Covid-19: Italia “bianca”

Dal 21 giugno 2021, con il passaggio in zona bianca delle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Sicilia, Toscana e della Provincia autonoma di Bolzano, l’Italia è tutta “bianca” fatta eccezione per la Valle d’Aosta che resta in zona gialla (Ministero salute – ordinanza 18 giugno 2021).

In base alle disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 21 giugno 2021 l’Italia è cosi suddivisa:

– zona bianca: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto;

zona gialla: Valle d’Aosta;

– zona arancione: nessuna regione;

– zona rossa: nessuna regione.

Comunicazioni atte a consentire l’esenzione della NASpI anticipata

Criteri e modalità delle comunicazioni atte a consentire l’esenzione della NASpI anticipata in un’unica soluzione destinata alla sottoscrizione di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, nonché ad attestare all’Istituto erogatore l’effettiva destinazione al capitale sociale della cooperativa interessata dell’intero importo anticipato (Agenzia delle entrate – Provvedimento 17 giugno 2021, n. 155130)

Il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 ha dettato norme in materia di ammortizzatori sociali, in conformità con l’articolo 38, secondo comma, della Costituzione, il quale sancisce il diritto dei lavoratori a forme di tutela contro la disoccupazione. In particolare, ha istituito una indennità mensile di disoccupazione denominata NASpI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente il lavoro.
Tra laltro si prevede che il lavoratore avente diritto alla corresponsione della NASpI può richiedere la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli sia stato ancora erogato a titolo di sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.
Con il provvedimento, in oggetto, sono stati stabiliti i criteri e le modalità di attuazione delle norme che riconoscono, in questo specifico caso, la non imponibilità ai fini Irpef dell’intero importo ricevuto a titolo di NASpI.
I lavoratori aventi diritto alla corresponsione della NASpI che intendano richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell’importo complessivo spettante, non ancora erogato, a titolo di incentivo per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio, sono tenuti, ai fini del riconoscimento dell’esenzione, ad allegare, con le modalità individuate dall’Istituto erogatore, alla domanda di anticipazione, i documenti di seguito elencati:
– attestazione di avvenuta iscrizione della cooperativa nel registro delle imprese presso la Camera di Commercio competente per territorio, nonché nell’Albo nazionale delle società cooperative gestito dalle Camere di Commercio unitamente all’indicazione degli estremi per la successiva verifica;
– stralcio dall’elenco dei soci corredato da una dichiarazione del Presidente della cooperativa attestante l’avvenuta iscrizione dell’interessato e l’attività allo stesso assegnata;
– dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, in cui il richiedente dichiara di destinare l’intero importo percepito al capitale sociale della cooperativa interessata entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno di imposta in cui è stata percepita la prestazione.
L’Istituto erogatore della NASpI non applicherà le ritenute alla fonte sulle somme erogate e provvederà a certificare, in qualità di sostituto d’imposta, l’erogazione di tali trattamenti utilizzando gli appositi campi che saranno riservati nel modello di Certificazione Unica.

Gren Pass Covid-19″: la nuova disciplina in G.U.

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 giugno 2021, n. 143 il D.P.C.M. 17 giugno 2021 recante la disciplina delle “Certificazioni verdi Covid-19”, comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione, lo stato di avvenuta guarigione dall’infezione ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus.

Le certificazioni verdi COVID-19 vengono rilasciate dalla Piattaforma nazionale-DGC (Piattaforma nazionale digital green certificate), e riportano i seguenti dati generali comuni a tutte e tre le tipologie di certificazioni:
– cognome e nome;
– data di nascita;
– malattia o agente bersaglio;
– soggetto che ha rilasciato la certificazione verde COVID-19: Ministero della salute;
– identificativo univoco della certificazione verde COVID-19.

La certificazione verde COVID-19 di avvenuta vaccinazione riporta altresì le seguenti indicazioni:
– tipo di vaccino somministrato;
– denominazione del vaccino;
– produttore o titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio del vaccino;
– numero della dose effettuata e numero totale di dosi previste per l’intestatario della certificazione verde COVID-19;
– data dell’ultima somministrazione effettuata;
– Stato in cui è stata effettuata la vaccinazione.

La certificazione verde COVID-19 di avvenuta guarigione riporta altresì le seguenti indicazioni:
– data del primo test molecolare positivo;
– Stato che ha effettuato il primo test molecolare positivo;
– data inizio validità della certificazione verde COVID-19;
– data fine validità della certificazione verde COVID-19.

La certificazione verde COVID-19 di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo riporta altresì le seguenti indicazioni:
– tipo del test;
– nome del test (facoltativo per test molecolare);
– produttore del test (facoltativo per test molecolare);
– data e ora del prelievo del campione per il test;
– risultato del test;
– centro o struttura in cui è stato eseguito il test;
– Stato in cui è stato effettuato il test.

