VH, VM, VK, VN, VL, VP, VQ, VT, VX, VO, VG, VS, VV, VW, VY e VZ;

Per la presentazione della dichiarazione annuale IVA è possibile utilizzare, in alternativa, il modello IVA BASE/2021, che è una versione semplificata del modello di dichiarazione annuale IVA/2021 ed è composto da:
– il frontespizio, contenente anche l’informativa relativa al trattamento dei dati personali;
– i quadri VA, VB, VE, VF, VJ, VH, VL, VP, VX e VT.

Il modello IVA BASE/2021 può essere utilizzato dai soggetti Iva, sia persone fisiche che soggetti diversi dalle persone fisiche, che nel corso dell’anno:
– hanno determinato l’imposta dovuta o l’imposta ammessa in detrazione secondo le regole generali previste dalla disciplina Iva e, pertanto, non hanno applicato gli specifici criteri dettati dai regimi speciali Iva quali, ad esempio, quelli previsti dall’articolo 34 per gli agricoltori o dall’articolo 74-ter per le agenzie di viaggio;
– hanno effettuato in via occasionale cessioni di beni usati e/o operazioni per le quali è stato applicato il regime per le attività agricole connesse di cui all’articolo 34-bis;
– non hanno effettuato operazioni con l’estero (cessioni ed acquisti intracomunitari, cessioni all’esportazione ed importazioni, ecc.);
– non hanno effettuato acquisti ed importazioni senza applicazione dell’imposta avvalendosi dell’istituto del plafond di cui all’articolo 2, comma 2, della legge n. 28 del 1997;
– non hanno partecipato ad operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.

Il modello IVA BASE/2021 non può essere utilizzato:
– dai soggetti non residenti che hanno istituito nel territorio dello Stato una stabile organizzazione ovvero che si avvalgono dell’istituto della rappresentanza fiscale o dell’identificazione diretta;
– dalle società di gestione del risparmio che gestiscono fondi immobiliari chiusi;
– dai soggetti tenuti ad utilizzare il modello F24 auto UE;
– dai curatori fallimentari e dai commissari liquidatori tenuti a presentare la dichiarazione annuale per conto dei soggetti Iva sottoposti a procedura concorsuale;
– dalle società che hanno partecipato ad una procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo di cui all’articolo 73;
– dall’ente o società commerciale controllante che intende avvalersi, per il 2021, della particolare procedura di compensazione dell’IVA di gruppo (prevista dal decreto ministeriale 13 dicembre 1979, recante le norme di attuazione delle disposizioni di cui all’art. 73, ultimo comma), comunicando all’Agenzia delle entrate l’esercizio dell’opzione tramite la compilazione del quadro VG nella dichiarazione IVA/2021;
– dai soggetti che hanno presentato nel 2020 dichiarazioni integrative a favore ai sensi dell’art. 8, comma 6-bis, del d.P.R. n. 322 del 1998 (comma introdotto dall’art. 5 del decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2016, n. 225) e che, ai sensi del comma 6-quater del citato art. 8, sono tenuti ad indicare il credito derivante dal minor debito o dal maggiore credito risultante dalle dichiarazioni integrative nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui sono presentate le dichiarazioni integrative;
– dai soggetti che avendo omesso di effettuare versamenti periodici IVA compilano il quadro VQ della dichiarazione IVA/2021.