La piattaforma nazionale-DGC svolge le seguenti funzioni:
– raccolta e gestione delle informazioni necessarie per la generazione e la revoca della validità delle certificazioni verdi COVID-19, attraverso le funzionalità del Sistema TS;
– generazione e cessazione della validità delle certificazioni verdi COVID-19;
– messa a disposizione delle certificazioni verdi COVID-19 ai soggetti intestatari delle stesse;
– verifica delle certificazioni verdi COVID-19;
– interoperabilità con i sistemi informativi degli altri Stati membri dell’Unione europea ai fini della verifica delle certificazioni verdi COVID-19 emesse;
– gestione delle codifiche europee e nazionali per assicurare la corretta generazione delle certificazioni verdi COVID-19, ai fini dell’interoperabilità semantica con i sistemi informativi degli altri Stati membri dell’Unione europea;
– messa a disposizione, in forma aggregata, dei dati trattati dalla Piattaforma nazionale-DGC per il monitoraggio del raggiungimento delle finalità normativamente previste per il servizio disciplinato dal presente decreto e per la diffusione delle informazioni rilevanti a fini di trasparenza.

La piattaforma nazionale-DGC genera le certificazioni verdi COVID-19 e l’autenticità, la validità e l’integrità delle certificazioni è garantita mediante sigilli elettronici qualificati.
La generazione delle certificazioni avviene in corrispondenza dei seguenti eventi:
– la somministrazione del vaccino contro il virus SARS-CoV-2;
– l’effettuazione di test antigenico rapido o molecolare al virus SARS-CoV-2 con esito negativo;
– l’avvenuta guarigione da COVID-19 attestata da una struttura sanitaria afferente ai Servizi sanitari regionali, da un medico di medicina generale, da un pediatra di libera scelta, da un medico USMAF (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) o SASN (Servizi di assistenza sanitaria al personale navigante).

Gli effetti della validità di ogni certificazione cessano decorso il periodo di validità della stessa.

Nell’eventualità in cui una struttura sanitaria afferente ai Servizi sanitari regionali, un medico di medicina generale, un pediatra di libera scelta o un medico USMAF o SASN comunichi alla Piattaforma nazionale-DGC, attraverso il Sistema TS, la positività al SARS-Cov-2 di una persona vaccinata o guarita da SARS-CoV-2, la Piattaforma nazionale-DGC genera una revoca delle certificazioni verdi COVID-19 eventualmente già rilasciate alla persona e ancora in corso di validità, inserendo gli identificativi univoci di dette certificazioni nella lista delle certificazioni revocate e comunicandoli al Gateway europeo. Della revoca la Piattaforma nazionale-DGC invia notifica all’interessato, anche per il tramite dei dati di contatto eventualmente disponibili.

Le certificazioni verdi COVID-19 sono identificate attraverso un codice univoco alfanumerico. Ai fini della verifica di autenticità, integrità e validità delle certificazioni verdi COVID-19 è prevista l’apposizione di un codice a barre bidimensionale (QR code).

Le certificazioni verdi COVID-19, sono messe a disposizione degli interessati, attraverso i seguenti strumenti digitali:
– portale della Piattaforma nazionale-DGC, cui si accede sia attraverso identità digitale sia con autenticazione a più fattori;
– Fascicolo sanitario elettronico;
– App Immuni;
– App IO;
– Sistema TS, per il tramite di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacisti e altri medici delle aziende sanitarie, USMAF, SASN autorizzati alle funzionalità del Sistema tessera sanitaria.

Tutti i suddetti strumenti digitali permettono all’interessato di consultare, visualizzare e scaricare le certificazioni anche in formato stampabile.
L’esercente la responsabilità genitoriale sull’assistito minore di età, nel momento in cui la certificazione verde COVID-19 relativa al minore è generata e visibile e scaricabile, riceve ai dati di contatto indicati al momento della prestazione sanitaria un codice univoco.

La verifica delle certificazioni verdi COVID-19 è effettuata mediante la lettura del codice a barre bidimensionale, utilizzando esclusivamente l’applicazione mobile predisposta, che consente unicamente di controllare l’autenticità, la validità e l’integrità della certificazione, e di conoscere le generalità dell’intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione.

Alla verifica sono deputati:
– i pubblici ufficiali nell’esercizio delle relative funzioni;
– il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, iscritto nell’elenco di cui all’art. 3, co. 8, L. n. 94/2009;
– i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati;
– il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati;
– i vettori aerei, marittimi e terrestri, nonché i loro delegati;
– i gestori delle strutture che erogano prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali per l’accesso alle quali, in qualità di visitatori, sia prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati.

L’intestatario della certificazione verde COVID-19 all’atto della verifica deve dimostrare, a richiesta dei verificatori, la propria identità personale mediante l’esibizione di un documento di identità.

Le certificazioni verdi COVID-19, rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute come equivalenti a quelle rilasciate in ambito nazionale, conformemente alla normativa dell’Unione europea.
Le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro sono riconosciute come equivalenti a quelle rilasciate in ambito nazionale.

ENT: chiarimenti sulle erogazioni liberali a favore di una fondazione

Forniti chiarimenti circa l’ambito applicativo delle agevolazioni previste dall’articolo 83 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 in relazione alle erogazioni liberali a favore di una fondazione estera (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 giugno 2021, n. 406).

Nel caso di specie, la fondazione di diritto tedesco persegue esclusivamente e direttamente finalità di pubblica utilità.
La Fondazione, altresì, persegue i seguenti scopi:
– promozione della ricerca medica e biologica in tutto il mondo;
– promozione del benessere dei bambini e dei giovani e promozione dell’educazione, con particolare riferimento a quella dei bambini.
La Fondazione, avvalendosi attraverso mandati di gestione patrimoniale conferiti ad un intermediario finanziario estero, effettua per quanto possibile investimenti sicuri al fine di conservare il patrimonio. Allo stesso modo mira a conseguire un rendimento che, unito alle donazioni ricevute, garantisce il finanziamento necessario per attuare gli scopi statutari. Con i propri investimenti la Fondazione istante adotta una strategia puramente difensiva o mirata esclusivamente alla conservazione del patrimonio.
Ciò considerato, chiede di conoscere:
– se all’Istante, quale fondazione comunitaria tedesca (iscritta nel Registro delle Fondazioni dello Stato Federale), siano applicabili le medesime detrazioni e deduzioni previste dall’articolo 83 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, per le erogazioni liberali effettuate dai contribuenti (persone fisiche, enti e società) residenti in Italia a favore degli enti del terzo settore non commerciali di cui all’articolo 79, comma 5 del CTS, con gli stessi requisiti previsti per gli enti del terzo settore residenti in Italia;
– se alla stessa Fondazione, pur non essendo residente in Italia, possa iscriversi nei registri italiani del terzo settore al fine di poter applicare la disciplina fiscale sopra richiamata.

Con il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 agosto 2017, n. 179) è stato approvato, in attuazione dell’articolo 1, comma 2, lettera b) della legge 6 giugno 2016, n. 106, il “Codice del Terzo Settore” (di seguito anche “CTS” o “Codice”) che provvede al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente in materia di enti del Terzo settore (di seguito “ETS”).
Con il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 15 settembre 2020, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 21 ottobre 2020, sono state rese note le regole di funzionamento del RUNTS con le relative modalità di trasmigrazione dei dati dai vecchi registri speciali al nuovo registro nazionale. L’iscrizione nel RUNTS ha effetto costitutivo relativamente all’acquisizione della qualifica di ente del Terzo settore e costituisce presupposto ai fini della fruizione dei benefici previsti dal Codice e dalle vigenti disposizioni in favore degli ETS.
A partire dall’operatività del nuovo RUNTS, pertanto, l’ambito applicativo delle relative agevolazioni potrà essere individuato anche facendo riferimento a quest’ultimo Registro, dal quale discende l’adozione della qualifica di “ETS” e la possibilità di fruire dei connessi benefici.
Una deroga alla suddetta previsione di applicabilità del CTS è recata dall’articolo 104, comma 1, del CTS medesimo, in base al quale alcune disposizioni, tra cui l’articolo 83 del CTS, si applicano «in via transitoria a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e fino al periodo d’imposta di entrata in vigore delle disposizioni di cui al titolo X secondo quanto indicato al comma 2, alle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all’articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 iscritte negli appositi registri, alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383»
Pertanto, in attesa che diventi operativo il predetto registro unico nazionale, l’agevolazione recata dal citato articolo 83, commi 1 e 2, risulta applicabile esclusivamente agli enti iscritti negli attuali registri previsti dalle normative di settore quali: ONLUS, ODV e APS. A decorrere dalla fine del predetto periodo transitorio, l’agevolazione in esame troverà applicazione a tutti gli enti che si qualificano quali ETS.
In altri termini, in vigenza del periodo transitorio, l’applicabilità dell’articolo 83, comma 1 e 2, del CTS alla fondazione Istante “non residente” va valutata non sulla base della sussistenza in capo alla stessa dei “nuovi” requisiti previsti dal CTS ma sulla base del possesso della qualifica di ONLUS (articolo 10 del d.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460), di ODV (legge 11 agosto 1991, n. 266) nonché di APS (legge 7 dicembre 2000, n. 383).
Relativamente alle ONLUS, ricorrendo tutti i requisiti di cui al citato articolo 10, comma 1, del d.lgs. n. 460 del 1997, nulla osta al riconoscimento della qualifica di ONLUS in favore degli enti residenti all’estero e, quindi, alla possibilità che gli stessi siano ammessi a beneficiare del relativo regime agevolativo.
Tale principio può essere esteso anche allo stesso modo alle fondazioni estere.
Per ottenere la qualifica di ONLUS l’Agenzia ritiene, pertanto, necessaria da parte della fondazione non residente, l’iscrizione nell’Anagrafe unica delle ONLUS, presso l’Agenzia delle Entrate. Ottenuta la qualifica di ONLUS con l’iscrizione nella predetta Anagrafe, l’ente interessato potrà fruire, durante il periodo transitorio di cui all’articolo 104, comma 1 del CTS dell’agevolazione recata dall’articolo 83, commi 1 e 2, del CTS a condizione che siano rispettati tutti gli adempimenti prescritti anche in relazione alle modalità delle erogazioni liberali in denaro, ovvero tramite versamento bancario o postale, nonché tramite sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo n. 241 del 1997 (carte di debito, carte credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari) per la detraibilità/deducibilità delle erogazioni in commento (ai fini della tracciabilità) ed al rispetto delle disposizioni stabilite per i beni in natura dal decreto ministeriale 28 novembre 2019.
A decorrere dalla fine del predetto periodo transitorio, risulterà applicabile l’agevolazione di cui al citato articolo 83, commi 1 e 2, a tutti gli enti che si qualificano quali “ETS” che si iscrivono nel predetto RUNTS.
A tal fine, i soggetti interessati dovranno presentare “apposita domanda” utilizzando la modulistica disponibile sul portale del RUNTS ai sensi dell’articolo 34 comma 3 del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 15 settembre 2020.