Le principali modifiche, di carattere generale, introdotte nei modelli di dichiarazione IVA/2021 sono di seguito esposte.
QUADRO VA
Nella sezione 2, è stato inserito il nuovo rigo VA16 riservato ai soggetti che hanno usufruito dei provvedimenti agevolativi di sospensione dei versamenti emanati a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19.
QUADRO VF
Nella sezione 3, rigo VF30, è stata prevista la nuova casella 10 che deve essere barrata dagli imprenditori agricoli che hanno applicato il regime riservato all’attività di oleoturismo di cui alla legge n. 160 del 2019.
Nella sezione 3-A, rigo VF34, è stato introdotto un nuovo campo 9 per tenere conto in sede di determinazione della percentuale  di detrazione delle cessioni di beni di cui all’articolo 124 del decreto-legge n. 34 del 2020 e all’articolo 1, comma 453, della legge n. 178 del 2020. Conseguentemente il campo successivo è stato rinumerato in campo 10.
Quadro VI
L’articolo 12-septies del decreto-legge n. 34 del 2019 ha ridefinito la disciplina delle dichiarazioni d’intento e ha previsto la soppressione dell’obbligo di comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute da parte dei fornitori di esportatori abituali.
Ne consegue che il quadro VI è stato soppresso.
QUADRO VQ
Nel quadro è stata prevista la nuova colonna 7 riguardante l’ammontare dell’IVA periodica versata a seguito della ripresa dei versamenti dopo la sospensione per eventi eccezionali, nel periodo compreso tra il giorno successivo alla data di presentazione  della dichiarazione relativa al 2019 e la data di presentazione della dichiarazione relativa al presente anno d’imposta. Le colonne successive sono state rinumerate.
Quadro VL
Nella sezione 3, è stato previsto il nuovo rigo VL41, per indicare nel campo 1, la differenza, se positiva, tra l’IVA periodica dovuta e l’IVA periodica versata; nel campo 2, la differenza, se positiva, tra il credito che si sarebbe generato qualora l’IVA periodica dovuta fosse stata interamente versata entro la data di presentazione della dichiarazione annuale (“credito potenziale”) e il credito effettivamente liquidato nel rigo VL33.
QUADRO VO
Nella sezione 1, è stato previsto il rigo VO16, riservato ai soggetti che effettuano le prestazioni di servizi indicate nell’art. 7-octies nei confronti di committenti non soggetti passivi stabiliti in Stati membri dell’Unione europea diversi dall’Italia. Nella sezione 2, rigo VO26, è stata prevista la casella 2 per comunicare la revoca dell’opzione in precedenza esercitata. Nella sezione 3, è stato introdotto il rigo VO36, riservato ai soggetti che esercitano l’attività oleoturistica e comunicano di aver optato per l’applicazione dell’IVA e del reddito nei modi ordinari.
Prospetto IVA 26/PR
QUADRO VS
Nella sezione 2, è stato inserito il nuovo rigo VS23 riservato ai soggetti che hanno usufruito dei provvedimenti agevolativi di sospensione dei versamenti a seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19.
QUADRO VW
Nella sezione 2, è stato previsto il nuovo rigo VW41, per indicare nel campo 1, la differenza, se positiva, tra l’IVA periodica dovuta e l’IVA periodica versata; nel campo 2, la differenza, se positiva, tra il credito che si sarebbe generato qualora l’IVA periodica dovuta fosse stata interamente versata entro la data di presentazione della dichiarazione annuale (“credito potenziale”) e il credito effettivamente liquidato nel rigo VW33.

In base all’art. 8 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 e successive modificazioni, la dichiarazione IVA, relativa all’anno 2020 deve essere presentata nel periodo compreso tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2021.
Il d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, non prevede un termine di consegna della dichiarazione agli intermediari, che dovranno poi provvedere alla trasmissione telematica, ma viene unicamente stabilito il termine entro cui le dichiarazioni devono essere presentate telematicamente all’Agenzia delle entrate.
Ai sensi degli artt. 2 e 8 del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza dei suddetti termini sono valide, salvo l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge. Quelle presentate, invece, con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.

La dichiarazione, da presentare esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle entrate, può essere trasmessa:
a) direttamente dal dichiarante;
b) tramite un intermediario abilitato ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322;
c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
d) tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate.
La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.

 

Pronto il modello di dichiarazione dell’imposta sui servizi digitali

Approvato il modello DST (Digital Services Tax) per la dichiarazione dell’imposta sui servizi digitali, istituita dall’articolo 1, commi da 35 a 50, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 25 gennaio 2021, n. 22879).

Con il nuovo modello Dst bisogna comunicare all’Agenzia i dati relativi all’Imposta sui servizi digitali dovuta e versata per il 2020. Con la stessa dichiarazione è inoltre possibile chiedere il rimborso, nel caso l’imposta sia stata pagata in eccesso, oppure riportare l’eventuale credito all’anno successivo.
Sono tenuti alla presentazione del modello i soggetti esercenti attività d’impresa che, nel corso dell’anno solare precedente a quello in cui sorge il presupposto impositivo, realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a euro 750.000.000 e, nel medesimo periodo, sempre singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore a euro 5.500.000 nel territorio dello Stato. In caso di designazione, la società del gruppo designata assolve al predetto obbligo per ciascuna società designante.
Ordinariamente, il modello deve essere presentato in via telematica entro il 31 marzo di ciascun anno. In occasione della prima annualità applicativa, la dichiarazione relativa al 2020 si potrà presentare entro il 30 aprile 2021, allargando quindi di 30 giorni la finestra temporale per l’invio d’esordio.
La Digital services tax si applica sui ricavi derivanti dalla fornitura, nel corso dell’anno solare, dei seguenti servizi digitali: – veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
– messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;
– trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.
Il nuovo modello Dst è disponibile, con le relative istruzioni, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate all’interno della sezione “Modelli”.