Spese per test diagnostici SARS-coV-2: comunicazione al sistema tessera sanitaria

Con la Risposta n. 416 del 18 giugno 2021, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non ricorre l’obbligo di trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata, in relazione alle spese sostenute dai pazienti per test di laboratorio per la ricerca del virus SARS-coV-2, da parte dell’ente di diritto pubblico con compiti di sanità pubblica, veterinaria e alimentare, inserito nella rete dei laboratori della Regione per l’emergenza Covid-19, che però sia privo dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria o socio-sanitaria sugli esseri umani.

Al fine di permettere l’elaborazione della dichiarazione c.d. precompilata, è previsto che i soggetti che erogano servizi sanitari per i quali e consentita la deduzione o la detrazione della spesa (aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i policlinici universitari, le farmacie, pubbliche e private, i presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri) sono tenuti ad inviare al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle prestazioni erogate, ai fini della loro messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.
Sono altresì obbligate alla trasmissione dei dati, le strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari e non accreditate.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si intendono «strutture autorizzate»: «le strutture di cui all’art. 1, comma 949, lettera a) della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge Stabilità 2016), autorizzate ai sensi dell’art. 8-ter del decreto legislativo n. 502 del 30 dicembre 1992 e dell’art. 70, comma 2 del decreto legislativo n. 193 del 2006, nonché la farmacia interna all’Associazione nazionale fra mutilati e invalidi di guerra autorizzata ai sensi del regio decreto legislativo 25 maggio 1946, n. 422.
In particolare, secondo la disciplina in materia sanitaria, l’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie da parte di strutture pubbliche e private sono subordinate ad autorizzazione, che presuppone il possesso dei requisiti minimi, strutturali, tecnologici e organizzativi stabiliti con atto di indirizzo e coordinamento dalla regione territorialmente competente.
Pertanto, devono ritenersi escluse dall’obbligo di trasmissione dei dai al Sistema Tessera Sanitaria ai fini dell’elaborazione della dichiarazione pre-compilata le strutture che erogano prestazioni sanitarie senza la corrispondente autorizzazione.
In particolare, precisa l’Agenzia delle Entrate, con riferimento alle spese sanitarie relative ai test di laboratorio per la ricerca del virus SARS-coV-2, devono ritenersi escluse dall’obbligo di comunicazione dei dati al Servizio Tessera Sanitaria per la predisposizione della dichiarazione pre-compilata, le strutture che svolgono l’attività di sicurezza sanitaria in materia alimentare che, mediante provvedimento d’urgenza, siano state inserite nella rete dei laboratori per effettuare i test Covid-19, ma non siano in possesso dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria o socio-sanitaria sugli esseri umani. Ciò in quanto non rientrano tra le “strutture autorizzate” individuate dalle disposizioni che disciplinano la comunicazione al Sistema Tessera Sanitaria.
Le autorizzazioni con le quali la Regione ha incluso dette strutture nella rete dei laboratori abilitati ai test Covid-19, infatti, costituiscono provvedimenti di urgenza per il solo periodo dell’emergenza epidemiologica, allo scopo di garantire maggiore tempestività nell’esecuzione dei test per la ricerca del virus SARS CoV-2, pertanto non sono riconducibili ad una autorizzazione ad effettuare prestazioni diagnostiche su persone concessa secondo le modalità disciplinate dalle succitate disposizioni legislative.

Via libera alla Certificazione verde COVID-19

L’Italia anticipa la diffusione del documento digitale che rende più semplice l’accesso ad eventi e strutture in Italia e che faciliterà dal 1° luglio gli spostamenti in Europa (MEF – Comunicato 17 giugno 2021, n. 123)

 

Prende il via in Italia la Certificazione verde COVID-19, il documento gratuito, in formato digitale e stampabile, che facilita nel nostro Paese la partecipazione ad eventi pubblici (come fiere, concerti, gare sportive, feste in occasione di cerimonie religiose o civili), l’accesso alle residenze sanitarie assistenziali e lo spostamento in entrata e in uscita da territori eventualmente classificati in “zona rossa” o “zona arancione”.
La certificazione contiene un QR Code che ne verifica autenticità e validità. Il documento attesta una delle seguenti condizioni: la vaccinazione contro il Covid-19, l’esito negativo di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle ultime 48 ore o la guarigione dall’infezione. A tutela dei dati personali, il QR Code della certificazione andrà mostrato soltanto al personale preposto per legge ai controlli.
Con l’attivazione della piattaforma nazionale realizzata e gestita da Sogei, a partire da giovedì 17 giugno, i cittadini potranno iniziare a ricevere le notifiche via email o sms con l’avviso che la certificazione è disponibile e un codice per scaricarla su pc, tablet o smartphone. L’invio dei messaggi e lo sblocco delle attivazioni proseguirà per tutto il mese di giugno, e sarà pienamente operativo dal 28 giugno, in tempo per l’attivazione del pass europeo prevista per il 1° luglio.
La Certificazione verde COVID-19 si potrà visualizzare, scaricare e stampare su diversi canali digitali:
– sul sito dedicato www.dgc.gov.it
– sul sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale www.fascicolosanitario.gov.it/fascicoli-regionali
– sull’App Immuni
– e presto sull’App IO
In caso di difficoltà, o indisponibilità, nell’uso di strumenti digitali, saranno coinvolti medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti che hanno accesso al sistema Tessera Sanitaria. Dal 1° luglio la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come Eu digital COVID certificate e renderà più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell’Unione europea e dell’area Schengen.
Per tutte le informazioni è disponibile il sito www.dgc.gov.it e il Numero Verde della App Immuni 800.91.24.91, attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20.