Iva agevolata per gli strumenti “accessori” all’utilizzo delle strumentazioni anti-covid

Le cessioni degli strumenti necessari al corretto utilizzo dei saturimetri sono accessorie alla commercializzazione di questi ultimi e, quindi, usufruiscono dell’esenzione Iva fino al 31 dicembre 2020 e dell’aliquota ridotta del 5% dal 1° gennaio 2021 (Agenzia Entrate – risposta 25 gennaio 2021, n. 56).

L’art. 124 del Decreto Rilancio ha introdotto una disciplina IVA agevolata in relazione a determinati beni, considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid- 19, che consiste, fino al 31 dicembre 2020, in un particolare regime di esenzione con diritto a detrazione in capo al cedente degli stessi e, a partire dal 1° gennaio 2021, nell’applicazione dell’aliquota ridotta del 5%.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che rientrano tra la strumentazione per diagnostica per COVID-19 anche i saturimetri (pulsossimetri e ossimetri) in quanto sono dispositivi medici che permettono di diagnosticare una sofferenza a carico dell’apparato respiratorio di cui è responsabile COVID-19.

Il trattamento Iva agevolato spetta anche alle operazioni accessorie alle cessioni dei beni individuati nel cit. art. 124. A riguardo, l’Amministrazione finanziaria, in via generale, ha chiarito in sede di prassi che perché un’operazione possa essere qualificata come accessoria è necessario che la stessa presenti le seguenti caratteristiche:
– deve integrare, completare o rendere possibile l’operazione principale;
– deve essere resa direttamente dal medesimo soggetto che effettua l’operazione principale ovvero da terzi, ma per suo conto e a sue spese;
– deve essere resa nei confronti del medesimo soggetto (cessionario/committente) nei cui confronti è resa l’operazione principale.

Pertanto, le cessioni degli strumenti destinati e necessari al corretto utilizzo delle strumentazioni anti-covid, anche se non espressamente indicati nell’elenco dei dispositivi che possono usufruire del regime speciale, ne sono attratti perché indispensabili al buon funzionamento delle stesse strumentazioni.

Annullamento acconti PREU del 1° bimestre 2021

Solo per l’anno 2021, gli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio sono annullati e l’importo dovuto a titolo di PREU è versato integralmente entro il giorno 22 marzo 2021. (AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI – Determinazione 22 gennaio 2021, n. 24769/RU)

In considerazione della sospensione totale della raccolta tramite apparecchi da intrattenimento, il versamento degli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio (parametrati all’imposta versata per il settembre/ottobre 2020), sarebbero di gran lunga superiori ai versamenti effettivi, causando, per tale bimestre, la necessità di riconoscere successivamente lo scomputo dell’eccedenza dai versamenti dovuti per i bimestri successivi.

In un’ottica di semplificazione degli adempimenti tributari, in ragione dell’eccezionale situazione di emergenza dovuta all’epidemia da Covid-19 e in applicazione del principio costituzionale di capacità contributiva e del principio del favor contribuenti, è, pertanto, necessario prevedere modifiche temporalmente limitate ai Decreti Direttoriali del 12 aprile 2007 e del 1 luglio 2010, favorendo l’adempimento dei pagamenti dovuti e evitando, al contrario, il versamento di pagamenti non dovuti, determinando solo per l’anno 2021, che gli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio sono annullati e l’importo dovuto a titolo di PREU è versato integralmente entro il giorno 22 marzo 2021.

Le novità della Legge di bilancio 2021 sul fondo di garanzia PMI

Chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2021, in relazione alle garanzie su finanziamenti fino a 30 mila euro di cui alla lettera m), comma 1 dell’articolo 13 del DL Liquidità (ABI – Lettera circolare 18 gennaio 2021, n. 94).

La legge 30 dicembre 2020, n. 178 (c.d. “Legge di Bilancio 2021”) ha prorogato al 30 giugno 2021 il termine entro il quale il Fondo di garanzia per le PMI può concedere le coperture previste della lettera m), comma 1 dell’articolo 13 dal decreto-legge 8 aprile 2020, n.23 (c.d. “DL Liquidità”), conformemente a quanto stabilito dalla Comunicazione della Commissione (2020/C 340 I/01), recante la quarta modifica del Quadro temporaneo perle misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19.
Fanno eccezione le garanzie di cui al comma 12-bis dell’articolo 13 del DL Liquidità, comma inserito dalla legge di conversione del 14 agosto 2020, n. 104 e successivamente, così modificato dall’art. 64, comma 3 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (c.d. “DL Agosto”), convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126, i cui termini di concessione non sono stati prorogati. Pertanto, a far data dallo scorso 1° gennaio, non è più possibile presentare richieste di garanzia per operazioni a favore di Enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che non siano iscritti nel Registro delle Imprese (non è sufficiente l’iscrizione al REA).
Al comma 213, dell’articolo 1, della Legge di Bilancio 2021 ha peraltro esteso l’ambito soggettivo delle garanzie di cui alla lettera m) prevedendo che anche per le società di agenti in attività finanziaria, le società di mediazione creditizia e le società disciplinate dal TUB, identificate dal codice ATECO K 66.21.00, possano accedervi.
Con la circolare n. 24/2020, il Gestore del Fondo ha inoltre chiarito che l’estensione riguarderà le società che presentano i seguenti codici ATECO:
– 66.19.20 – Attività di promotori e mediatori finanziari;
– 66.19.21 – Promotori finanziari;
– 66.19.22 – Agenti, mediatori e procacciatori di prodotti finanziari;
– 66.21.00 – Attività dei periti e liquidatori indipendenti delle assicurazioni.
Sempre con riferimento alle garanzie di cui alla lettera m), la legge di Bilancio 2021 estende da 10 a 15 anni la durata massima dei finanziamenti garanti (articolo 1, comma 216). Resta invece confermato che il rimborso della quota capitale dei predetti finanziamenti non può iniziare prima di 24 mesi dalla data di erogazione.
Al riguardo, l’ABI evidenzia che dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2021 ai predetti finanziamenti va applicato un tasso di interesse che non può essere superiore allo 0,20 per cento aumentato del valore, se positivo, del tasso del Rendistato con durata analoga al finanziamento coperto dalla garanzia pubblica (comma 218, articolo 1).
Ai sensi del comma 217, il prolungamento della durata può essere richiesto anche in relazione ai finanziamenti già concessi alla data di entrata in vigore della predetta Legge di Bilancio, con il mero adeguamento della componente Rendistato del tasso d’interesse applicato, in relazione alla maggiore durata dello stesso finanziamento.
Secondo quanto specificato nella circolare del Gestore n. 1/2021, per i finanziamenti già erogati, l’adeguamento in aumento della durata fino a 15 anni può avvenire tramite l’erogazione al soggetto beneficiario finale di un nuovo finanziamento finalizzato all’estinzione di quello garantito ovvero attraverso la sottoscrizione/stipula di un addendum al contratto di finanziamento garantito, senza l’acquisizione di un nuovo Allegato 4 bis.
Il Gestore precisa, inoltre, che la durata massima di 15 anni deve sempre decorrere dalla data di erogazione del finanziamento originario. Pertanto, la durata del nuovo finanziamento deve tenere conto del periodo di preammortamento già trascorso del finanziamento precedentemente erogato e, comunque, prevedere un preammortamento della durata almeno di 24 mesi.
Il caricamento del tracciato relativo alle predette richieste deve avvenire sempre mediante la funzionalità “FdG/Flussi Elettronici/Flussi Variazioni ML” disponibile sul Portale del Fondo di Garanzia e seguendo quanto previsto dalle Specifiche tecniche pubblicate sul sito Internet del Fondo nella sezione Guide e Manuali.
Anche nel caso in cui l’adeguamento riguardi una sola operazione, si deve utilizzare la predetta funzionalità; non sono accettate richieste di adeguamento inviate tramite Allegato 5.
Tutte le modifiche sopra illustrate riguardano le richieste di ammissione all’intervento del Fondo presentate a partire dallo scorso 13 gennaio.

Misure Covid-19: Lombardia e Sardegna cambiano colore

Dal 24 gennaio 2021, la regione Lombardia dalla zona rossa passa alla zona arancione e la regione Sardegna dalla zona gialla passa alla zona arancione. Restano sempre in zona arancione le regioni Calabria, Emilia Romagna e Veneto (Ministero Salute – ordinanze 22 gennaio 2021 e 23 gennaio 2021).

In base alle Ordinanze del Ministro della salute del 22 e del 23 gennaio 2021, sono attualmente ricomprese:

– nell’area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;

– nell’area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;

– nell’area rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia.