Le regole per accedere al bonus acqua potabile

Definiti i criteri e le modalità di fruizione del credito d’imposta per l’acquisto e l’installazione di sistemi utili a migliorare la qualità dell’acqua da bere in casa o in azienda e ridurre, di conseguenza, il consumo di contenitori di plastica (art. 1, co. 1087 e 1089, L. n. 178/2020). Vengono approvati il modello di “Comunicazione delle spese per il miglioramento dell’acqua potabile” e le relative istruzioni, che i contribuenti devono trasmettere all’Agenzia delle entrate dal 1° al 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui hanno sostenuto la spesa, ai fini del riconoscimento del bonus fiscale (Agenzia Entrate – provvedimento 16 giugno 2021, n. 153000).

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto, allo scopo di razionalizzare l’uso dell’acqua e ridurre il consumo di contenitori di plastica, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022 per l’acquisto e l’installazione di sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare finalizzati al miglioramento qualitativo delle acque per il consumo umano erogate da acquedotti.

Il credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche nonché ai soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni e agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore, per le persone fisiche non esercenti attività economica, a 1.000 euro per ciascuna unità immobiliare e, per gli altri soggetti, a 5.000 euro per ciascun immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale.

Con il provvedimento n. 153000/2021 vengono definiti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa complessivo, pari a 5 milioni di euro per ciascun anno.

In particolare:
– viene stabilito che i soggetti che intendono avvalersi del credito d’imposta devono comunicare all’Agenzia delle entrate l’ammontare delle spese agevolabili sostenute nell’anno precedente;
– è prevista la presentazione delle comunicazioni nel periodo dal 1° febbraio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese;
– viene individuata la misura del credito d’imposta fruibile, che è pari all’importo del credito indicato nella comunicazione validamente presentata moltiplicato per la percentuale ottenuta dal rapporto tra il limite complessivo di spesa e l’ammontare complessivo del credito d’imposta risultante da tutte le comunicazioni validamente presentate;
– è prevista la pubblicazione, entro il 31 marzo di ciascun anno, sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, del provvedimento del Direttore della medesima Agenzia con il quale è resa nota la misura percentuale del credito d’imposta spettante.

I termini di presentazione della comunicazione sono fissati nell’anno successivo a quello di realizzazione degli interventi, al fine di assicurare a tutti i destinatari della misura agevolativa di accedere al beneficio, anche se in misura ridotta rispetto a quella prevista dalla norma qualora l’ammontare complessivo del credito d’imposta derivante dalle comunicazioni validamente presentate risultasse superiore alle risorse stanziate per ciascun anno, e di ottimizzare l’impiego delle risorse stanziate.

Vengono inoltre individuate le modalità di utilizzo del credito d’imposta, prevedendo che lo stesso sia utilizzabile:
– dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle spese agevolabili e in quelle successive fino a quando non se ne conclude l’utilizzo ovvero in compensazione tramite modello F24;
– dai soggetti diversi da quelli di cui al punto precedente, in compensazione tramite modello F24.

Superbonus: integrazione attestato di congruità delle spese a fine lavori

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di interventi di riqualificazione e trasformazione di fabbricati residenziali, mediante demolizione e ricostruzione, che prevedano anche il miglioramento sismico di due classi di rischio, è possibile fruire del “superbonus” in luogo del “sismabonus”. Qualora prima dell’inizio dei lavori non sia stata presentata l’attestazione di congruità delle spese prevista dalla disciplina agevolativa del “superbonus” è comunque possibile fruire dell’agevolazione, purché detta attestazione sia prodotta entro la fine dei lavori. (Risposta 16 giugno 2021, n. 410).

Quesito

In relazione a lavori di riqualificazione e trasformazione di alcuni fabbricati residenziali, tramite demolizione, ricostruzione e recupero con sagoma diversa e con volume e superficie inferiore, per i quali sono stati assolti gli adempimenti per fruire del cd. “Sismabonus”, è possibile optare per il cd. “Superbonus”, integrando la modulistica con le ulteriori dichiarazioni asseverative previste ai fini del Superbonus, nonostante i lavori siano già iniziati?