Dichiarazione redditi pre-compilata 2021: proroga utilizzo dati sanitari

Sono stati prorogati i termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 22 gennaio 2021, n. 20765)

In deroga a quanto previsto l’anno scorso, in merito alle modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e delle spese veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata a decorrere dall’anno d’imposta 2019, esclusivamente con riferimento ai dati relativi alle spese sanitarie sostenute nel 2020 e ai relativi rimborsi:
– ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata, il Sistema Tessera Sanitaria, dal 16 marzo 2021, mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati consolidati di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2014, i dati consolidati comunicati dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, del medesimo decreto, nonché i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi comunicati da parte degli ulteriori soggetti obbligati alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria in base alla normativa vigente;
– l’opposizione a rendere disponibili all’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata può essere effettuata:
a) con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, fino all’8 febbraio 2021, comunicando all’Agenzia delle entrate, oltre alla tipologia di spesa da escludere, il proprio codice fiscale, i dati anagrafici e il numero di identificazione posto sul retro della tessera sanitaria con la relativa data di scadenza;
b) in relazione ad ogni singola voce, dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021, accedendo all’area autenticata del sito web dedicato del Sistema Tessera Sanitaria tramite tessera sanitaria TS-CNS oppure tramite le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle entrate.

Studi di settore: quello “evoluto” prevale in sede di accertamento

In tema di accertamento basato sullo studio di settore, quello “evoluto” si applica con criterio prevalente, anche con efficacia retroattiva su annualità precedenti alla sua approvazione, se risulta più favorevole al contribuente (Corte di Cassazione – Ordinanza 22 gennaio 2021, n. 1290)

La controversia riguarda un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato da un’Associazione professionale sulla base degli studi di settore, in considerazione delle incongruenze tra i ricavi dichiarati e le risultanze dello studio di settore applicabile (TK04U).
I giudici tributari hanno affermato la legittima determinazione induttiva dei ricavi (e dei redditi) sulla base degli studi di settore, data l’assenza di idonee e legittime prove documentali contrarie, e tenuto conto dei risultati in perdita per cinque esercizi consecutivi, distintivi di una gestione antieconomica dell’attività.
L’Associazione professionale ha impugnato la decisione lamentando l’omessa pronuncia sulla richiesta di applicazione dello studio di settore evoluto, con conseguente riduzione delle somme accertate.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Associazione osservando che i giudici tributari hanno omesso di pronunciarsi sulla domanda subordinata, proposta dagli appellanti (vittoriosi in primo grado) nelle rispettive controdeduzioni, di applicazione retroattiva dello studio evoluto UK04U, ad essi più favorevole.
In proposito, la Suprema Corte ha precisato che l’accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore costituisce un sistema unitario, frutto di un progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività per categorie omogenee di contribuenti.
Pertanto, deve ritenersi giustificata l’applicazione retroattiva dello strumento più recente (evoluzione), che prevale rispetto a quello precedente, in quanto più raffinato e più affidabile.

Nuovi chiarimenti dall’Agenzia Entrate-Riscossione

Sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sono state aggiornate le faq sulle misure introdotte in materia di riscossione dai provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 (Agenzia Entrate-Riscossione – faq del 20 gennaio 2021).

Di seguito le risposte alle domande più frequenti sulle misure introdotte in materia di riscossione dai decreti Covid-19.

FAQ n. 1

Fino a quando sono sospesi i pagamenti delle cartelle di Agenzia delle entrate- Riscossione?

I provvedimenti legislativi emanati nel periodo di emergenza Covid-19 hanno differito al 31 gennaio 2021 il termine “finale” di sospensione del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione.

Pertanto, i pagamenti sospesi sono quelli in scadenza dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021.

FAQ n. 2

Ho una cartella, che mi è stata notificata tempo fa, scaduta dopo l’8 marzo 2020. Devo pagarla per evitare le procedure di recupero ovvero i termini per il pagamento sono sospesi?

I termini per il pagamento sono sospesi fino al 31 gennaio 2021. Il versamento delle somme dovute dovrà essere effettuato entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 3

I pagamenti oggetto di sospensione, che dovranno essere eseguiti entro il 28 febbraio 2021, vanno effettuati in unica soluzione?

Non necessariamente. Per le cartelle di pagamento in scadenza nel periodo di sospensione puoi anche richiedere una rateizzazione. Al fine di evitare l’attivazione di procedure di recupero da parte di Agenzia delle entrate- Riscossione, è opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 4

Agenzia delle entrate-Riscossione può notificarmi nuove cartelle nel periodo di sospensione (dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021)?