Risposta

Il cd. “Decreto Rilancio” (art. 119, D.L. n. 34/2020 e successive modifiche e integrazioni) ha previsto la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2023 (con distinzioni in base alla tipologia di contribuente e alla percentuale di lavori realizzati) nella misura del 110 per cento delle spese stesse a fronte di specifici interventi finalizzati alla efficienza energetica (ivi inclusa la installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici), nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici effettuati su unità immobiliari residenziali (cd. “Superbonus”).
Le disposizioni in materia di Superbonus si affiancano a quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (art. 14, D.L. n. 63/2013 – cd. Ecobonus) nonché per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (art. 16, D.L. n. 63/2013 – cd. Sismabonus).
Gli interventi per i quali è possibile fruire del Superbonus sono distinti in “trainanti o principali” e “trainati”. Questi ultimi, ai fini del Superbonus, devono essere realizzati congiuntamente ai primi.
Tra gli interventi “trainanti o principali” sono ricompresi anche gli interventi antisismici e di riduzione del rischio sismico, per i quali è possibile fruire del cd. “sismabonus”.
Ai fini del Superbonus l’intervento deve riguardare edifici o unità immobiliari “esistenti”, non essendo agevolati gli interventi realizzati in fase di nuova costruzione. Pertanto, l’agevolazione spetta anche a fronte di interventi realizzati mediante demolizione e ricostruzione inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia”. Considerato che la qualificazione delle opere edilizie spetta al Comune o altro ente territoriale competente, in sede di rilascio del titolo amministrativo che autorizza i lavori, ai fini del Superbonus occorre, pertanto, che dal suddetto documento amministrativo risulti che l’intervento rientri nella ristrutturazione edilizia.
In particolare nell’ambito degli interventi “trainanti”, il Superbonus spetta a fronte del sostenimento delle spese per interventi di messa in sicurezza statica delle parti strutturali di edifici nonché di riduzione del rischio sismico degli edifici stessi. Più precisamente, si tratta di interventi relativi all’adozione di misure antisismiche realizzati su edifici ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, incluse le parti comuni di edifici in condominio.
Ai fini delle agevolazioni Sismabonus e Superbonus l’efficacia degli interventi in termini di riduzione del rischio sismico deve essere asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, della direzione dei lavori delle strutture e del collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali.
A differenza del Sismabonus, però, ai fini del Superbonus le asseverazioni del progettista e del direttore dei lavori devono contenere anche l’attestazione di congruità delle spese.
Onde evitare la proliferazione di adempimenti la modulistica è stata adeguata in modo da poterla utilizzare sia per il “Sismabonus” che per il “Superbonus” procedendo a cassare e/o non compilare le parti delle asseverazioni che non attengono alla specificità del regime fiscale adottato.
Cronologicamente, l’asseverazione del progettista è formulata all’atto del progetto e quindi deve essere trasmessa nel momento in cui viene presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA o al Permesso di Costruire, allo sportello competente stabilito dalle normative regionali. Tale asseverazione deve essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
A fine lavori il direttore dei lavori assevera l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, e il collaudatore statico, se la tipologia d’intervento ne richiede la presenza, attesta l’avvenuta riduzione del rischio sismico.
Riepilogando, ai fini del Superbonus:
– l’asseverazione del progettista, che contiene anche la dichiarazione relativa alla congruità delle spese, deve essere consegnata allo sportello competente stabilito dalla normativa regionale, prima dell’inizio dei lavori;
– l’attestazione del direttore dei lavori deve essere consegnata allo sportello di cui sopra al termine dei lavori, insieme agli eventuali stati di avanzamento, dallo stesso prodotti, ed all’attestazione del collaudatore statico, quando presente.

Ne consegue che, ai fini del Superbonus, l’attestazione della congruità delle spese dovrebbe essere prodotta prima dell’inizio dei lavori.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’inserimento dell’attestazione di congruità delle spese nel modello di asseverazione risponde ad una semplificazione degli adempimenti e, conseguentemente, la mancanza della stessa al momento in cui è stata presentata la pratica edilizia relativa alla SCIA, non dovrebbe pregiudicare l’accesso al Superbonus.
Considerato che l’asseverazione riguardante l’avvenuta riduzione di rischio sismico della costruzione, in coerenza con quanto previsto dal progetto, è redatta alla fine dei lavori, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora l’attestazione della congruità delle spese non sia stata allegata alla pratica edilizia prima dell’inizio dei lavori, è possibile effettuare tale adempimento successivamente, purché entro la fine dei lavori.

Nel caso esaminato, dunque, considerato che è stata presentata allo sportello unico insieme alla SCIA, l’asseverazione del progettista di riduzione del rischio sismico di due classi, deve ritenersi ammessa la fruizione del Superbonus in luogo del Sismabonus, purché entro la fine dei lavori sia prodotta anche l’attestazione della congruità delle spese.

Aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini

Nell’ambito del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa sono state aggiornate le FAQ riguardanti il Fondo Gasparrini (ABI – Lettera circolare 16 giugno 2021, n. 1909)

Per tutti gli eventi previsti dalla normativa, i mutuatari possono sospendere il mutuo se hanno già fruito di un’altra sospensione del mutuo?

Sì, se il mutuo ha ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate, è possibile richiedere una nuova tranche di sospensione per il periodo massimo di 18 mesi da usufruire in non più di due volte;
Sì, ma solo per il complemento a 18 mesi (esempio 12 mesi nel caso in cui si sia fruito di 6 mesi di sospensione) nel caso in cui il mutuo NON abbia ripreso, per almeno 3 mesi, il regolare ammortamento delle rate.
NOTA BENE: condizione indispensabile per la presentazione di una richiesta di sospensione è che l’evento ipotesi si sia verificato nei tre anni antecedenti la richiesta di ammissione al beneficio.

Posso fruire dei 18 mesi di sospensione del mutuo per più di due periodi?