No. Nel periodo di sospensione – dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 – Agenzia delle entrate-Riscossione non effettuerà la notifica delle cartelle di pagamento, nemmeno tramite posta elettronica certificata (pec).

FAQ n. 5

Il DL. n. 137/2020 cosiddetto “Decreto Ristori” dispone una nuova data di pagamento delle rate in scadenza nel 2020 della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”?

Si. Il “Decreto Ristori” ha prorogato al 1° marzo 2021 il termine di pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, precedentemente fissato al 10 dicembre 2020 dal DL n. 34/2020 “Decreto Rilancio”.

Per le rate in scadenza nell’anno 2021 e nei successivi anni, restano confermati i termini di pagamento riportati sulla “Comunicazione” che hai ricevuto.

FAQ n. 6

Se non rispetto le scadenze di legge ma pago le rate della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio” entro il 1° marzo 2021, quali bollettini devo usare?

Per effettuare il pagamento puoi continuare a utilizzare i bollettini contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute” già in tuo possesso anche se effettuerai il versamento in date differenti rispetto a quelle originarie. Se hai smarrito la “Comunicazione” puoi sempre chiederne una copia con il nostro servizio servizio online.

FAQ n. 7

Saranno considerati regolari, anche i pagamenti di tutte le rate della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio” in scadenza nell’anno 2020, effettuati nei 5 giorni successivi al termine del 1° marzo 2021?

No. Il “Decreto Ristori” non prevede alcun ritardo rispetto al termine del 1° marzo 2021. Quindi è necessario fare attenzione, perché il pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio”, effettuato dopo il 1° marzo 2021, sarà acquisito a titolo di acconto sull’intero debito e il contribuente perderà i benefici delle misure agevolative.

Per le rate dell’anno 2021 resta confermato, invece, il ritardo massimo di 5 giorni per il pagamento rispetto alla scadenza della rata, senza incorrere in sanzioni o perdere il beneficio della Definizione agevolata.

FAQ n. 8

Non ho pagato le rate della “Rottamazione-ter” e/o del “Saldo e stralcio” in scadenza entro il 31 dicembre 2019 e pertanto si è determinata l’inefficacia della Definizione agevolata. Ora posso chiedere la rateizzazione del debito?

Si. Il “Decreto Rilancio” ha previsto la possibilità di chiedere la rateizzazione (ex articolo 19 del DPR n. 602/1973) dei debiti oggetto di “Rottamazione-ter” o di “Saldo e stralcio” per i quali il contribuente ha perso il beneficio della Definizione agevolata, non avendo pagato entro i relativi termini le rate che erano in scadenza nell’anno 2019.

FAQ n. 9

Se si è determinata l’inefficacia della Definizione agevolata perché non ho pagato le rate della “prima Rottamazione” (o della “Rottamazione-bis”), posso chiedere la rateizzazione del debito?

Il “Decreto Ristori” ha esteso tale possibilità di chiedere la rateizzazione (ex articolo 19 del DPR n. 602/1973) anche a coloro che avevano già perso i benefici delle misure agevolative della “prima Rottamazione” (D.L. n. 193/2016 e della “Rottamazione-bis” (D.L. n. 148/2017) non avendo pagato le rate in scadenza entro i termini previsti.

FAQ n. 10

Ho un piano di rateizzazione in corso con rate che scadono nel periodo di sospensione. Per queste rate devo rispettare le scadenze di pagamento?

Il pagamento delle rate in scadenza è sospeso dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021. Queste rate devono essere versate comunque entro il 28 febbraio 2021.

FAQ n. 11

Durante il periodo di sospensione, Agenzia delle entrate-Riscossione prenderà in esame e tratterà le mie istanze di rateizzazione?

Sì. L’operatività di Agenzia delle entrate-Riscossione prosegue anche nel periodo di sospensione e pertanto tratterà le tue istanze e ti invierà i previsti riscontri.

FAQ n. 12

Ho un piano di rateizzazione che alla data dell’8 marzo 2020 era ancora in essere, ma potrei avere difficoltà a corrispondere entro il 28 febbraio 2021 tutte le rate in scadenza. È prevista qualche agevolazione?

Sì. Il “Decreto Rilancio” estende da 5 a 10 il numero massimo delle rate, anche non consecutive, che comportano la decadenza del piano di rateizzazione in caso di mancato pagamento. Inoltre, il “Decreto Ristori” ha esteso tale agevolazione a tutti i piani di rateizzazione che verranno concessi a fronte di istanze presentate fino al 31 dicembre 2021.

FAQ n. 13

Con la fine del periodo di sospensione, fissato al 31 gennaio 2021, qual è il termine per pagare le rate dei piani di rateizzazione?

Il pagamento delle rate sospese, ossia quelle che avevano scadenza compresa tra l’8 marzo 2020 e il 31 gennaio 2021, dovrà essere effettuato entro il prossimo 28 febbraio.

FAQ n. 14

Il “Decreto Ristori” introduce delle agevolazioni per la presetazione delle richieste di rateizzazione?

Sì. Per le richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, la temporanea situazione di obiettiva difficoltà deve essere documentata, ai fini della relativa concessione, solo nel caso in cui il debito complessivo oggetto di rateizzazione sia di importo superiore a 100 mila euro, in deroga alla soglia di 60 mila prevista dall’art. 19, comma 1 ultimo periodo, del DPR n. 602/1973.

FAQ n. 15

Una volta ottenuto il piano di rateizzazione, le eventuali procedure esecutive in essere prima della data di presentazione dell’istanza di rateizzazione vengono automaticamente revocate?

Per i provvedimenti di accoglimento relativi a richieste di rateizzazione presentate a decorrere dal 30 novembre 2020, l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate si determina con il pagamento della prima rata del piano di rateizzazione a condizione che non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, ovvero il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

FAQ n. 16

Ho una cartella i cui termini di versamento sono scaduti prima dell’8 marzo 2020. Agenzia delle entrate-Riscossione può attivare procedure cautelari o esecutive durante il periodo di sospensione?

No. Durante il periodo di sospensione, quindi fino al 31 gennaio 2021, Agenzia delle entrate-Riscossione non attiverà alcuna nuova procedura cautelare (es. fermo amministrativo o ipoteca) o esecutiva (es. pignoramento).

FAQ n. 17

Ho ricevuto alla fine del mese di febbraio 2020 un preavviso di fermo del mio veicolo (o un preavviso di ipoteca), che avrei dovuto pagare entro i successivi 30 giorni. Se non sono riuscito ancora a pagarlo posso utilizzare l’auto (o mi viene iscritta ipoteca sull’immobile)?

Dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 le azioni di recupero, cautelari ed esecutive, dei carichi affidati alla riscossione sono sospese e pertanto, fino a quest’ultima data, Agenzia delle entrate-Riscossione non procederà all’iscrizione di fermi amministrativi (o alle iscrizioni di ipoteche).

FAQ n. 18

Ho un fermo amministrativo già iscritto per una vecchia cartella. Come posso fare per chiedere la cancellazione o la sospensione del fermo amministrativo durante il periodo di sospensione?

Puoi pagare integralmente il debito oggetto di fermo amministrativo per ottenere la sua cancellazione oppure chiedere un piano di rateizzazione del debito e, pagando la prima rata, puoi ottenere la sospensione del provvedimento.

FAQ n. 19

Ho subito il pignoramento dello stipendio prima dell’entrata in vigore del Decreto n. 34/2020. Il mio datore di lavoro continuerà ad effettuare la trattenuta nella misura prevista dalla legge?

Fino al 31 gennaio 2021 sono sospesi gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi, effettuati dall’Agente della riscossione prima della data di entrata in vigore del Decreto n. 34/2020, se relativi a somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego nonché a titolo di pensione e trattamenti assimilati. Pertanto, il datore di lavoro, dall’entrata in vigore del “Decreto Rilancio” e fino al 31 dicembre 2020 e dall’entrata in vigore del D.L. 3/2021 e fino al 31 gennaio 2021, non effettuerà le relative trattenute che riprenderanno, salvo l’eventuale pagamento del debito, a decorrere dal 1° febbraio 2021.

FAQ n. 20

Devo ricevere il pagamento di una prestazione professionale da parte di una Pubblica Amministrazione ma ho una cartella di pagamento scaduta di importo superiore a 5 mila euro. La Pubblica Amministrazione farà le verifiche presso l’agente della riscossione e bloccherà il pagamento?

No. Nel periodo di sospensione dall’8 marzo 2020 al 31 gennaio 2021 le Pubbliche Amministrazioni non devono verificare la presenza di debiti non ancora pagati all’agente della riscossione (articolo 48-bis del DPR n. 602/1973). Le verifiche eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio della sospensione, che hanno fatto emergere una situazione di inadempienza ma per le quali l’agente della riscossione non ha ancora notificato l’atto di pignoramento, sono prive di qualunque effetto e le Amministrazioni Pubbliche procedono al pagamento a favore del beneficiario.