Sì, solo nel caso in cui l’evento ipotesi sia relativo alla sospensione del lavoro e alla riduzione del lavoro per almeno 30 giorni, la sospensione del mutuo può essere reiterata senza limiti di volte per un massimo di 18 mesi, fermo resto restando quanto previsto sopra dall’altra faq.

Pubblicate le norme sull’e-commerce

Nella G.U. n.141 del 15 giugno 2021, è stato pubblicato il D. Lgs. 25 maggio 2021, n. 83, recante il recepimento degli articoli 2 e 3 della direttiva (UE) 2017/2455 del Consiglio del 5 dicembre 2017 che modifica la direttiva 2006/112/CE e la direttiva 2009/132/CE per quanto riguarda taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni e della direttiva (UE) 2019/1995 del Consiglio del 21 novembre 2019 che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le disposizioni relative alle vendite a distanza di beni e a talune cessioni nazionali di beni. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle operazioni, disciplinate dallo stesso, effettuate a partire dal 1° luglio 2021.

Cessioni di beni facilitate dalle interfacce elettroniche

Le cessioni di beni relative a:
– le vendite a distanza intracomunitarie di beni di cui all’articolo 38-bis, commi 1 e 3, del D.L. n. 331/1993, e le cessioni di beni con partenza e arrivo della spedizione o del trasporto nel territorio dello stesso Stato membro a destinazione di non soggetti passivi, effettuate da soggetti passivi non stabiliti nell’Unione europea;
– le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o da paesi terzi, di cui all’articolo 38-bis, commi 2 e 3, del D.L. n. 331/1993, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro,
si considerano effettuate dal soggetto passivo che facilita le stesse tramite l’uso di un’interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi.
Il soggetto passivo che facilita tramite l’uso di un’interfaccia elettronica le cessioni di beni di cui sopra si considera cessionario e rivenditore di detti beni.
Le cessioni di beni da parte di un soggetto passivo che si considera cessionario e rivenditore di detti beni, nonché le cessioni dei medesimi beni nei confronti di detto soggetto passivo, si considerano effettuate e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui è accettato il pagamento del corrispettivo.
I soggetti passivi che facilitano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di cessionari o di committenti non soggetti passivi d’imposta tramite l’uso di una interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, conservano per un periodo di dieci anni, a partire dal 31 dicembre dell’anno in cui l’operazione è stata effettuata, la documentazione relativa a tali cessioni o prestazioni. La documentazione è fornita per via elettronica, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri dell’Unione europea nei quali le operazioni si considerano effettuate.

Regime speciale per la dichiarazione e il pagamento dell’IVA all’importazione

I soggetti che presentano i beni in dogana per conto della persona alla quale gli stessi sono destinati, tenuta al pagamento dell’imposta, possono assolvere gli obblighi in materia d’IVA per le importazioni di beni, esclusi i prodotti soggetti ad accisa, la cui spedizione o il cui trasporto si concludono nello Stato, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, per le quali non è applicato il regime speciale.
Relativamente alle importazioni di beni effettuate nel mese di riferimento, i soggetti che si avvalgono del regime speciale presentano una dichiarazione mensile dalla quale risulta l’ammontare dell’imposta riscossa presso le persone a cui i beni sono destinati. La dichiarazione è presentata in formato elettronico entro il termine di versamento dell’imposta riscossa.
L’imposta riscossa nell’ambito del regime speciale è versata mensilmente entro il termine di pagamento del dazio all’importazione.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale conservano la documentazione relativa alle importazioni. La documentazione deve essere sufficientemente dettagliata al fine di consentire la verifica della correttezza dell’imposta dichiarata e, su richiesta, è fornita in formato elettronico alle autorità di controllo fiscale e doganale.
I beni importati nell’ambito del presente regime speciale sono assoggettati all’aliquota IVA ordinaria. La persona alla quale i beni sono destinati può optare per la procedura di importazione per avvalersi dell’aliquota IVA ridotta, se prevista.

Regime speciale per la vendita a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi

I soggetti passivi domiciliati nel territorio dello Stato o ivi residenti che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea che dispongono di una stabile organizzazione nello Stato e i soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea non stabiliti in alcuno Stato membro dell’Unione europea, per l’assolvimento degli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto, relativi a tutte le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, ad eccezione dei beni soggetti ad accisa, in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 euro, possono identificarsi in Italia. I soggetti passivi stabiliti in paesi terzi, che non dispongono di una stabile organizzazione nello Stato, esercitano l’opzione tramite un unico rappresentante fiscale appositamente nominato ai fini del regime speciale, tranne che siano stabiliti in un paese terzo con il quale l’Unione europea ha concluso un accordo di assistenza reciproca di portata analoga alla direttiva 2010/24/UE del Consiglio e al regolamento (UE) n. 904/2010 ed effettuino vendite a distanza di beni provenienti da tale paese terzo. I soggetti diversi da quelli di cui al periodo precedente possono esercitare l’opzione direttamente o mediante un unico rappresentante fiscale appositamente nominato.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi, dichiarate ai sensi del presente regime speciale, la cessione si considera effettuata e l’imposta diviene esigibile nel momento in cui il pagamento è accettato.
I soggetti che si avvalgono del regime speciale sono dispensati dagli obblighi di cui al titolo II del decreto IVA; qualora sia emessa fattura si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti del DPR n. 633/1972.
L’opzione è esercitata mediante richiesta all’Agenzia delle entrate, la quale comunica al soggetto richiedente il numero di identificazione attribuito per l’applicazione del regime speciale in questione. Nel caso in cui un soggetto passivo disponga di una stabile organizzazione anche in un altro Stato membro dell’Unione europea, l’opzione non può essere revocata prima del termine del secondo anno successivo a quello del suo esercizio.
La richiesta è presentata prima di iniziare ad avvalersi del presente regime speciale e contiene almeno le seguenti indicazioni:
a) per le persone fisiche, il cognome e il nome ed eventualmente la ditta; per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la ragione sociale, la denominazione;
b) indirizzo postale, indirizzi elettronici, inclusi i siti web;
c) numero di identificazione IVA o di codice fiscale attribuito dallo Stato di residenza o domicilio, se previsto.
Il rappresentante fiscale comunica le informazioni per se stesso e per ogni soggetto rappresentato; per il soggetto rappresentato, comunica, inoltre, il numero individuale di identificazione allo stesso attribuito per l’applicazione del presente regime speciale.
Le variazioni dei dati sono comunicate all’Agenzia delle entrate.
I soggetti identificati sono esclusi dal regime speciale se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) comunicano, direttamente o tramite rappresentante fiscale, di non effettuare più vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi;
b) si può altrimenti presumere che la loro l’attività di vendita a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi sia cessata;
c) non soddisfano più i requisiti necessari per avvalersi del presente regime speciale;
d) persistono a non osservare le norme relative al presente regime speciale;
e) il rappresentante fiscale comunica di non agire più in loro nome e per loro conto.
Il rappresentante fiscale è escluso dal presente regime speciale se:
a) per due trimestri civili consecutivi non ha agito come rappresentante fiscale di un soggetto che si avvale del presente regime speciale;
b) non soddisfa più le condizioni necessarie per agire in qualità di rappresentante fiscale ai fini del presente regime speciale;
c) persiste a non osservare le norme relative al presente regime speciale.
I soggetti che hanno esercitato l’opzione presentano per ciascun mese, entro la fine del mese successivo a quello al quale la dichiarazione si riferisce, anche in mancanza di operazioni, una dichiarazione dalla quale risultano:
a) il numero di identificazione IVA attribuito per l’applicazione del presente regime;
b) l’ammontare delle vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi per le quali l’imposta è diventata esigibile nel mese di riferimento, distintamente per ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente e suddiviso per aliquote, al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
c) le aliquote applicate nello Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente;
d) l’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto, suddiviso per aliquote, spettante a ciascuno Stato membro di arrivo della spedizione o del trasporto dei beni a destinazione dell’acquirente.
La dichiarazione può essere modificata con una successiva dichiarazione presentata entro tre anni dalla data in cui doveva essere presentata la dichiarazione iniziale, che indichi il pertinente Stato membro in cui l’imposta è dovuta, il periodo di imposta e l’importo dell’imposta sul valore aggiunto in relazione ai quali sono richieste le modifiche.
Per le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi il cui corrispettivo è fissato in valuta diversa dall’euro, in sede di redazione della dichiarazione è utilizzato il tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea l’ultimo giorno del periodo d’imposta al quale si riferisce la dichiarazione o, in mancanza, quello del primo giorno successivo di pubblicazione.
Il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione è effettuato entro il termine per la presentazione della dichiarazione medesima.
I soggetti che si avvalgono del presente regime speciale:
– conservano la documentazione delle relative operazioni fino alla fine del decimo anno successivo a quello di effettuazione delle medesime e la forniscono in formato elettronico, su richiesta, all’amministrazione finanziaria e alle autorità fiscali degli Stati membri ove le operazioni sono state effettuate;
– non possono detrarre dall’imposta dovuta quella relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni; l’imposta relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato può essere in ogni caso chiesta a rimborso. Detti soggetti passivi possono esercitare il diritto alla detrazione relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni di beni effettuati nel territorio dello Stato, qualora spettante, dall’ammontare dell’imposta applicata alle operazioni effettuate nell’ambito delle attività non assoggettate al regime speciale svolte dai soggetti passivi stessi.
Il valore in euro dell’importazione è determinato in base al tasso di cambio pubblicato dalla Banca centrale europea del primo giorno lavorativo d’ottobre, con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Definizione di vendite a distanza

Per vendite a distanza intracomunitarie di beni si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, a partire da uno Stato membro diverso da quello di arrivo della spedizione o del trasporto a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Per vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi si intendono le cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni, da un territorio terzo o paese terzo con arrivo della spedizione o del trasporto in uno Stato membro dell’Unione europea a destinazione di persone fisiche non soggetti d’imposta o a destinazione dei soggetti nei cui confronti sono effettuate cessioni non imponibili, ovvero, con esclusione dei beni soggetti ad accisa, a destinazione di cessionari, soggetti passivi o non soggetti passivi, che non sono tenuti ad applicare l’imposta sugli acquisti intracomunitari e che non hanno optato per l’applicazione della stessa.
Le suddette disposizioni non si applicano:
a) alle cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
b) alle cessioni di beni da installare, montare o assiemare a cura del fornitore o per suo conto nello Stato di arrivo della spedizione o del trasporto.