FAQ n. 21

È possibile ricevere assistenza agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione durante l’emergenza COVID-19? Posso presentarmi direttamente o devo richiedere un appuntamento?

A partire dal 15 giugno 2020 Agenzia delle entrate-Riscossione ha avviato la graduale riapertura al pubblico degli sportelli presenti sul territorio nazionale, nei giorni dal lunedì al venerdì, con orario dalle 8.15 alle 13.15. L’ingresso è consentito solo tramite appuntamento.

È possibile fissare un appuntamento tramite il servizio “Prenota ticket”, disponibile nell’area pubblica del portale e dell’App Equiclick senza necessità di pin e password.

In considerazione della sospensione fino al prossimo 31 gennaio 2021 delle attività di notifica e di riscossione, i servizi di sportello al momento disponibili sono limitati alle sole operazioni urgenti e indifferibili.

Istanza di rimborso per ritenute subite in misura maggiore: termine di decadenza

In materia di rimborso delle ritenute d’acconto indebitamente subite dal personale delle Amministrazioni dello Stato sull’intero importo delle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (imponibili al 50 per cento), la decorrenza del termine di presentazione dell’istanza, stabilito a pena di decadenza, inizia dalla data in cui la ritenuta è stata operata (Agenzia delle Entrate – Risposta 22 gennaio 2021, n. 55).

Con riferimento all’errata applicazione delle ritenute d’acconto Irpef sulle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (corrisposte nei periodi d’imposta 2017 e 2016), il Ministero ha posto il quesito se la decorrenza del termine decadenziale di 48 mesi per la formulazione, da parte dei dipendenti interessati, dell’istanza di rimborso, decorra da ogni singola mensilità stipendiale, nel cui cedolino risulta l’indennità e la relativa ritenuta, ovvero possa avere a riferimento il complessivo periodo di imposta.

L’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente osservato che le Amministrazioni dello Stato che corrispondono somme e valori costituenti reddito di lavoro dipendente per il percipiente, adempiono alla riscossione delle relative imposte mediante “ritenuta diretta”.
Tale modalità di riscossione, diversamente dal “versamento diretto”, non comporta, in ragione della coincidenza tra il soggetto tenuto ad operare la ritenuta e il soggetto creditore del tributo, il materiale versamento all’Erario delle ritenute operate sulle somme erogate. La “ritenuta diretta” implica una sorta di compensazione, che lo Stato opera fra il credito fiscale ed il controcredito del contribuente e, pertanto, riguarda esclusivamente le amministrazioni statali.

Il contribuente assoggettato a ritenuta diretta può ricorrere all’Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate nella quale ha il domicilio fiscale, chiedendo il rimborso per errore materiale, duplicazione o inesistenza totale o parziale dell’obbligazione tributaria, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi.

Con riferimento alle indennità di cui all’articolo 51, co. 6 del TUIR (imponibili al 50 per cento), sulle quali la ritenuta sia stata applicata erroneamente sull’intero importo, il suddetto termine per l’istanza di rimborso decorre dal momento in cui la ritenuta è stata operata, considerato che, già al momento dell’erogazione dell’indennità de quo, l’obbligazione tributaria era certa e la parziale sua imponibilità legittimava il contribuente alla presentazione dell’istanza di rimborso.

Nel caso in esame, riguardante anche i periodi di imposta 2016 e 2017, l’Agenzia delle Entrate ha precisato, che in alternativa alla richiesta di rimborso, laddove sia stata presentata la dichiarazione dei redditi, il contribuente può recuperare le maggiori imposte versate, presentando una dichiarazione integrativa a favore per ciascuna annualità, entro i termini di decadenza dell’azione di accertamento.
In proposito, si ricorda che, qualora la dichiarazione integrativa sia presentata entro i termini di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, il credito (o il maggior credito) è immediatamente compensabile con debiti del medesimo periodo risultanti dalla dichiarazione presentata. Qualora, invece, la dichiarazione integrativa sia presentata oltre i termini per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta successivo, il credito può essere utilizzato in compensazione solo per pagare debiti che matureranno a partire del periodo d’imposta successivo a quello in cui è presentata la dichiarazione integrativa. In tale ipotesi, peraltro, il credito deve essere indicato nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è presentata la dichiarazione integrativa e concorre alla liquidazione della corrispondente imposta, a debito o a credito.